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Sophia, Holding On / Letting Go (The Flower Shop, 2020) di Gianni Vittorio

Nell’ambito del vasto panorama dell’indie rock internazionale i Sophia si sono ritagliati uno spazio che gli ha permesso nel tempo di avere un discreto seguito di fans. Era da un po' che sembrava essersi smarrita l’ispirazione dei primi lavori. Finalmente questo ultimo album, Holding on / Letting go, sembra riavvicinarsi a quelle sonorità a cui ci avevano abituato Robin Proper-Sheppard e soci. La formazione della band include, oltre al fondatore già menzionato, Jeff Townsin (batteria) e Sander Verstraete (basso). L’opener Strange attractor ci conduce dentro territori marcatamente elettronici di chiaro stampo eighties, mentre già dalla seconda traccia si resta…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

Voto Utenti : 3.1 ( 3 voti)

Nell’ambito del vasto panorama dell’indie rock internazionale i Sophia si sono ritagliati uno spazio che gli ha permesso nel tempo di avere un discreto seguito di fans. Era da un po’ che sembrava essersi smarrita l’ispirazione dei primi lavori. Finalmente questo ultimo album, Holding on / Letting go, sembra riavvicinarsi a quelle sonorità a cui ci avevano abituato Robin Proper-Sheppard e soci. La formazione della band include, oltre al fondatore già menzionato, Jeff Townsin (batteria) e Sander Verstraete (basso).
L’opener Strange attractor ci conduce dentro territori marcatamente elettronici di chiaro stampo eighties, mentre già dalla seconda traccia si resta sul sound indie-pop che ha contraddistinto da sempre il gruppo americano, cioè un sound fatto di melodie lente ed evanescenti come Avalon e Undone.Again, (con il valore aggiunto della voce suadente di Robin); non mancano nemmeno pezzi più veloci e diretti come Days, o brani dalla cadenza più dilatata e slowcore, come la bellissima Wait, che rimanda al rock dei Calla (altra band passata troppo presto nel dimenticatoio). Se la prima parte del disco si caratterizza per essere soft e sostanzialmente acustico, la seconda si palesa all’ascoltatore con un’architettura più vicina al rock decadente.

Tra i momenti migliori Road Song, ritmata e dall’indole post-punk, e la conclusiva We see you (Takin aim), con una coda hard-progressive inaspettata.
In conclusione l’album si conferma tra le cose migliori prodotte dai Sophia dimostrando di volersi di mettere ancora in discussione.
Artigiani del suono, tra slowcore e ballate malinconiche.

 

 

 

Tracklist:

  1. Strange Attractor
  2. Again.
  3. Wait
  4. Alive
  5. Gathering The Pieces
  6. Avalon
  7. Days
  8. Road Song
  9. We See You (Taking Aim)
  10. Prog Rock Arop (I Know)


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