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REAL RELICS #15 – C’era una volta il Fosch Fest… (di Luca Battaglia)

Era il lontano 2011… quando chi vi scrive e altri 3 scalmanati decisero di fare 800 e passa chilometri in 24 ore.

Tutto questo per andare in un paesino ai piedi dei monti orobici, Bagnatica, per assistere alla seconda edizione del Fosch Fest, ignari di come quell’evento ci avrebbe cambiato letteralmente la vita e il modo di vivere un concerto.

Attraverso Relics voglio raccontarvi la mia esperienza e quella di almeno diverse migliaia di ragazzi che in quegli anni invadevano pacificamente Bagnatica, con lo stupore dei suoi abitanti.

Nato nel 2010 dall’idea di pochi per unire molti, un gruppo di volontari e le band del posto (i Folk Stone sopra tutti) diedero vita a un piccolo festival, che si svolgeva in un piazzale cementato che in quei giorni di luglio era un vero e proprio forno.

Gli anni passavano e il festival prendeva vita cavalcando l’onda del successo del folk e medieval metal, fino a diventare un riferimento importante nel panorama europeo dei festival estivi. Le giornate di musica aumentavano e il fosch cominciava a mostrare le spalle larghe, e di conseguenza si era creata la necessità di avere una zona camping. Da lì niente fu più lo stesso in quel paesino inghiottito dalle montagne orobiche.
Il campeggio era l’anima pulsante di tutto il Fosch.

Centinaia di persone accalcate nel campetto dell’oratorio, che si abbracciavano, cantavano e godevano della sola voglia di fare casino insieme. Birra calda, strumenti musicali improvvisati e tanto rumore erano la routine delle notti che intervallavano una giornata di musica all’altra. Si erano addirittura create delle figure mitologiche: dal Vichingo Zanca che si faceva coraggio con la grappa per entrare la sera a pulire i bagni, al ragazzo che i miei amici avevano rinominato “il tacchino”, per quel suo modo particolare di ridere. Per motivi di afflusso e di  blasfemia diffusa si decise poi di spostare il campeggio dalla chiesa al campo sportivo del paese, ma il ritornello non cambiava, il motivo ricorrente era sempre lo stesso e raggiunse il suo apice con il gran torneo di giostra medievale a cavallo di carrelli della spesa.
A far da cornice a questo splendido quadro poi c’erano i concerti, gli orizzonti di genere del festival si erano oramai dischiusi e non ci si limitava più a cornamuse e flauti. Gruppi del calibro di Satyricon e At the gates, Kampfar e Carcass calcavano sempre più spesso il palco di questa splendida realtà e il pubblico cresceva e cresceva.
Poi d’improvviso la fiamma vitale del Fosch si spense pian piano, per molteplici motivi, organizzativi per lo più, permessi mancanti per alcuni comportamenti indecorosi dei partecipanti piuttosto che piani di finanziamento attraverso l’acquisto di biglietti che non andarono bene.
Il Fosch morì così, in silenzio come era arrivato, racchiudendo nella sua memoria centinaia di risate, litri di sudore e birra scadente, cori sotto gli stand e quella ospitalità rude che si manifestava tra una grappa offerta e un ideale calcio in culo se qualcuno esagerava.
Il Fosch, seppur in silenzio, morì da eroe, incidendo pagine nel cuore e nelle menti di migliaia di ragazzi che ancora oggi tengono vivo il gruppo su Facebook tra aneddoti e memorie, rendendo quasi omaggio a un caduto…nella speranza che quel silenzio si possa rompere di nuovo un giorno vicino o lontano.

Grazie Bagnatica, grazie Fosch Fest, allo staff, ai volontari e grazie a chiunque abbia contribuito anche solo a un momento di quei giorni ormai “memorie di passato ardor”.
Ecco un piccolo assaggio su Yt di quello che significava partecipare al Fosch:


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