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Intervista a Pol Paxx per Relics Controsuoni

Abbiamo incontrato Pol Paxx, rocker storico del panorama underground italiano. Songwriter, bassista, chitarrista e vocalist ha militato in diverse band a partire dagli anni 70 e ci racconta, con dovizia di particolari, uno spaccato di quegli anni. Le emozioni e l’evoluzione della musica fino ai giorni nostri.

– Ciao Pol benvenuto su Relics. Parlaci del tuo nuovo progetto…
Ho cominciato a fare musica negli anni 70 e da allora ho sempre fatto parte di garage bands con le quali abbiamo dato il nostro contributo al vastissimo panorama underground italiano. Ora ho deciso di mettere a frutto la mia esperienza ed avviare un mio progetto solista, ripartendo dal genere che più mi emoziona, il rock delle origini, dove il blues, il pop e la psichedelia si unirono al rock’n’roll per formare quel sound che avrebbe ispirato la musica degli anni successivi.

– Perché questo trucco bianco? Come nasce il bisogno di creare un personaggio?
Il trucco bianco è una metafora della maschera che indossiamo quando vogliamo mostrare agli altri una versione di noi che non è quella reale, tentando di ingannare il nostro interlocutore nascondendo ciò che siamo veramente, oppure quando mentiamo a noi stessi raccontandoci bugie in cui spesso crediamo. A volte la mettiamo per difenderci dalla scomoda realtà di tutti i giorni, dalla vita che siamo costretti a vivere quando invece vorremmo viverne un’altra.
Più che per il bisogno di creare un personaggio, utilizzo il trucco per attirare l’attenzione sui messaggi che invio con le mie canzoni.

– La tua musica è molto rock! Raccontaci le tue origini e come sei evoluto nel corso degli anni.
Quando ho iniziato a suonare nelle mie prime bands, erano i primi anni 70. La TV in Italia aveva solo due canali Rai in bianco e nero, dove la musica alternativa era quasi inesistente. Alla radio qualcosa cominciava a muoversi ma non era mai abbastanza. Per noi ragazzini squattrinati era dura procurarsi i dischi dei nostri eroi di allora. Per fortuna c’era l’amico che a casa aveva l’impianto stereo, così ci si riuniva, ognuno portava i dischi che era riuscito a procurarsi e si passavano intere giornate a suonare dietro ai vinili. Poi nel 73 uscì ‘The Dark Side of the Moon’ dei Pink Floyd che per la mia band di adolescenti divenne un vero e proprio culto che ci portò al primo live. Organizzammo un grande concerto coinvolgendo varie bands locali e si fece il pienone in un salone pubblico con oltre mille spettatori. Negli anni 70 i posti dove suonare non erano molti ma riuscimmo ad avere ugualmente una discreta attività live. Iniziai così a scrivere le mie prime canzoni, seguendo con le mie bands, le tendenze dei vari periodi, il pop psichedelico, il prog, il punk, la new wave, fino alla costituzione nell’87 dei Macho Camacho, un power trio col quale nel 1989 raggiungemmo la ribalta nazionale con un genere misto latin pop rock. Fu un fuoco di paglia ma servì per tenerci uniti per molti anni.

– Tu hai una lunga carriera alle spalle, che parte dagli anni 70. Quali sono le differenze tra quel mondo e l’attuale panorama musicale?
E’ cambiato tutto, nel senso che il mondo musicale in quel periodo storico era un mezzo di coesione tra i giovani per portare avanti le idee di cambiamento sociale che erano emerse vigorosamente negli anni 60, non per niente il rock veniva definito “musica giovanile”, anche se in realtà all’epoca veniva chiamato Pop e solo verso fine decennio la denominazione virò in Rock per distinguerlo dalla musica mainstream. Dagli anni 80 in poi il rock subì una omologazione e un’inglobamento nell’universo dei vari generi e sottogeneri, fino a perdere la sua specificità. Sono passati vari decenni da allora e la musica oggi è per lo più un passatempo da ascoltare in auto o sullo smartphone, fa parte della vita di ognuno come lo sono tante altre cose. Ma non lo dico con accezione negativa, è normale che sia così. La musica ha sempre fatto parte della storia dell’umanità e ha rappresentato nelle varie epoche significati diversi.

– Parlando di Pol Paxx non possiamo non parlare delle Stone Angels, com’è nato questo sodalizio artistico?
E’ nato per la realizzazione del video del mio primo singolo Bad Woman. Volevo portare avanti un messaggio riguardante il triste problema della violenza sulle donne e le Stone Angels erano perfette per questo perché è una rock band tutta al femminile, costituita da donne forti e decise, che non temono il confronto e non si fanno mettere i piedi in testa da nessuno. Hanno apprezzato la mia iniziativa e sono state felici di dare il loro contributo.

– Sappiamo che qualcosa bolle in pentola. State registrando nuovi brani? Cosa accadrà nel breve termine…?  

Dopo aver realizzato il video, con le Stone Angels è nata l’idea di collaborare ad altre canzoni che potrebbero vedere la luce in un prossimo futuro. Se ci sarà l’occasione potrebbe anche esserci qualche uscita live insieme, ma solo per occasioni speciali, perché suonare dal vivo non rappresenta al momento una mia priorità. Per ora voglio dedicarmi alla composizione e alla registrazione di canzoni che definiscano il mio nuovo percorso, affiancando quest’attività alla presenza sui social che permettono anche ai musicisti underground come me di comunicare ad un vasto pubblico, cosa che negli anni 70 non potevamo neanche lontanamente immaginare. E’ il bello della tecnologia!


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