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Deftones – Ohms (Reprise Records, 2020) di Francesco Sermarini

Dopo più di trent’anni di carriera, i Deftones non hanno bisogno certamente di presentazioni. Fra i paladini del cosiddetto movimento nu metal che caratterizzò gli anni ’90, ad oggi sono (a detta di chi scrive) l’unica realtà che è riuscita nel corso degli anni a mantenere un livello qualitativo eccelso, regalandoci una discografia capace di offrire molte emozioni (basti pensare come Diamond Eyes o Koi No Yokan, rispettivamente del 2010 e del 2012, siano fra i due lavori generalmente più apprezzati della band di Sacramento). I Deftones li avevamo lasciati nel 2016 con un emblematico Gore che, a distanza…

Score

Artwork
Concept
Potenzialità

Conclusione : Fanservice come si deve

Voto Utenti : 3.5 ( 1 voti)

Dopo più di trent’anni di carriera, i Deftones non hanno bisogno certamente di presentazioni. Fra i paladini del cosiddetto movimento nu metal che caratterizzò gli anni ’90, ad oggi sono (a detta di chi scrive) l’unica realtà che è riuscita nel corso degli anni a mantenere un livello qualitativo eccelso, regalandoci una discografia capace di offrire molte emozioni (basti pensare come Diamond Eyes o Koi No Yokan, rispettivamente del 2010 e del 2012, siano fra i due lavori generalmente più apprezzati della band di Sacramento).

I Deftones li avevamo lasciati nel 2016 con un emblematico Gore che, a distanza di anni, si discute ancora sulla effettiva qualità del disco, fra chi lo ritiene un compito ben svolto dai nostri e chi invece iniziò a preoccuparsi ritenendo il gruppo di Chino Moreno & Co. come svuotato e prossimo alla deriva. Facile intuire quindi come dietro a questo Ohms ci fossero molte aspettative, le quali venivano comunque ben riposte grazie a singoli promozionali come la title track che facevano ben sperare.

Adesso che il disco è ufficialmente uscito cosa si può dire? Ohms è la rappresentazione della dualità che sorregge e compone da sempre i Deftones, ossia la fusione di elementi eterei, sorretti dalla voce inconfondibile di Moreno, e momenti nel quale il groove e la pesantezza la fanno da padrone grazie al contributo di Stephen Carpenter. Il risultato è un disco molto ben bilanciato, il quale non porta nessuna rivoluzione in quello che è la formula alla Deftones, ma la ripropone bene e senza sbavature. Brani come la opener Genesis, The Spell of Mathematics o Headless parlano per sé, con delle chitarre dai toni bassissimi che passano da riff schiaccianti ad aperture melodiche che lasciano maggiore spazio alle interpretazioni eccezionali di Moreno. Ohms in fin dei conti è questo, puro fanservice per i fan e chi, in generale, li apprezza.

Un disco molto ben fatto nella sua forma e quadratura, ma che può far storcere il naso a molti per via della sua staticità all’interno della discografia deftoninana.

 

Tracklist:

  1. Genesis
  2. Ceremony
  3. Urantia
  4. Error
  5. The Spell of Mathematics
  6. Pompeji
  7. This Link Is Dead
  8. Radiant City
  9. Headless 
  10. Ohms


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