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Bohren & Der Club Of Gore – Patchouli Blue (PIAS, 2020) di Giuseppe Grieco

Il dark jazz è uno di quei generi musicali che pare proprio debba rimanere di nicchia, pena la sua dissoluzione. È sempre stato di nicchia, e per sua natura sempre lo sarà. Probabilmente questo è un bene, in una tale campana di vetro può mantenersi integro nella sua purezza, visto che basta davvero poco per renderlo altro, tanto è delicato. D’altro canto, povero chi non lo conosce, non sa che si perde. Quindi oggi parliamo di dark jazz, o anche detto doom jazz, e non con un gruppo a caso. I teutonici Bohren & Der Club Of Gore sono…

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Il dark jazz è uno di quei generi musicali che pare proprio debba rimanere di nicchia, pena la sua dissoluzione. È sempre stato di nicchia, e per sua natura sempre lo sarà. Probabilmente questo è un bene, in una tale campana di vetro può mantenersi integro nella sua purezza, visto che basta davvero poco per renderlo altro, tanto è delicato. D’altro canto, povero chi non lo conosce, non sa che si perde.

Quindi oggi parliamo di dark jazz, o anche detto doom jazz, e non con un gruppo a caso. I teutonici Bohren & Der Club Of Gore sono coloro che lo hanno creato, traendolo fuori dal buio in cui stava in contemplazione. Grazie ai loro dischi abbiamo avuto altre varie formazioni (non tantissime purtroppo) che hanno portato avanti questo stile, primi fra tutti i Dale Cooper Quartet & The Dictaphones, ensemble francese che, a mio avviso, più di tutti gli altri ha saputo rimodellare e portare avanti il manifesto dei tedeschi, superandoli addirittura.

Tornando ai Bohren, questo è l’anno in cui ritornano a farsi sentire con Patchouli Blue, a sei anni di distanza da Piano Nights. Lo stile è sempre quello, ormai radicato. L’oscurità vellutata dei più alti film noir si sposa con un’elettronica discreta, una base dark ambient su cui si innestano gli strumenti acustici, soprattutto il basso, da sempre perno intorno a cui girano tutti gli altri. I brani sono particolarmente accessibili, levigati nella loro pesantezza, e la maggior parte di essi non ha una durata particolarmente lunga. Questo permette a chi volesse accostarsi al genere di usufruirne come ottimo punto di inizio. È incredibile come una tale formula quasi immutata negli anni non smetta mai di dare soddisfazioni. Unica grande pecca del disco è la copertina, che trovo alquanto bruttina. Ma alla fine, è la musica che conta, e i Bohren non hanno deluso.

Tracklist:

1. Total Falsch
2. Verwirrung Am Strand
3. Glaub Mir Kein Wort
4. Patchouli Blue
5. Deine Kusine
6. Vergessen & Vorbei
7. Sollen Es Doch Alle Wissen
8. Tief Gesunken
10. Zwei Herzen Aus Gold
11. Sag Mir, Wie Lang
12. Meine Welt Ist Schön


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