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Intervista a Emma Grace, a cura di Giuseppe Grieco

Emma Grace ha contribuito a rendere questo funesto 2020 un po’ più sopportabile. Il suo secondo disco Wild Fruits and Red Cheeks ci ha lasciato estasiati, un fulmine a ciel sereno, come usualmente si dice. Approfittando del lockdown, Emma è stata così gentile da rispondere a qualche domanda via email, abbiamo così approfondito il suo retroterra musicale e capito qualcosa in più sui suoi lavori. Ecco cosa ci ha detto.

 

1 – Ciao Emma, lieti di averti su Relics. Presentati pure ai lettori.

Ciao lettori, sono Emma Grace, principalmente suono il violino e canto, ma spesso arrivano altri strumenti. Il mio secondo album Wild Fruits and Red Cheeks era uscito proprio tra la fine di Sanremo e l’inizio della quarantena, giusto in tempo per gli ultimi concerti. Un doppio album registrato in Umbria e Venezia, violino, voce, chitarra e loopstation.

 

2 – Ti abbiamo conosciuta con Wild Fruits and Red Cheeks, ma sappiamo che prima hai pubblicato Backgrounds. Parlaci di questo tuo primo album.

Backgrounds è una prima raccolta, include una delle mie prime composizioni scritta nel 2013 “Constant of the Sea” e altre che sono nate all’ultimo durante le registrazioni. Violino e voce, lo sento un po’ distante ora come album, ma è normale, è un primo album, nudo e crudo, registrato in casa, copertine fatte a mano, suoni sporchi e un po’ riverberati.

 

3 – Giungiamo ora al tuo secondo disco. Qui su Relics lo abbiamo apprezzato particolarmente, cosa hai da dirci tu che ne sei l’autrice?

Di solito quando finisco un progetto del genere, me ne distacco e mi dimentico che faccia parte di me. Sono felice di aver definito un secondo capitolo, soprattutto sono felice che stia piacendo, che venga utilizzato per altri progetti o come colonna sonora, che la gente mi scriva, dagli amici più cari a perfetti sconosciuti. Sono soddisfatta che possa unire nuove idee e nuovi progetti futuri.

 

4 – In questo tuo disco ho notato un forte elemento naturalistico, confermi? In che rapporti sei con la natura che ci circonda?

Sono cresciuta in Umbria, il muschio e i fiumi erano il passatempo quotidiano. Sicuramente mi è essenziale per stare bene, e di conseguenza per comporre qualsiasi brano. Mi fa piacere che si possa sentire anche dalle canzoni che non sono cresciuta in città.

 

5 – L’uso che fai del violino è davvero suggestivo. Qual è la tua formazione artistica?

Ho iniziato a suonare il violino frequentando la scuola media musicale e ho fatto parte dell’orchestra. Non ho successivamente soddisfatto le aspettative di proseguire col conservatorio e per me è stato molto positivo. Non ho toccato per due anni il violino ma il sogno di suonare con gli altri era rimasto, portandomi a ricominciare da autodidatta.

Tre anni fa giunta a Venezia dopo tre anni a Parigi mi ero iscritta al conservatorio, studiando violino e musica elettronica. Esperienze bellissime ma che ho poi lasciato per dare priorità ad altre ricerche personali.

 

6 – A quali artisti fai riferimento quando componi? Quali ti hanno influenzata di più?

E’ sempre incerta questa risposta, oggi ti rispondo con alcuni nomi ma domani sarebbero altri, e sicuramente avrei risposto diversamente  mentre registravo Wild Fruits and Red Cheeks.

Ora mi possono venire in mente Moondog, Arthur Russel, Roxy Music, e ovviamente ammiro molto altri artisti ma spesso mi soffermo su qualche brano preciso alla volta, più che dedicarmi a un artista in particolare.

 

7 – Puoi farci qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?

Naaaa, nessun programma da dichiarare adesso. Per ora, in un periodo del genere, il silenzio è l’unica cosa che mi può ripulire da incertezze e confusione. O con altre parole, in certi momenti più di altri tutto si fa sentire e si rende musica, tutto, e quindi sto dando spazio a un momento di ascolto più che farmi sentire. Ma se mi seguite negli aggiornamenti web, quando ho qualcosa in pentola solitamente lo faccio capire.


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