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Daniele Paganelli – Diario di una voce distorta (Ludovico Van Teatro, 2019) di Mr. Wolf

Diario di una voce distorta di Daniele Paganelli è come indica il titolo stesso un non-disco. Potrebbe essere forse il primo caso di un concept stile diario musicale. È strano, controverso, formato da 15 traccie tutte molto diverse tra loro. Nel disco sono presenti anche due brani di puro recitato senza musica che spezzano la continuità concettuale del progetto aggiungendo mistero e stupore. Anche i generi dei brani sono molto diversi tra loro, alcuni pezzi più rock altri verso sonorità brit-pop e poi arriva Io sto qui che dopo un apertura di assolo sax si evolve in un basso…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

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Diario di una voce distorta di Daniele Paganelli è come indica il titolo stesso un non-disco. Potrebbe essere forse il primo caso di un concept stile diario musicale.

È strano, controverso, formato da 15 traccie tutte molto diverse tra loro. Nel disco sono presenti anche due brani di puro recitato senza musica che spezzano la continuità concettuale del progetto aggiungendo mistero e stupore.

Anche i generi dei brani sono molto diversi tra loro, alcuni pezzi più rock altri verso sonorità brit-pop e poi arriva Io sto qui che dopo un apertura di assolo sax si evolve in un basso carico di fuzz che ci traghetta verso il sound Verdena.

Quello che si sente chiaramente nel disco è tanta tantissima influenza e cultura musicale italiana, dagli ’80 ad oggi c’è un po’ di tutto. Afterhours, Verdena, Bluvertigo, Tiro Mancino, Le Vibrazioni, Pelù, un pizzico di Battiato e qualcosa di Cremonini. Poi c’è Scritti di Fiato che invece mantiene un mood electro/tribal psichedelico per tutta la durata del pezzo.

Tantissima carne al fuoco dunque e ad onor del vero forse un po’ troppa.

Probabilmente il disco va preso come un progetto a se stante, metateatrale più che puramente musicale. Diciamo che considerando l’autoradio lungo la A4 la più severa giuria del reale funzionamento di un disco ben riuscito che coinvolga senza stancare, credo che questo per la sua struttura ed il suo concept non supererebbe il test. Seguire i voli pindarici tra un genere e l’altro, tra uno stile e l’altro affaticano l’ascolto non poco, soprattutto dovendo affrontare ben 15 scenari differenti un po’ schizofrenici l’uno rispetto all’altro. Limitandoci all’analisi però del mero prodotto musicale i brani sono ben realizzati e le strutture dei brani più pop sono tutte molto correttamente “Sanremesi” ma nell’accezione positiva del termine.

Forse il miglior consiglio rimane quello di separare i piani di lavoro e pane al pane e vino al vino lasciare da una parte la sperimentazione e dell’altro la musica dato che a composizione arrangiamento e vocalità sicuramente il nostro non ha mancanza di spunti interessanti e di creatività. Premettendo le scuse per il giudizio non troppo positivo forse chi scrive davvero non è riuscito a capire il disco.

Tracklist:

    1. Anche i diavoli hanno freddo
    2. Compri la mia quiete
    3. Foresta di smeraldo
    4. Le parole sono importanti
    5. Io sto qui
    6. Distante
    7. Murales con nuove labbra
    8. Tutto se n’è andato via
    9. Rumore di nubi sulla notte
    10. Soni l’estate tu -pt.1
    11. Scritti di fiato
    12. Ti buchi gli occhi con un più
    13. Dove
    14. Per curare te
    15. Cartolina di una guerra quotidiana


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