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Intervista ai Silent Fires, a cura di Giuseppe Grieco

L’ascolto di Forest, disco del collettivo Silent Fires, era stato uno dei più inattesi del passato 2019. L’alchimia tra musica e spiritualità, elettronica e strumenti acustici aveva molto incuriosito Giuseppe, che si era ripromesso di scambiare qualche domanda all’insolita formazione. Dopo aver contattato Alessandro Sgobbio, il pianista italiano che in tale progetto suona, le sue domande hanno avuto le relative risposte. Ecco a voi i Silent Fires.

Salve ragazzi, siamo felici di avervi qui su Relics. Innanzitutto, come è nato il gruppo?

Buongiorno! Silent Fires nasce come collettivo di musicisti attivi all’interno della Norwegian Music Academy (Norges Musikkhøgskole) di Oslo – città nella quale ci siamo esibiti per la prima volta alla fine del 2016. Con questo progetto abbiamo successivamente effettuato diversi concerti anche in Francia, Germania, Portogallo, Italia – presentando un repertorio originale che è diventato il fulcro del nostro primo album Forests. Da un paio d’anni condividiamo il palco con la danzatrice Synne Garvik, ormai componente ufficiale del gruppo.

Parlateci delle vostre esperienze in solitaria.

Ciascuno di noi persegue il proprio micro/macrocosmo di incisioni discografiche, concerti, produzioni, e relative referenze (jazz, folk, elettronica e quant’altro). Si tratta di storie e esperienze artistiche molto variegate, anche geograficamente. Una ricchezza di idee e stimoli che rimettiamo in circolo quando ci ritroviamo assieme sul palco o in studio di registrazione. Vi invitiamo a visitare i nostri siti personali per maggiori approfondimenti, e soprattutto per ascoltare questi nostri universi paralleli.

Il sound di Forest è molto complesso, come è nato questo vostro primo disco?

Il sound del disco (registrato nella primavera del 2018 presso il magnifico studio Artesuono di Stefano Amerio) si è sviluppato in maniera organica e naturale, in un clima di libertà creativa e fiducia reciproca. In studio abbiamo effettuato pochissime versioni di ogni brano, in modo da salvaguardarne spontaneità e freschezza. Siamo molto contenti del risultato finale.

La spiritualità sembra un elemento molto importante per voi. Parlatecene più a fondo

È sicuramente un elemento perno del nostro repertorio, e un’opportunità per affrontare una riflessione estremamente interessante sulle possibilità meditative e qualitative di ogni singolo suono (scritto, estemporaneo, acustico, elettronico) emesso all’interno del nostro racconto musicale a più voci. In una formazione ibrida come la nostra, è vitale poter mantenere un certo equilibrio tra energia globale e intenzione personale. La qualità dell’ascolto – interiore e reciproco – diventa un parametro decisivo, e in questo senso la pratica musicale trova un terreno di interazione con diversi aspetti legati al tema della spiritualità. Il discorso è ovviamente ampio, e meriterebbe altri spazi. Speriamo che l’ascolto di Forests possa incuriosire e invitare ad un maggiore approfondimento personale (e collettivo) di questo tipo di tematiche.

Consigli su come ascoltare la vostra musica?

Proponiamo volentieri il consiglio di una nostra spettatrice parigina: ascoltare la nostra musica sdraiati, con gli occhi rigorosamente chiusi. Ascolti solitari o collettivi – entrambi altamente consigliati!

Quali artisti vi hanno influenzati di più?

Tantissimi, è praticamente impossibile citare tutti. Abbiamo tratto ispirazione da alcune letture dei Salmi, dei commentari alle lettere di Paolo, unitamente a diverse pubblicazioni di Simone Weil, René Guénon, Maya Angelou, Ortega y Gasset, Gershom Scholem, Iosif Brodskij, W. B. Yeats…

Anche in ambito musicale la lista sarebbe infinita: menzioniamo qui Misha Alperin, Nils Petter Molvær, Sidsel Endresen, Björk, Arnold Schönberg, Arvo Pärt, Anouar Brahem, Christian Wallumrød – oltre a numerosi ascolti di musica classica indiana, musica folk (norvegese e non) e molto altro.

Come impostate le vostre esibizioni live?

Proponiamo una nostra ricetta nella quale coesistono scrittura, improvvisazione e estro personale. Il connubio musica-danza è un’ulteriore fonte di ispirazione per nuovi respiri, silenzi e crescendi. In questo senso, ogni concerto è un’occasione unica per migliorarci e sperimentare.

Qualche anticipazione sulle uscite future? 

Tutto è ancora top secret, ma possiamo dirti che abbiamo già materiale sufficiente per registrare un secondo album. Ti terremo aggiornato e invitiamo il vostro pubblico a seguirci sul web (www.silentfires.com) per futuri aggiornamenti!

 


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