Home / Dischi / Indianizer – Nadir (Edison Box, 2019) di Paolo Guidone

Indianizer – Nadir (Edison Box, 2019) di Paolo Guidone

Questa settimana, cari lettori di Relics Controsuoni, vi proponiamo i torinesi Indianizer, recente e promettente novità della scena underground nazionale. Il quartetto piemontese ha da poco pubblicato il proprio ultimo disco Nadir, che idealmente conclude una trilogia inaugurata da Neon Hawaii (2015) e proseguita con Zenith (2018). Caratteristiche principali della loro musica è il sincretismo, sia linguistico che musicale:  il quartetto torinese infatti canta le proprie canzoni in inglese, spagnolo e creolo, con curiosi sconfinamenti addirittura nello spagnlish; anche i ritmi sono il risultato di commistioni tra cadenze ritmiche latine e disco music tipicamente medio-orientale. L’album è stato pensato come…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Voto Utenti : Puoi essere il primo !
Questa settimana, cari lettori di Relics Controsuoni, vi proponiamo i torinesi Indianizer, recente e promettente novità della scena underground nazionale.

Il quartetto piemontese ha da poco pubblicato il proprio ultimo disco Nadir, che idealmente conclude una trilogia inaugurata da Neon Hawaii (2015) e proseguita con Zenith (2018).

Caratteristiche principali della loro musica è il sincretismo, sia linguistico che musicale:  il quartetto torinese infatti canta le proprie canzoni in inglese, spagnolo e creolo, con curiosi sconfinamenti addirittura nello spagnlish; anche i ritmi sono il risultato di commistioni tra cadenze ritmiche latine e disco music tipicamente medio-orientale.

L’album è stato pensato come trasposizione di una performance live e ciò è subito evidente dal fatto che il suono è volutamente ruvido e opaco, da presa diretta, e poi anche perché risulta impossibile resistere alla tentazione di alzare notevolmente il volume dello stereo e cominciare ad ondeggiare – o ballare, per chi ne è capace – al ritmo ipnotico dei vari brani.

Il gusto mediorientale di alcuni brani degli Indianizer, infatti, con la sua ripetizione delle battute ritmiche fino ad una piccola successiva, e quasi impercettibile, aggiunta di uno nuovo suono o strumento, dona alla fine una struttura a spirale del brano: sale lentamente ma inesorabilmente, in modo ipnotico, come le spire di un cobra che esce dalla cesta al suono del fachiro. Le atmosfere che troviamo in Nadir sono piene di energia, di forza vitale, anche se contemporaneamente dalle tinte eteree, impalpabili, a volte cupe; essi riescono sapientemente a coniugare l’uso dell’overdrive su chitarra elettrica, sintetizzatore e batteria acustica, con musicalità complessive ariose e ambient, altre volte invece dai toni decisamente più cupi.

Chiudendo gli occhi durante l’ascolto e lasciandosi trasportare dal ritmo, è facile immaginarsi in volo su di affollati e caleidoscopici suq circondati da raggi laser, sotto un cielo plurilunare alla Star Wars; in altri brani leziosi personaggi dall’abbigliamento paradossalmente caraibico paiono intenti a sorseggiare da noci di cocco mentre vengono trasportati da tappeti volanti.

Surreale, questa è la parola.

I 6 brani che compongono l’album sono piuttosto differenti tra loro, eppure l’album mantiene un propria coerenza che permette un facile e piacevole ascolto integrale del disco, tutto d’un fiato.

Unica vera pecca di questo disco, secondo noi di Relics, è però la mancanza di una vera ed originale chiave di lettura dell’opera, che forse troppo facilmente fa leva sui ritmi orecchiabili ed incalzanti a discapito dell’originalità artistica e dell’esecuzione tecnica: un disco un po’ ruffiano, senza offesa, che sa di poter piacere un po’ a tutti e dunque di ciò si accontenta senza ulteriori slanci d’ambizione.

Nadir è in definitiva un lavoro davvero molto piacevole e che stimola la curiosità di qualsiasi buon ascoltatore di musica, ottimo per stupire i vostri amici a cena che vi chiederanno “chi sono?”, ma nel prossimo futuro ci aspettiamo dagli Indianizer un po’ più di personalità ed ambizione artistica, per poter confermare il loro talento di cui si ha già chiaro sentore, ma che non è ancora maturato appieno: possono diventare “qualcuno” nello scenario underground internazionale, ma manca loro un ultimo passo.

Da tenerli d’occhio.

Tracklist:

1. New Millennium Labyrinth
2. Reyna Querida
3. Sin Cleopatra
4. Horoscopic (Saturn returns)
5. Ka Ou Fe?
6. Aya Puma


Commenti

Click here to connect!