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Michele Piano – Nïnde (Autoproduzione, 2020) di Giuseppe Grieco

Che fascino, la desolazione. Il paesaggio disabitato, libero dalla presenza ingombrante dell’uomo, congelato in sé stesso, è uno dei soggetti che spesso cattura l’attenzione di che si rivolge a questo tipo di immagine romantica. Non fa eccezione Michele Piano, pianista e compositore pugliese classe 1990, che ad un mondo simile si rifà per il suo primo disco. E a questa terra desolata ha dato anche un nome: Nïnde. Visto che di musica di parla e precisamente del filone ambient, verrebbe subito da pensare allo stile dark ambient decadente tipico di artisti quali Raison d’être o il nostrano NERATERRÆ, tanto…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 3.65 ( 1 voti)
Che fascino, la desolazione. Il paesaggio disabitato, libero dalla presenza ingombrante dell’uomo, congelato in sé stesso, è uno dei soggetti che spesso cattura l’attenzione di che si rivolge a questo tipo di immagine romantica. Non fa eccezione Michele Piano, pianista e compositore pugliese classe 1990, che ad un mondo simile si rifà per il suo primo disco. E a questa terra desolata ha dato anche un nome: Nïnde.

Visto che di musica di parla e precisamente del filone ambient, verrebbe subito da pensare allo stile dark ambient decadente tipico di artisti quali Raison d’être o il nostrano NERATERRÆ, tanto per fare due nomi. Invece no, Michele sceglie un altro tipo di approccio compositivo, che si distacca da quella visione oscura per abbracciare invece quella luminosa e quasi sacrale come quella di Brian Eno, di Steve Reich e degli Stars Of The Lid. Per la descrizione dello stile lascio la parola allo stesso artista: “Con Nïnde voglio richiamare, attraverso lunghe melodie e sonorità elettroniche, un ambient minimale alla ricerca di un’armonia che va a rifarsi alla forma “corale”. Ho utilizzato per scelta compositiva elementi armonici primordiali, frutto di molti studi contrappuntistici; considero infatti accordi di 3 – 4 note sintesi perfetta tra armonia e melodia. L’utilizzo di loop è molto frequente e per certi versi ciclico, ricordando la figura del cerchio che per me rappresenta lo stato primitivo della natura uniforme e trasparente. Nïnde è un mondo disabitato e vuoto e all’essere umano non è permesso accedervi, forse perché già reso inabitabile in passato da qualcuno. Una terra statica dove è ancora presente l’eco di quei suoni che rivivono attraverso una successione continua e invariabile di eventi”.

Dei grossi nomi a cui fa riferimento Michele trae la sua centralità per la melodia, non la monumentalità (e non è per forza un difetto). Nïnde sorge lentamente dalla title-track iniziale, sfociando in un sentimento che è malinconico, ma non drammatico. Il mondo sta molto meglio senza gli esseri umani, lo confermano la tranquillità di Mitta e della sesta traccia in chiusura, rimandanti a un Rafael Anton Irisarri snellito e più positivo. Qualche segno di squilibrio c’è, lo ritroviamo nella tensione elettronica di Fuci Copi e Vileno (Rural Live), ma è una distorsione passeggera, che si risolve da sé.

Michele sa in che direzione andare, la sua via è salda e sicura. Con Nïnde ci ha dimostrato che l’uomo non è necessario, può esservi una realtà senza di lui. Quale sarà il suo prossimo monito? Siamo curiosi di scoprirlo.

Tracklist:

  1. Nïnde
  2. Fuci Copi
  3. Mitta
  4. Nïnde pt. 2
  5. Vileno (Rural Live)
  6. Oro12 + Palmegane Reca (Bonus Track)


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