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Gran Torino – Secondo Tempo (Autoproduzione, 2019) di Luca Vannini

I Gran Torino, a dispetto del nome, vengono da Bologna e anche se non glielo abbiamo chiesto direttamente crediamo non guidino neanche la vecchia Ford omonima. Il loro nome infatti è legato al celebre film di Clint Eastwood e ascoltando la loro musica effettivamente se ne comprendono le ragioni: benché le trame siano diverse rispetto a quella del film, l’aspetto drammatico è sempre alla base dei testi di questa band, che cerca di comprendere e di riassumere in parole semplici la complessità dei rapporti sociali e delle cose che avvengono nel mondo in cui viviamo. Con il loro secondo…

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I Gran Torino, a dispetto del nome, vengono da Bologna e anche se non glielo abbiamo chiesto direttamente crediamo non guidino neanche la vecchia Ford omonima. Il loro nome infatti è legato al celebre film di Clint Eastwood e ascoltando la loro musica effettivamente se ne comprendono le ragioni: benché le trame siano diverse rispetto a quella del film, l’aspetto drammatico è sempre alla base dei testi di questa band, che cerca di comprendere e di riassumere in parole semplici la complessità dei rapporti sociali e delle cose che avvengono nel mondo in cui viviamo.

Con il loro secondo disco, intitolato proprio Secondo tempo, siamo musicalmente su un terreno a metà strada tra il rock alternativo e il pop rock, con qualche leggera nota di elettronica che tenta di aggiornare la formula riuscendoci solo in parte. Le parti vocali sono complesse e sfruttando le potenzialità di una voce potente (quella di Daniele Berni, che è anche batterista del duo) si risolvono spesso in versi urlati e carichi di tormento, mentre intorno impazzano chitarre distorte e ritmi travolgenti.

Gli arrangiamenti sono il vero punto di forza di questa band, perché riescono a sorreggere la scrittura nei punti in cui necessita di più vigore così come sanno ridurre al minimo l’invasione sonora quando si cerca maggior intimità. In questo modo, benché il disco tenda prevalentemente a liberare momenti di angoscia e di malinconia, i brani si alternano con un’ottima dinamica senza far mai perdere l’attenzione. I momenti più interessanti si scatenano all’inizio, con il singolo Che fine vuoi? e la successiva Sei ore ma molto interessante anche la title-track. Più trascurabile il brano Costa caro, che comunque evidenzia la capacità della band di scrivere pezzi melodici ma con melodie del tutto insolite e dai risvolti inaspettati.

Data l’attitudine mainstream della band probabilmente manca ancora la “hit” memorabile, quella che entra in testa subito e stenta ad andarsene, ma dato che il percorso di questa band si può definire ancora agli inizi (essendo questo il loro secondo album), è possibile che se vorranno confermare questa direzione la “canzone della vita” arriverà presto.

Tracklist:

  1. Che fine vuoi?
  2. Sei ore
  3. Abbracciami
  4. Costa caro
  5. Differenze
  6. Secondo tempo
  7. Colpa tua, colpa mia
  8. Alto volume
  9. Le vere domande


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