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Alex Castelli – Caduti Liberi (ACR Music/iMusician, 2020) di Paolo Guidone

Il cantautore bergamasco Alex Castelli ha pubblicato il suo nuovo disco Caduti Liberi e noi l’abbiamo ascoltato con grande attenzione. L’album si presenta come un viaggio introspettivo sul malessere generalizzato che affligge la nostra opulenta società occidentale, come la noia, il rimpianto, l’assenza di concreti punti di riferimento e la fragilità dei rapporti sociali. Tematiche care anche ad altri grandi artisti del nostro panorama artistico nazionale quali gli Afterhours, Max Gazzé, PFM, che infatti Alex Castelli dichiara apertamente esser stati sue principali fonti di ispirazione. Tale influsso è d’altronde immediatamente percettibile nelle sonorità del cantautore bergamasco, che predilige un suono…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Voto Utenti : 4.2 ( 2 voti)
Il cantautore bergamasco Alex Castelli ha pubblicato il suo nuovo disco Caduti Liberi e noi l’abbiamo ascoltato con grande attenzione.

L’album si presenta come un viaggio introspettivo sul malessere generalizzato che affligge la nostra opulenta società occidentale, come la noia, il rimpianto, l’assenza di concreti punti di riferimento e la fragilità dei rapporti sociali.

Tematiche care anche ad altri grandi artisti del nostro panorama artistico nazionale quali gli Afterhours, Max Gazzé, PFM, che infatti Alex Castelli dichiara apertamente esser stati sue principali fonti di ispirazione.

Tale influsso è d’altronde immediatamente percettibile nelle sonorità del cantautore bergamasco, che predilige un suono sporco e semplice della sua chitarra, con un costante cenno di overdrive; una musica che esprime la propria capacità espressiva mediante il sapiente accostamento di note a più voci, invece che attraverso sofisticati assoli, bending o altro.

La batteria ed il basso si limitano ad assecondare l’importante chitarra solista, senza però risultare mai superflui o scontati, e il nostro Alex sa come saperla suonare esprimendo il grande potenziale delle sei corde attraverso stili e generi diversi.

Non è raro nel disco percepire anche fugaci richiami ai suoni ed atmosfere degli Smashing Pumpkins e Pearl Jam, con ballads ed elettrico che si mischiano amabilmente.

I testi sono, come detto, impegnati e ragionati ma, forse, un po’ troppo.

E’ questa infatti la cosa che purtroppo non ci convince molto di questo album: al di là dell’incontestabile bravura come musicista, che vi invitiamo a valutare voi stessi ascoltando questo disco, non altrettanto si può dire della resa vocale e testuale.

Alex Castelli ha una voce pulita e ben intonata ma un po’ carente di timbrica, mentre i suoi testi risultano così attenti all’articolazione sintatticca e grammaticale da risultare, a volte, stucchevoli e quasi in dissonanza con la bella musica che li accompagna.

Cantare infatti è cosa diversa dal parlare, anche se si usano le stesse parole: quando si canta si deve necessariamente fondere il ritmo melodico a quello linguistico, usando quindi pause, abbreviazioni o particolari desinenze che magari non useremmo normalmente in una conversazione sul medesimo argomento, ma che invece ben si armonizzano con le note che le accompagnano.

Nel suo disco capita, a volte, che musiche davvero assai belle vengano “appannate” da frasi infinite che forzatamente terminano in questa o quella battuta, oppure  con frasi fatte e giri di parole, creando un leggero fastidio nell’ascoltatore che percepisce tale disequilibrio tra i due mezzi comunicativi.

Pezzi come C’è di mezzo il mare, Stanno Uccidendo la Musica e Panem et Circenses, per esempio, sono suonati in modo davvero straordinario e son proprio belli e potenti, ma la forzatura testuale li degrada ingiustamente a piacevoli ed orecchiabili. Un vero peccato!

Questa pecca è purtroppo frequente nei cantautori “impegnati”, perché non è affatto facile esprimere concetti importanti e profondi con poche parole senza perderne la potenza emotiva: ma è proprio per questo che solo alcuni, alla fine, ci riescono e appunto gli Afterhours, la PFM e Max Gazzé sono tra questi talenti indiscussi.

Ci spiace non poter essere particolarmente entusiasti di Caduti Liberi, di cui ribadiamo invece la bellezza musicale e la grande padronanza della tecnica ed espressività chitarristica, ma proprio per offrire ad Alex Castelli una critica costruttiva e stimolante lo esortiamo a rivedere radicalmente il suo modo di articolazione dei testi avvalendosi più spesso, perché no, anche di licenze artistiche come fanno anche i cosiddetti “grandi”.

Se riuscirà in quest’opera di armonizzazione comunicativa tra la sua bella musica ed i suoi testi impegnati, siamo sicuri che sentiremo presto parlare di Alex Castelli da Bergamo.

Tracklist:

  1. C’è di mezzo il mare
  2. Stanno uccidendo la musica
  3. Solo
  4. Salta
  5. Il Dio che è in me
  6. Gabriele
  7. Panem et Circenses
  8. Tutto scorre in te
  9. Se
  10. L’esteta

 

 

 


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