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The Strokes – The New Abnormal (RCA, 2020) di Gianni Vittorio

Un ritorno lungo ben sette anni. Tanto abbiamo dovuto attendere per vedere pubblicato questo nono album. Con un nuovo approccio rispetto al passato, gli Strokes ritornano con una nuova veste. Ci sono sempre le chitarre, ma stavolta il suono viene arricchito anche da un buon dosaggio di synth ed elettronica vintage, dando vita ad un vero revival anni '80, e già dalla copertina (che raffigura un’opera di Basquiat) si intuisce che tutto il disco è un omaggio agli “ottanta”. Inoltre ogni brano ha una sua struttura autonoma, con una propria identità, con un risultato  così eterogeneo da non sembrare…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

Conclusione : Retromaniaci

Voto Utenti : Puoi essere il primo !

Un ritorno lungo ben sette anni. Tanto abbiamo dovuto attendere per vedere pubblicato questo nono album. Con un nuovo approccio rispetto al passato, gli Strokes ritornano con una nuova veste. Ci sono sempre le chitarre, ma stavolta il suono viene arricchito anche da un buon dosaggio di synth ed elettronica vintage, dando vita ad un vero revival anni ’80, e già dalla copertina (che raffigura un’opera di Basquiat) si intuisce che tutto il disco è un omaggio agli “ottanta”.

Inoltre ogni brano ha una sua struttura autonoma, con una propria identità, con un risultato  così eterogeneo da non sembrare un disco degli Strokes, spesso criticati per essere stati troppo simili a sé stessi. Ed anche le parti vocali di Casablancas sono diverse dal suo standard. In altri termini sono state trovate nuove soluzioni che a tratti sfociano nel’indie-pop. The adults are taking è caratterizzata da chitarrine pop; Selfless è un pezzo lento e melodico, adatto ad una serie tv anni 90 (si sentono accenni di space music oriented), mentre At the door, quasi totalmente elettronico è la vera novità della band oltre ad essere una delle canzoni più riuscite. Con Bad decisions si torna alle origini (si pensi al loro esordio, con Is this it), e quindi ai riff rock a cui ci eravamo abituati.
Nel cuore del disco si colloca la top song: Eternal summer, fatta di riverberi e falsetti, ed il mood funk fa esplodere il talento di Casablancas. Congedo finale con la malinconica ed emozionante Ode to the mets, un inno agli anni che furono (“L’unica cosa rimasta siamo noi, il silenzio che stai ascoltando si sta trasformando in un ruggito assordante, doloroso“).

Decisamente un ottimo ritorno per i ragazzi newyorkesi che ci fa ben sperare per il futuro.

Tracklist:

  1. The Adults Are Talking
  2. Selfless
  3. Brooklyn Bridge To Chorus
  4. Bad Decisions
  5. Eternal Summer
  6. At the Door
  7. Why Are Sundays So Depressing
  8. Not the Same Anymore


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