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Japanese Garden – Roji (Wow Records, 2019) di Giuseppe Grieco

Ogni tanto parole e musica riescono a coincidere perfettamente, l’idea che nasce in testa è quella che va creandosi man mano con l’ascolto. È questo il caso dei Japanese Garden. Se penso a questo nome mi viene subito alla mente un luogo fermo nel tempo, calmo e beato, un po’ come lo descriverebbe Meitei. I Japanese Garden sono un trio composto da Federico Carnevali alla chitarra, Giovanni Miatto al basso e Carmine Casciello alla batteria, e da poco è stato pubblicato il loro disco Roji tramite l’etichetta Wow Records. Frutto di un lavoro che ha avuto inizio nel giugno…

Score

ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT

Voto Utenti : 4.55 ( 1 voti)
Ogni tanto parole e musica riescono a coincidere perfettamente, l’idea che nasce in testa è quella che va creandosi man mano con l’ascolto. È questo il caso dei Japanese Garden. Se penso a questo nome mi viene subito alla mente un luogo fermo nel tempo, calmo e beato, un po’ come lo descriverebbe Meitei.

I Japanese Garden sono un trio composto da Federico Carnevali alla chitarra, Giovanni Miatto al basso e Carmine Casciello alla batteria, e da poco è stato pubblicato il loro disco Roji tramite l’etichetta Wow Records.

Frutto di un lavoro che ha avuto inizio nel giugno del 2019, l’album è un lavoro altamente poetico, davvero in linea con il nome che la band ha scelto. Le note si fanno liquide e trasparenti, un flusso pacato e quasi continuo, un viaggio in cui le parole sono superflue, sono le emozioni a parlare. Minimalismo e improvvisazione sono gli elementi portanti della formula dei tre musicisti, a cui fa da collante una forte connessione, che garantisce agli artisti di esprimersi liberamente senza andare in contrasto con gli altri, ma anzi arricchendone vicendevolmente il messaggio.

Tre sono i brani inediti che Roji vanta: la traccia omonima, Lagom e Fjords. A questi si affiancano poi altri quattro pezzi già esistenti e che qui vengono manipolati e mutati, un cambiamento di forma che è quasi una rinascita e che incastra splendidamente questi rimaneggiamenti (le tracce sono O Sacrum Convivium, Four Sticks, A Diosa e All Apologies) con il resto dell’opera.

Siamo di fronte a un disco riuscitissimo e di forte impatto emotivo, profondo e catartico, di estrema eleganza e sensibilità. Da ascoltare per isolarsi e trovare la pace.

Tracklist:

  1. Roji
  2. A Diosa
  3. Lagom
  4. All Apologies
  5. Fjords
  6. O Sacrum Convivium
  7. Four Sticks


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