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Intervista a Lomb, a cura di Gianni Vittorio

La redazione di Relics Controsuoni ha intervistato il cantautore siciliano Giuseppe Lombardo, in arte Lomb, per discutere del suo lavoro in studio, Cuts, che sta riscuotendo un bel riscontro dalla critica.

  • Il tuo ultimo lavoro Cuts (Seahorse Recordings/Audioglobe 2018), uscito nel 2018, è anche una sorte di omaggio al rock d’autore come Tom Waits e Lou Reed. Cosa rappresentano per te questi due pilastri della musica mondiale?

 Ciao e grazie per lo spazio che mi stai dedicando.

Tom Waits e Lou Reed, ma anche altri cantautori come Nick Cave o Leonard Cohen rappresentano per me uno strato fondamentale della mia struttura di musicista, che forse per una mia scelta inconsapevole o, più verosimilmente, per una sorta di indolenza, è legata più agli ascolti che non alla formazione tecnica e teorica

 

  • Le sonorità che attraversa il disco toccano le radici del rock americano, penso anche a Bruce Springsteen o al folk-rock di Dylan.
Forse si tratta di un tentativo di rendere più internazionale la tua musica? Il tuo stile infatti ha poche affinità con la tradizione italiana.

Certamente il mio disco ha un sapore più internazionale che non italiano, tuttavia questa direzione non è stata dettata dal tentativo di raggiungere tutto il mondo ma piuttosto dal fatto che è molto più vicina al mio modo di ascoltare e vivere la musica. Il mio rapporto con la composizione musicale è totalmente emotivo e quando scrivo una canzone sono le cose che amo di più e che sento a me più affini a venire a galla.

Non posso dire di essere un amante della musica italiana. Ci sono dei musicisti italiani a mio avviso artisticamente irraggiungibili, come per esempio Mina, Renato Carosone, Paolo Conte, Franco Battiato, Domenico Modugno, Lucio Battisti o Roberto Murolo e che si alternano fra i miei ascolti, tuttavia nel fiume in piena della musica che digerisco gli spazi più grossi sono occupati, oltre dai nomi che abbiamo già citato, da Timber Timbre, Calexico, Giant Sand, Micah P Hinson, Sun Kil Moon, ecc.

 

  • Cuts, spiegaci l’origine ed il significato di questo titolo?

Quando ho composto le canzoni non avevo pensato di pubblicarle. Le ho composte per me stesso, per mettere freno al mio dialogo interiore. A posteriori mi sono reso conto che parlavano tutte della mia ferita di abbandono aperta di volta in volta da circostanze diverse della mia vita. Ecco perché ho deciso di chiamare il disco “Cuts”, ovvero tagli, perché ognuna di esse rappresenta una mia ferita emotiva. A un anno dalla sua pubblicazione posso dire che è stato un atto terapeutico che mi ha permesso di fare pace con me stesso.

 

  • Le chitarre sono le protagoniste assolute dell’album, elettriche o acustiche, sono speso in primo piano. Dal vivo come proponi i tuoi brani, li diversifichi rispetto all’arrangiamento in studio?

Pur mantenendo la sostanza delle canzoni, dal vivo le canzoni hanno dei suoni diversi. Insieme a Walter Caraci che suona il contrabbasso e Santo Trombetta, alla chitarra e tastiera, hanno un suono più acustico e molto più vicino al mio sentire e al mio gusto personale che non sul disco. Questo perché quando sono andato da Paolo Messere, il produttore del disco, non avevo ancora altri musicisti al seguito. Fino a quel momento le avevo suonate solamente con la chitarra acustica. Le ho messe in mano a Paolo che ha aggiunto la sua arte di produttore alla struttura ancora scarna delle canzoni.

  • Cercando sul web abbiamo scoperto con piacere la tua seconda passione: cioè la fotografia accoppiata al graphic design. La cover del cd è opera tua?

Sì, sia le foto incluse nella cover che l’elaborazione grafica sono mie e, anche quelle, facenti parte del percorso creativo/terapeutico che ho citato prima.

 

  • In conclusione raccontaci dei tuoi progetti futuri.

Al momento sono un po’ disorientato. Mi sento emotivamente molto più stabile e privo della vena creativa dettata dalle mie paturnie interiori. Sto usando parte del tempo ritrovato grazie (o per colpa) della quarantena obbligata dall’attuale crisi sanitaria per comporre nuove canzoni, cercando una nuova strada, una musa che mi permetta di mantenere la cifra stilistica malinconica del disco precedente ma vorrei allo stesso tempo aggiungere altri ingredienti. Vorrei riuscire a trasmettere l’idea che ascoltare le parti di noi più scure non ha a che fare col vittimismo né col masochismo, si tratta invece del modo più rapido e veloce per apprezzare la vita con tutte le sue contraddizioni. Vorrei che questa cosa fosse trasmessa e non raccontata dai testi. Io credo che la musica sia una forma di magia in grado di creare una comunicazione profonda fra chi la compone e suona e chi l’ascolta.

Per il resto mi piacerebbe riuscire a suonare in giro e a far conoscere le mie canzoni a quel pubblico in grado di apprezzarle. In concreto, rientrata questa emergenza vorrei riprendere in mano il piccolo tour saltato per causa sua e riuscire a coprire anche centro-nord Italia e qualche capitale Europea con i miei concerti.

Grazie.


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