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Claudio Simonetti’GOBLIN @The Factory, Verona (testo Alessandro Masetto, foto Rose Profeta)

 Sabato 8 Febbraio 2020, Anno nuovo, vita nuova! È proprio un caro, vecchio “detto popolare”, mai passato di moda e  sempre attuale  che calza perfettamente a pennello anche nel caso della  nuova sede del Factory di S.Martino Buon Albergo, a due passi dal capoluogo scaligero, che per questa nuova apertura stagionale inaugura il suo nuovo percorso artistico col il botto, ospitando niente di meno una delle icone e figure storiche  per eccellenza delle colonne sonore dei film horror italiani, ovvero i GOBLIN del Maestro Claudio Simonetti. Esistono ancor oggi, (a onor del vero), dopo svariate reunion e scioglimenti nella loro quasi quarantennale storia di vita, molte reincarnazioni dei GOBLIN, ma questa è sicuramente oggi la più credibile, completa e rappresentativa tra tutte quelle in circolazione. Il celebre compositore, si avvale infatti della collaborazione di musicisti di tutto rispetto che lo aiutano ad alzare il tasso tecnico notevolmente. Con grande merito, e con la giusta riconoscenza per i tanti anni di dura gavetta alle spalle, vengono scelti i grandi metal/prog DARK AGES di Verona, capitanati dall’inossidabile veterano Simone Calciolari, come gruppo spalla. In apertura i WATERSHAPE di Vicenza, anch’essi dediti a un hard/prog a tinte più “moderne” dei colleghi sopracitati, che ci intratterranno molto piacevolmente per la mezz’oretta circa a loro disposizione. Prima di addentrarmi nel racconto di questa serata galattica, fatemi spendere due parole per Il Factory e per Matteo Baroni, Carola e Bruce che sbattendosi come dei dannati in questi mesi, credendoci, e mettendoci la faccia e investendo molti quattrini, hanno reso possibile tutto questo a Verona. Un locale davvero molto  bello, accogliente, molto ampio e con un acustica pressoché perfetta da ogni angolazione e con suoni mai invasivi  e fastidiosi, supportato da un palco ampio e  super professionale, spazioso, e dotato di un’illuminazione ottimale, tutte componenti che hanno reso questa serata davvero memorabile, oltre al valore indiscusso degli artisti che si sono esibiti ovviamente! Avanti così ragazzi!

 

WATERSHAPE  

 

Anche se posizionati in prima serata (in orario quasi di cena), la cornice di pubblico che accompagna la loro esibizione rompighiaccio del nuovo Factory, è già più che considerevole, raggiungendo almeno le cento/centocinquanta unità presenti. I numeri dicono che si arriverà ad una capienza massima di oltre trecento paganti, molti giunti appositamente solo per i GOBLIN, che giungeranno in tarda serata. E devo dire che chi ha fatto questo tipo di ragionamento, ha commesso pure un grave errore, perché i vicentini WATERSHAPE si sono dimostrati una band molto valida ed affiatata, fautori di un hard/ prog che trova le radici tra i Rush e i King Crimson, per poi modernizzarsi con il sound più recente, che trova ispirazione tra i solchi dei dischi dei Leprus e degli Haken. Cinque i pezzi proposti in questa occasione, (tutti estratti dal loro unico album finora uscito, ovvero “Perceptions”),  dove nonostante l’evidente emozione tangibile nel volto dei cinque Rockers, si è “percepito” (per fare un simpatico gioco di parole), che c’è veramente  talento nella loro musica, e che sicuramente riusciranno in futuro a dare un seguito ancor più incisivo al loro percorso artistico. Mirko Marchesini (detto Minkio) non ha bisogno di molte presentazioni per chi frequenta  e bazzica i locali rock Veneti .. chitarrista eccentrico, fantasioso e versatile, quanto minimalista ed essenziale, con pennate messe sempre al posto giusto e  al momento giusto, senza voler mai strafare. Ottimo pure l’apporto vocale del bravo Nicolò Cantele, che interpreta i pezzi eseguiti con personalità, senza tentare di emulare o scimmiottare qualcuno  in particolare, cosa non semplice da riscontrare a livello underground. Completano la sezione ritmica Cingano e Tresca, rispettivamente basso e batteria. L’apporto del tastierista Marchiotto, risulta determinante nella creazione della atmosfera ipnotiche della band, che non passano certamente inosservate. “Alienation Deal” e “Cosmic Box#9” si sono distinte e fatte particolarmente apprezzare, mentre “Puppets Gathering”, è risultata la più convulsa e di maggior difficile assimilazione. Se proprio devo cercare il pelo sull’uovo e smuovere una critica ai Watershape, la individuerei in una troppa staticità sul palco, dove dovrebbero migliorarsi dal punto di vista del coinvolgimento, forse fin troppo concentrati a non sbagliare, o forse un po’ troppo emozionati (comprensibilissimo). Ma al di là di questa piccola “critica”, prestazione complessiva eccellente e promossi a pieni voti!

 

 

DARK AGES  

 

Dicevamo in prefazione di Simone Calciolari, uno dei grandi guru del rock veronese …Conosciuto e stimato chitarrista/compositore, in sella ai DARK AGES dal lontano 1982, che oltre a  che esserne il  fondatore ed il massimo esponente, è sicuramente colui che all’interno della band,  ha visto più di tutti mutare la pelle alla propria creatura, e in parte anche il sound della prog metal/rock band scaligera, che assimila oggi nel suo sound una varietà di influenze, che vanno dai Genesis ai Dream Theater, dai Deep Purple alla PFM, toccando in certi frangenti pure le sfumature progressive dei GOBLIN stessi, di cui si fregeranno stasera di aprire per loro. La linfa portata dai nuovi innesti, ha giovato non poco si DARK AGES, contribuendo a dare quel qualcosa in più alla loro proposta, sia in termini strettamente musicali che da un punto di vista dell’immagine visiva stessa, più briosa e sprintosa che in passato. Il talentuoso Roberto Roverselli alla voce ha conferito quel cambio di marcia atteso forse per troppo tempo, virtù   sfociata prepotentemente nel tempo,  dando i raccolti del frutto nell’ultimo  splendido, studio album, “A Closer Look”, il più maturo e senza dubbio riuscito lavoro della loro intera discografia. Il giovane vocalist , anche stasera, si conferma in stato di grazia e in forma smagliante, muovendosi, intrattenendo e interagendo con il  pubblico, che ora si è fatto via via molto più consistente. La sua  uguola  potente, a tratti vagamente epic/metal, si mette in luce soprattutto durante l’esecuzione di “The Anthem” e di “A Closer Look”, che sono due estratti in scaletta del disco omonimo stesso già sopracitato del  2017. Su Calciolari c’è ben poco ancora da aggiungere…fondatore, mente creativa, compositore, chitarrista dei Dark Ages… direi che può bastare! Angela Busato è (a mio parere) il vero “acquisto”, il valore aggiunto dei “nuovi Dark Ages”, perché copre un ruolo chiave nell’economia del gruppo, orchestrando con le tastiere il sound dirigendone le linee melodiche di tutti gli altri componenti, oltre peraltro risultare essere un ottimo supporto vocale, sommato ad una piacevole, aggraziata ed elegante presenza. Non certo trascurabile il lavoro ritmico del fratello di Angela, Carlo Busato , e di Gaetano Celotti al basso, musicisti di indiscutibile sostanza  ed esperienza. Oltre ai brani sentiti  da “A Closer Look”, vengono estrapolati pure altri due classici dall’ambiziosa rock opera “Teumman Part.1/2”, rispettivamente “Oath” e la splendida “Chasm”, forse l’apice compositivo più alto dei DARK AGES. C’è spazio pure per un inedito, ancora misteriosamente senza titolo, che andrà a comporre molto presumibilmente nuovo materiale di un nuovo capitolo  (a quanto capito) già in fase di studio. Un brano che non si discosta molto dal loro classico prog dell’ultimo periodo, dove le tastiere diventano (giustamente) sempre più protagoniste e determinanti. Il giusto premio ai DARK AGES è finalmente giunto, e per affinità di genere erano sicuramente tra i più meritevoli delle nostre bands locali a meritarsi questo premio, quello cioè di condividere lo stessi palco con il Maestro Simonetti. Una band che avrebbe meritato (forse)  molto di più di quanto raccolto, minata da molti cambi di line-up che nel tempo ne hanno rallentato inevitabilmente l’attività live e in studio. Ma ora, finalmente, che i cocci si sono  rimessi a posto,  la band  sta rivivendo ora  una seconda giovinezza, prendendosi la giusta  rivincita col tempo perso, con sempre maggiori motivazioni e convinzioni, tutte doti che sapranno (ne’ siamo certi ) tradurre con brillante continuità in futuro. Immortali!

 

 

Claudio Simonetti’s GOBLIN  

 

Facciamo un gioco.. alzi la mano chi non conosce questi classici film dell’Horror italiano, diretti dal grande regista Dario Argento… PROFONDO ROSSO, OPERA, DEMONI, LA CHIESA, IL CARTAIO… Immagino che tutti (o pochissimi) ne siano ignari.. ebbene, allora di conseguenza, direttamente o indirettamente, volutamente o meno, avete sentito le musiche “terrificanti” del Maestro Simonetti, composte appositamente a tema come colonne sonore. In questa freddina  serata di inizio febbraio, le sue tastiere infernali sono il giusto mood  per riscaldarci e infiammarci a dovere, accompagnandoci e trasportandoci alle  porte dell’Inferno, attraverso un vorticoso ed affascinate viaggio ipnotico  nel tempo. I GOBLIN sono una band attiva da metà anni 70, che ha subito molti cambi line-up in tutti questi anni, producendo anche un sacco di musica propria e non solo al servizio della cinematografia. Da una costola di essi, nasce infatti la proposta attuale di Simonetti, che ne ricalca fedelmente e coerentemente quel vecchio spirito dannato e malefico, avvalendosi di musicisti di tutto rispetto.  E in effetti, se oggi abbiamo assistito a qualcosa di memorabile nel tempo, oltre che all’indiscusso talento del maestro   protagonista principale, il merito del successo va sicuramente ed equamente condiviso con la band che lo accompagna e supporta, dove davvero non ci sono “comparsate”, ma solo ed unicamente tanta sostanza e classe, dove tutti si distinguono individualmente nella loro arte creativa. Cecilia Nappo, oltre che essere una vera dominatrice del palco, coinvolgente e  dalle movenze trascinanti , e’ essenzialmente una bassista tecnicamente ineccepibile, dotata di gran talento, precisa nella battuta e sempre perfettamente a tempo. Bruno Previtali con la sua chitarra tesse vere e proprie trame progressive, che incalzano perfettamente le tastiere del Maestro, in modo armonico e robusto, senza perdersi mai in noiosi assoli fine a se’ stesso, ma al contrario, caricando di calore infernale  i pezzi. Federico Marangoni invece, è il classico batterista poco appariscente magari, che non si dimena troppo per far notare la sua presenza, preferendo l’essenzialità e la precisione di battuta  alle peripezie circensi di altri batteristi..un vero metronomo, compatto ed efficace, che con Cecilia Nappi crea una sezione ritmica roboante. Sul grande  Maestro Simonetti cosa possiamo ancora  aggiungere invece ? Un genio creativo, compositore, esecutore, musicista, strumentista,  e (a sorpresa) anche nell’insolita veste di intrattenitore pure! Sono stati davvero graditi e inaspettati dai fans accorsi,  i simpatici  siparietti scherzosi  fuori programma  con cui Claudio ha  interagito con il numeroso pubblico presente, confermando la sempre  valida teoria che dietro un grande artista ci deve sempre stare in primis un grande uomo. Con “Brain Zero One”, “Mater Lacrimarum” i Goblin iniziano scaldare l’atmosfera del Factory, ma è con il “Cartaio” , “Demons”, “E suono Rock” e la celebre “Roller” che iniziano ad alzarsi alte le  fiamme dell’inferno, per poi catapultarci in un suggestivo mental vortex  con”Dawn Of The Dead”, “Non Ho Sonno”, “Zombi” ed “Opera”, dove il clima di terrore creatosi, associato in modo immaginario alla pellicola in questione, diventa inevitabile. Dario Argento sara’ ricordato a vita per il suo genio indiscusso, ma altrettanto indiscutibile resterà il fatto che questi memorabili cult horror rimarranno tali ed eternamente vivi nel cinema italiano, grazie alle musiche del Maestro Simonetti… non ci piove su questo! “Suspiria”, “Tenebre”, “Phenomena “ altri tre capolavori immortali giustamente tributati e inseriti  in scaletta, prima del gran finale dove “Profondo Rosso” (forse il film di maggior successo di Argento), viene collocato in una “suite speciale” in versione deluxe (come il vinile RED in vendita nel fornitissimo banchetto della merchandising degli amici nonché partner dell’evento GiGi e Alessio della Etrurian Legion), che comprendeva  ben quattro estratti, che mandano in delirio tutto  e fatto sobbalzare   anche i bicchieri vuoti di birra sui tavolini .. “Deep Shadows”, “Mad Puppet”, “Death Dies” e  naturalmente la super classica  conclusiva  “Profondo Rosso”! I GOBLIN hanno suonato instancabilmente per quasi due ore, senza risparmiarsi, divertendosi davanti a una platea davvero  numerosa accorsa da molte province del nord  Italia, e sopra ogni più rosea aspettativa. L’allungamento extra time del concerto, la dice lunga anche sul fatto di come i GOBLIN si siano trovati a proprio agio e piacevolmente colpiti dal Factory. La disponibilità infine  di tutti i grandi protagonisti dei Goblin, prestarsi  ancora stremati e sudati  a  fine concerto nel backstage per foto e autografi, con tutti quelli che lo desideravano,  attestano maggiormente la mia tesi.. “Signori si nasce, musicisti si diventa”! Long Live GOBLIN!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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