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Snow Ghosts – A Quiet Ritual (Houndstooth, 2019) di Gianni Vittorio

A Quiet Ritual degli Snow Ghosts è il disco (il terzo) della raggiunta maturità per la band inglese. Il lavoro, durato circa due anni, è un vero e proprio percorso che attraversa sonorità gotiche dark. Si parte da una base elettronica per finire con l’inserire strumenti classici e moderni, tra cui i violini, ma soprattutto il “carnyx”, un corno di cinghiale celtico (risalente addirittura all’età del ferro). I testi rimandano a riti pagani, alla mitologia e al tema della morte in generale. Ed è esattamente la commistione di suoni analogici o antichi con il digitale a dare maggiore caratura…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

Conclusione : Per cuori malinconici

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A Quiet Ritual degli Snow Ghosts è il disco (il terzo) della raggiunta maturità per la band inglese. Il lavoro, durato circa due anni, è un vero e proprio percorso che attraversa sonorità gotiche dark. Si parte da una base elettronica per finire con l’inserire strumenti classici e moderni, tra cui i violini, ma soprattutto il “carnyx”, un corno di cinghiale celtico (risalente addirittura all’età del ferro). I testi rimandano a riti pagani, alla mitologia e al tema della morte in generale. Ed è esattamente la commistione di suoni analogici o antichi con il digitale a dare maggiore caratura alla band. Molti sono i brani da segnalare ed il livello è spesso molto elevato.

Si passa da Keening, dai forti richiami ancestrali per via dell’uso di fanfare ed al carnyx, al brano Rip, nel quale un riff acido si contrappone ai fiati sempre presenti, quasi una continuazione dell’opener. Heavy heart è molto più serena, ed è possibile apprezzare nel suo splendore la voce soave di Hannah Cartwright. Si prosegue con Horizon, pezzo dai tratti marcatamente gotici, che si avvale anche di una sezione di archi di alto profilo. L’elettronica si manifesta maggiormente in alcune canzoni come nella bella Ribage.

L’arrangiamento è spesso curato nei minimi dettagli. La seconda parte del progetto, pur non aggiungendo molto rispetto alla prima parte va rimarcata per l’omogeneità di fondo che ne deriva.
Il risultato è un sound etereo, di matrice folktronica, che alterna momenti di quiete a passaggi più esplosivi. Notevole la sezione orchestrale che fa contraltare alla drum machine.

Tracklist:

  1. Keening
  2. Rip
  3. Heavy Heart
  4. Horizon
  5. Spinners
  6. Ribcage
  7. Black Widow
  8. Surrender
  9. Tear Your Eyes
  10. Threnody
  11. Wraith
  12. Silence


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