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Intervista ai The Gentlemens, a cura di Giuseppe Grieco

 

I The Gentlemens sono un trio composto da Paolo Fioretti (voce, chitarra), Giordano Baldoni (chitarra), Daniele Fioretti (Batteria, Voce) e proveniente da un piccolo paesello in provincia di Ancona. Nel 2019 hanno rilasciato il nuovo album Triage, per questa occasione Giuseppe Grieco ha posto ai tre ragazzi qualche domanda.

  1. Salve Gentlemens, benvenuti su Relics Controsuoni! A quanto ci risulta vi siete formati nel 2004, volete raccontarci come è nato il gruppo?

Grazie per averci invitato.

Diciamo che come tutte le nascite, il concepimento è sempre un po’ confuso e il parto decisamente caotico.

Abbiamo trascorso i primi anni della band percorrendo più che altro una scena locale e pubblicando due EP autoprodotti senza mai chiederci dove volevamo andare.

Poi nel 2013 abbiamo cambiato formazione, ci siamo chiusi in sala prove e abbiamo registrato Less said the Better. Pur sempre autoprodotto, siamo andati in giro per l’Italia intensificando la nostra attività live e terminando le copie del disco.

Abbiamo quindi pubblicato Hobo-fi prodotto dall’etichetta Area Pirata Records con la collaborazione della band livornese APPALOOSA. Siamo andati per la prima volta in tour europeo portando le nostre distorsioni anche nei buchi più tetri di Svizzera, Francia, Spagna e Germania.

Nel 2019 è uscito Triage prodotto con nostro grande orgoglio dall’etichetta berlinese Hound Gawd! Records (Jim Jones revue, Morlocks, ecc…) e distribuito da Rough Trade.

Siamo ancora in giro per Italia ed Europa a promuovere l’album ma nel frattempo stiamo decidendo di rientrare in studio e registrare il nostro prossimo lavoro.

  1. Punk, blues, noise… cosa vi spinge a suonare questo tipo di musica così “sanguigna”?

Anzitutto crediamo che non si decide, o almeno non si debba decidere a tavolino che tipo di musica bisogna suonare. La musica è una forma di comunicazione strettamente personale e per questo deve essere distante dai cliché e imposizioni di settore.

Sicuramente il genere viene dettato in primo luogo dalle nostre influenze e dalle nostre radici musicali. I primi istinti che ci hanno dato l’imprinting per essere ora la band che siamo.

In secondo luogo è sicuramente dovuto ad una necessità di dover comunicare con questo tipo di musica e attitudine che come hai detto tu può essere “etichettata” come punk/blues/noise, un certo grado di energia, un certa misura di euforia e caos e perché no, anche un certo tipo di violenza che nel nostro caso è costituito dai feedback e dalle distorsioni dei nostri amplificatori.

Riflettendoci su, riteniamo che tutto questo sia dettato dalla voglia di (s)muovere il nostro pubblico a prendere una posizione. A saltare, ad urlare a fare un passo avanti o un passo indietro. A rimanere sotto il palco o ad andarsene.

Oggi c’è una certa necessità di compiacere tutti. Questo avviene in tutti i campi e la musica non ne fa eccezione… basta ascoltare quello che esce dalla radio o vedere le copertine dei magazine di settore. La musica deve essere più omologata possibile e raggiungere il più vasto pubblico possibile; dal bambino alla nonna davanti alla televisione. Ovviamente questo è dettato dai meccanismi di commercio musicale che a nostro avviso non hanno nulla a che fare con la musica. Ci si appiattisce più che si può rinunciando a qualsiasi tipo di carattere e personalità affinché tutto risuoni familiare e ascoltabile.

Noi vogliamo distinguerci da tutto questo e dire “noi siamo questi e se non vi piace potete andarvene.” Ascoltateci e prendete una posizione. È una sorta di educazione culturale e politica.

  1. Nel 2019 è uscito il vostro disco Triage, come avete vissuto questa pubblicazione?

Riteniamo che Triage sia il disco della nostra maturazione musicale da più punti di vista. Dal punto di vista della composizione delle canzoni, della composizione dei testi e anche della produzione del disco.

Inoltre, come detto prima, abbiamo avuto la grande fortuna di pubblicare il disco per l’etichetta berlinese HoundGawd! Records con la distribuzione Rough Trade e questo ci ha permesso di avere una promozione più internazionale dell’album finalizzando ciò che volevamo.

  1. Con quale spirito vivete i vostri tour per l’Italia? Qual è il rapporto con i fan?

Siamo tre fratelli (due di sangue) e questo ci permette molto di parlare e riflettere sulla tabella di marcia. Ognuno ha il proprio ruolo e tutti si fidano ciecamente delle decisioni dell’altro.

In questo modo viviamo i nostri tour sia in Italia che all’estero con estrema concentrazione. Facciamo ogni concerto, dal club più piccolo a quello più grande, come fosse l’unica e l’ultima possibilità di esibirci e arrivare a quel pubblico.

Questa è la nostra maniera di essere sinceri, coerenti e concreti con la musica che suoniamo, con le nostre canzoni e con il nostro pubblico. Non parliamo di fan. Non siamo nella posizione di averne né nell’arroganza di pretenderli. Abbiamo una piccola fetta di pubblico di cui andiamo orgogliosi.

  1. Avete qualche giudizio sul panorama musicale intorno a voi?

In parte ti abbiamo risposto prima.

Ripetiamo: secondo il nostro punto di vista c’è un appiattimento generale e ci sono mode che si cavalcano e che durano un paio di anni per poi tramontare.

Ad onor del vero questo succede in tutti i panorami musicali di ogni paese. Ma l’Italia è un paese particolare e anomalo come sappiamo bene e se negli altri paesi ci sono gli artisti “mainstream”, esistono altresì scene minori che sono seguite ed attive a livello nazionale e internazionale con numeri altissimi di pubblico. Pensiamo solo a Jack White che oggi riesce a fare numeri pari agli artisti Pop americani.

Questo è una grande perdita per tutto il panorama musicale italiano e per la cultura italiana perché si perde la passione, la voglia di incontrarsi in sala prove, sudare e cercare di tirare fuori una canzone. Si alimenta invece tutto quel mondo fatto di luci, palchi da stadio e successo con la “S” maiuscola. Quel successo effimero che solletica l’ego e ti uccide strangolando la tua personalità in meno di un secondo.

  1. Potete farci qualche anticipazione sul futuro della band?

Da non molto tempo è uscito in anteprima su Rolling Stone l’ultimo video-singolo –OUT OF HERE- estratto dal nostro ultimo disco Triage. È un bellissimo video girato dal nostro regista di fiducia Michele Formica e se non lo avete visto, FATELO SUBITO.

Stiamo finendo di registrare due nuove canzoni che pubblicheremo in un 7” molto presto e torneremo in tour europeo i primi di maggio.

Il futuro sarà sempre più intenso e ne siamo felici.

 


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