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Algiers – There’s No Year (Matador, 2020) di Gianni Vittorio

Sottovalutare questa band di Atlanta è un errore imperdonabile. Sì, perché gli Algiers  hanno i mezzi per stupire anche chi non è avvezzo al loro genere musicale. Il loro terzo disco, prodotto da Randall Dunn e Ben Greenberg, dimostra di muoversi con naturalezza all’interno di un gospel/rock ricco di citazioni importanti. Innanzitutto la voce potente di Franklin è davvero un'arma in più per una band che costruisce sound molto particolare. C'è di tutto, gospel-rock, elettronica, punk, soul e altro ancora. La matrice del gruppo americano è certamente il gospel, ma qui rivisitato in chiave elettronica. La prima parte dell’album…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Conclusione : Rivoluzionari

Voto Utenti : Puoi essere il primo !

Sottovalutare questa band di Atlanta è un errore imperdonabile. Sì, perché gli Algiers  hanno i mezzi per stupire anche chi non è avvezzo al loro genere musicale. Il loro terzo disco, prodotto da Randall Dunn e Ben Greenberg, dimostra di muoversi con naturalezza all’interno di un gospel/rock ricco di citazioni importanti.

Innanzitutto la voce potente di Franklin è davvero un’arma in più per una band che costruisce sound molto particolare. C’è di tutto, gospel-rock, elettronica, punk, soul e altro ancora. La matrice del gruppo americano è certamente il gospel, ma qui rivisitato in chiave elettronica.

La prima parte dell’album è caratterizzato da un tris di pezzi iniziale, in cui primeggia l’inno infuocato di Dispossession, poi il percorso cambia direzione e ci porta ad una normalizzazione sonora, alternando brani soul/jazz con tinte noir ricchi di tensione (Wait For The Sound) e corrosive ballate (We Can’t Be Found). Ci sono anche incursioni wave come l’ipnotica Repeating Night, e qui la chitarra di Tesche a guidare in modo sontuoso il ritmo del brano che ci parla di temi legati all’ambiente (“this is the reaping of the cold wind”). Su tutte prevale la stupenda Chaka, ammiccante, con quel sax e i suoni industrial che ti lacerano il cervello e ti portano in posti lontani. Anche la sezione ritmica è sempre in prima linea, arricchita dalla presenza importante dell’ex Bloc Party Tong Il finale del disco lascia spazio alla furia punk di Void, dando vita ad un muro del suono che, partendo dal soul, lo tritura annientandolo del tutto.

L’innegabile bravura degli Algiers sta soprattutto nel far coesistere il suono morbido e l’heavy, il morbido ed il tagliente, il caldo ed il gelido. Un’ orgia di suoni davvero notevole. E la stampa specializzata non può non dargli il giusto peso.

Tracklist:

1. There Is No Year
2. Dispossession
3. Hour of the Furnaces
4. Losing is Ours
5. Unoccupied
6. Chaka
7. Wait for The Sound
8. Repeating Night
9. We Can’t Be Found
10. Nothing Bloomed

 

 

 

 

 


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