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Francesco Ziello – Nine Hundred Fifty Seven (ADN Records, 2020)

Polistrumentista, Francesco Ziello debutta con un album – Nine Hundred Fifty Seven che colpisce per la sua connotazione sperimentale, legata alla musica contemporanea. Il lavoro si presenta come un vero e proprio viaggio onirico nel quale il viaggiatore/ascoltatore si trova di fronte un paesaggio sonico carico di pathos e calma; si tratta di un progetto solista di genere ambient/minimal, con riferimenti vari più o meno espressi, da “music for aeroport” di Eno a alla musica minimalista di Einaudi. La genesi trae origine dalla storia di J. Dahmer, il mostro di Milwaukee, ma poi diventa una riflessione sul tema più…

Score

Artwork
Potenzialità
Concept

Voto Utenti : 3.8 ( 1 voti)

Polistrumentista, Francesco Ziello debutta con un album – Nine Hundred Fifty Seven che colpisce per la sua connotazione sperimentale, legata alla musica contemporanea. Il lavoro si presenta come un vero e proprio viaggio onirico nel quale il viaggiatore/ascoltatore si trova di fronte un paesaggio sonico carico di pathos e calma; si tratta di un progetto solista di genere ambient/minimal, con riferimenti vari più o meno espressi, da “music for aeroport” di Eno a alla musica minimalista di Einaudi.

La genesi trae origine dalla storia di J. Dahmer, il mostro di Milwaukee, ma poi diventa una riflessione sul tema più generale dell’isolamento in un mondo immaginario.
Tra i brani più riusciti vanno menzionati Works fo a box e Let them play again, entrambi caratterizzati da una base di piano sulla quale si costruisce un’ architettura musicale più complessa ricca di sintetizzatori, chitarre e vecchie strumentazioni (tra questi un zither degli anni ‘50)  Accanto a  passaggi più elettroacustici come la canzone South, si alternano pezzi più costruiti ed elaborati come Trying to remember, che presenta un arrangiamento elettronico sul quale si inserisce una coda strumentale di chitarra elettrica che ne arricchisce notevolmente il mood.
Di forte impatto pure il brano Still there, costruito su un arpeggio chitarristico che rimanda alla psichedelia floydiana.
Tra rintocchi di campane e atmosfere eteree il disco prosegue con un paio di escursioni prettamente sperimentali degne di nota.

Ottimo inizio per il romano Ziello che fa ben sperare per la sua carriera artistica.


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