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Reido – Anātman (Aesthetic Death, 2019) di Giuseppe Grieco

L’inizio dei Reido, band doom metal proveniente dalla Bielorussia, va ricercato nel 2002. In tutti questi anni il gruppo ha proceduto molto lentamente, pubblicando solo nel 2006 il primo disco F:\all e, dopo aver combattuto col problema della lineup interna, dando alle stampe nel 2011 Minus Eleven, il loro secondo disco. Dopo ciò, il silenzio. I Reido decidono di fermarsi e per sette anni non si sa più nulla di loro. Ora però il silenzio è stato rotto, e per l’Aesthetic Death esce Anātman, il terzo sudato lavoro. Il disco è suddiviso in sei tracce, per circa sessanta minuti…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 4.88 ( 4 voti)
L’inizio dei Reido, band doom metal proveniente dalla Bielorussia, va ricercato nel 2002. In tutti questi anni il gruppo ha proceduto molto lentamente, pubblicando solo nel 2006 il primo disco F:\all e, dopo aver combattuto col problema della lineup interna, dando alle stampe nel 2011 Minus Eleven, il loro secondo disco.

Dopo ciò, il silenzio. I Reido decidono di fermarsi e per sette anni non si sa più nulla di loro. Ora però il silenzio è stato rotto, e per l’Aesthetic Death esce Anātman, il terzo sudato lavoro.

Il disco è suddiviso in sei tracce, per circa sessanta minuti di musica. Le radici del gruppo sono ancora ben presenti: ritroviamo un massiccio doom metal, incastonato in una corazza sludge molto pastosa. Troviamo, come prevedibile, solo due pezzi della durata di una classica canzone, ovvero l’iniziale Deathwave, bel pezzo strumentale, e la traccia omonima, caratterizzata da un synth spaziale e siderale e da un interessante spoken word.

Le altre tracce sono di lunga durata, come da prassi nel genere, e rientrano pienamente nei canoni del doom. Ritmi rallentati, batteria granitica, batteria e basso monolitici. Anātman si sforza di emergere dalla massa degli album appartenenti al genere, senza riuscirci appieno. Ma lo sforzo c’è, ed è sicuramente encomiabile.

Ad impreziosire il disco, in definitiva riuscito seppure non molto originale, troviamo dei testi misticheggianti e piuttosto ricercati, contenuti nel booklet del disco, curato dalla sapiente mano di Vladimir Smerdulak Chebakov, che ha fatto davvero un bel lavoro per quanto riguarda il design complessivo del CD.

Tracklist:

  1. Deathwave
  2. The Serpent’s Mission
  3. Dirt Fills My Mouth
  4. Liminal
  5. Anātman
  6. Vast Emptiness, No Holiness


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