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Intervista a Valentina Polinori, a cura di Giuseppe Grieco

Febbraio è stato il mese di un’uscita discografica molto interessante. Trattasi di Trasparenti, secondo disco della cantautrice Valentina Polinori, che col suo stile luminoso e raffinato aveva raccolto il nostro plauso. Quando c’è stata la possibilità di questa intervista, Giuseppe ha colto la palla al balzo. Lasciamo ora la parola all’artista.

  • Ciao Valentina, è un piacere averti qui su Relics Controsuoni. Presentati pure ai lettori che ancora non ti conoscono.

Sono una cantautrice di Roma, ho studiato per cinque anni Storia dell’Arte in Francia e dal 2015 sono tornata a Roma, dove ho iniziato a suonare e ho pubblicato il mio primo disco Mobili, nel 2017.

  • Come ben sappiamo quest’anno è uscito il tuo secondo disco. Prima di pararne però mi sembra giusto trattare Mobili, il tuo album di debutto. Come è nato quel lavoro? In che rapporto sta con Trasparenti?

E’ composto da 10 brani che ho scritto tra 2015 e 2016 e iniziato a suonare in giro prima in duo acustico con il chitarrista Matteo Cona e poi con altri due musicisti, Davide Savarese e Stefano Rossi con cui li abbiamo arrangiati in sala e poi registrati sotto la direzione artistica di Aurelio Rizzuti, socio di Saetta Dischi. Sono canzoni che trattano di personaggi inventati e riflessioni personali sulla vita di tutti i giorni. Trasparenti è un disco un po’ più personale e i 10 brani sono tutti molto riflessivi e intimi. Sono stati arrangiati da Alessandro di Sciullo e pubblicati con la distribuzione di Artist First. In comune i due dischi hanno forse la mia visione della musica che cerca di essere molto “onesta”, cerco di mantenere il mio stile personale, anche se ascolto molta musica cerco di non lasciarmi troppo condizionare dalle “categorizzazioni”, infatti anche a livello di arrangiamento il disco è abbastanza eterogeneo.

  • Passiamo ora a Trasparenti. Come vivi questo disco? In che modo ti ci sei trasposta?

Riascoltare i proprio dischi è sempre difficile ma devo dire che sono soddisfatta del lavoro, ho provato per la prima volta ad affidarmi ad un produttore musicale e quindi è stata un’esperienza molto particolare, nuova ed arricchente, credo di essere contenta di come è venuto fuori alla fine 🙂

  • Un disco pop che si discosta dal lato facile del pop, così definii il tuo secondo album e, più ampiamente, il tuo genere musicale. Sei d’accordo?

Come dicevo prima il disco è molto eterogeneo e in generale faccio sempre difficoltà a definire il mio genere musicale, cerco di restare fedele alle mie idee, questo è il mio obiettivo primario direi.

  • Quanto sono profonde le radici del tuo stile musicale?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita soprattutto da ascoltatore, ho iniziato a suonare il piano quando avevo 7 anni e più o meno a fasi alterne ho sempre ripreso perchè credo suonare per me sia effettivamente un bisogno primario.

 

  • A quali artisti devi la tua crescita musicale?

Per la formazione sicuramente i Beatles, poi molti cantautori Italiani come Samuele Bersani, Carmen Consoli e poi gli storici Dalla, De Gregori. Più recentemente ascolto tanta musica anche molto differente, mi piacciono i Daughter, poi artisti come Coma Cose o Fra Quintale, cose più lo fi come Arlo Sparks, Alice Phoebe Lou, mi piace anche Saba, Tyler the Creator, insomma spazio molto tra generi differenti.

  • Hai qualche consiglio per gli artisti emergenti?

Non credo di avere consigli, ancora non ho capito bene cosa si deve fare, non so neanche se sia giusto come procedo io.. di base bisogna crederci e stimarsi, in prima persona, così si hanno le energie per affrontare tutto e lanciarsi.

  • Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

Probabilmente qualche collaborazione e poi, come tutti, pero di riprendere a suonare live, è la cosa che più mi manca.


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