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Intervista alla grande violinista “Zita”, a cura di Giovanni Cionci

Zita on stage con gli Excalibur di Alan Simon – 2DAYS PROG+1, 7 Settembre 2019 – Veruno (NO)

Era il 7 Settembre del 2019, un giorno non così lontano, ma in questo momento forse apparentemente lontanissimo, poichè appartenente ad un tempo in cui non esisteva ancora la pandemia da Sars-Cov-2, ed in cui la bella stagione era ancora sinonimo di grandi show musicali open air. Quel giorno, nella piccola ma ridente Veruno (NO), noi di Relics abbiamo avuto la possibilità di assistere alla sontuosa esibizione degli Excalibur di Alan Simon, headliner della seconda giornata del festival 2Days Prog+1 (organizzato, come ogni anno, dall’Associazione Ver1Musica): una incredibile carrellata di musicisti eccezionali, che per quasi due ore hanno infiammato il pubblico (potete leggere la nostra recensione QUI).  Tra essi, sempre presente, sempre impeccabile, l’incantevole violinista Zita, in grado di macinare milioni di note con una grazia ed un’eleganza stupefacenti, ed un tocco ed un’espressività degne dei più grandi violinisti classici, ma nello stesso tempo con un’anima rock strabordante. Senza di lei, sicuramente lo show non sarebbe stato lo stesso. 

Oggi, a distanza di oltre un anno da quella sera, abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche parola con lei. Ma prima di lasciarvi all’intervista, conosciamola meglio.

  Zita inizia gli studi musicali all’età di 10 anni, si diploma in violino e, successivamente si perfeziona al conservatorio di Vienna. Frequenta poi il triennio di musica jazz conseguendo il diploma presso il conservatorio di La Spezia, studiando con il maestro Alessandro Fabbri. Nel corso degli anni, collabora con numerosi artisti, tra cui Zucchero (live), Roberto Vecchioni (tour 2004 Rotari Club of Malindi), Morgan (partecipazione al cd Non al denaro, non all’amore nè al cielo), Meganoidi, Il Parto delle Nuvole Pesanti (collaborazione artistica, partecipazione al cd Magnagrecia e tour nel 2009 e nel 2010), Pier Michelatti, Les Anarchistes, Vittorio de Scalzi, il già citato progetto Excalibur di Alan Simon, e molti altri. 

 

Zita on stage con gli Excalibur di Alan Simon – 2DAYS PROG+1, 7 Settembre 2019 – Veruno (NO)

 

1 – Buongiorno, Zita, e grazie per il tempo che hai deciso di dedicare ai lettori di Relics-Controsuoni.  Come ti sei avvicinata alla musica e al tuo strumento principale, il violino? Qual è stata la molla che ti ha spinta a dedicare la tua vita alla musica?

Grazie a voi ! Non credo ci sia stata una spinta precisa. A casa mia si ascoltava tanta musica, mi piaceva, e ho voluto cominciare a suonare da bambina. A scuola di musica dicevano che avevo talento, e mi è venuto naturale continuare a studiare musica. La musica è sempre rimasta con me, e anche se a volte ho provato prendere altre strade, alla fine sono sempre tornata da Lei, perchè la musica è la cosa che più mi si addice. E’ suonando che mi sento più a mio agio. La musica rappresenta lo spazio in cui riesco ad essere me stessa, e probabilmente è la cosa più speciale che io possa dare agli altri. E poi, in fin dei conti, la vita mi sembrerebbe noiosa se non avessi la musica come punto importante.

2 – Perché hai scelto proprio il violino come tuo compagno di vita? Come e perché, secondo te, è uno strumento diverso da tutti gli altri?

Veramente io volevo suonare il pianoforte, ma non ne avevamo uno in casa, e a scuola di musica mi hanno consigliato il violino.  Il violino è sicuramente uno strumento molto espressivo, anche se richiede molto studio: serve molta fatica per arrivare ad un livello in cui si possano sfruttare appieno le sue potenzialità.

3 – Hai un genere musicale che preferisci suonare rispetto agli altri, che magari ti diverte di più? E quale, una volta conosciuto, ti ha maggiormente colpita e perché?

Mi piacere suonare tutto. Forse la mia preferenza di volta in volta dipende dalla situazione in cui mi trovo a suonare. Sui palchi grandi è molto divertente fare rock e tanto casino. In ambito di produzione, invece, preferisco generi più rilassanti.

4 – A proposito di rock, abbiamo avuto la possibilità di assistere alla tua straordinaria esibizione durante la rappresentazione dell’opera rock “Excalibur” di Alan Simon, uno show di cui tu sei stata il vero motore musicale. Com’è nata la collaborazione con Alan Simon e cosa ti ha colpita di più di questo progetto?

Grazie mille! Forse quella sera sembravo il motore musicale perché ero io quella che si muoveva di più sul palco (ride).  Io comunque mi considero più un colore aggiuntivo in quel progetto. Condivido il palco con musicisti eccezionali, che arrivano da tutte le parti del mondo, e quindi sono molto felice per questa esperienza fantastica. Sono stata coinvolta nel progetto dal direttore musicale della band, Marco Canepa, che conoscevo già da prima. Mi piace molto il mix dei generi che facciamo. Forse è una sorta di rock con influenze celtiche, il che lascia molto spazio al violino e all’improvvisazione: quindi suonare in un contesto del genere per me è molto divertente. Anche tutta la storia che c’è dietro i dischi è molto affascinante.

5 – Non si trattava del tuo primo passaggio in Italia, tutt’altro…hai vissuto a lungo nel nostro Paese. Ti va di parlarci del tuo rapporto con l’Italia?

Amo l’Italia e gli italiani. Mi sono trovata sempre benissimo nel vostro Paese, e torno sempre volentieri. Anche se gli italiani si lamentano, sanno come godersi la vita e far diventare un piacere anche le cose semplici. Questo non è poco.

6 – Nel corso della tua carriera hai collaborato con svariati artisti italiani (Zucchero, Morgan, Vecchioni, Meganoidi, Il parto delle Nuvole Pesanti, solo per citarne alcuni): quale tra queste esperienze pensi sia stata la più importante per te? Perché? 

L’esperienza più importante è sempre stata quella che stavo facendo in quel momento. Ho imparato tanto in tutte queste situazioni, e ci sono stati molti bei momenti. Chiaramente, aver suonato con Zucchero fa più “impressione” alla maggior parte delle persone, essendo lui il musicista più conosciuto al livello internazionale.

7 – Com’è nata questa collaborazione?

Ho conosciuto Zucchero ad una cena a casa di amici, nella zona in cui abita anche lui. Abbiamo improvvisato qualche canzone lì nel giardino, ha apprezzato molto il mio modo di suonare e presto mi ha invitata a partecipare ai suoi eventi successivi.

8 – Siamo abituati a vedere Zucchero sul palco, come un grande performer e trascinatore di folle, ma com’è “dietro le quinte”?

Direi che è una persona come tutti noi. Non l’ho mai visto atteggiarsi da “star” o “tirarsela”. E’ molto professionale nel suo lavoro ed è un gran musicista in tutti i sensi. Con lui è un piacere fare musica.

9 – Non tutti sanno che non sei “solo” una bravissima violinista in grado di cimentarsi con qualunque genere musicale, dalla musica classica al folk, al rock, al jazz, ma che da qualche anno ti sei lanciata nella produzione di musica pop, ottenendo anche un ottimo seguito (circa 400mila ascoltatori su Spotify). Cosa ti ha spinta ad esplorare questo mondo? 

Si, in questo momento veramente ho più di 440mila ascoltatori mensili su Spotify. Ovviamente i numeri variano un po’ da un giorno all’altro, ma credo che generalmente posso essere abbastanza felice di questi risultati. E quasi incredibile pensare che cosi tanta gente ascolti quello che faccio.  In realtà è da tanto tempo che mi interessa la produzione, ed ho imparato tante cose lavorando negli studi di registrazione. Siccome i miei concerti non erano sempre tantissimi, nemmeno prima dei tempi del Covid, e tanta gente che mi sentiva suonare con altri mi suggeriva di fare un mio progetto, avevo pensato di creare un mio progetto da solista “Zita”. Poi gradualmente la cosa, da progetto da violinista, si è trasformata in un progetto da produttore di musica elettronica, in cui il violino gioca solo una piccola parte.

10 – A tale proposito, quando nella tua produzione pop non rinunci al violino, riesci ad integrarlo perfettamente nei brani, cosa che li rende decisamente molto suggestivi. Utilizzando uno strumento “classico” in un mondo ormai dominato dall’elettronica, ti senti in qualche modo una pioniera?

Proprio pioniera non credo. Penso che l’abbiano già fatto in tanti. Credo comunque di avere un mio stile abbastanza unico e riconoscibile, quello sì.

11 – Molti “puristi” musicali (spesso non musicisti) storcono il naso quando sentono parlare di pop.  Tu invece non ti sei lasciata condizionare da questi giudizi. Cosa pensi potrebbe contribuire ad abbattere le barriere tra i generi, spesso solo mentali? 

Anche tanti musicisti storcono il naso! (ride)  Per dire la verità, mi sono fatta un po’ di problemi all’inizio riguardo a cosa avrebbe pensato la gente, i miei colleghi/amici musicisti, ma poi alla fine ho deciso semplicemente di fare quello che mi andava di fare. A tanti può non piacere. Amen. Credo che certe barriere non possano essere abbattute da fuori con la forza, e forse non ce n’è nemmeno bisogno. E’ giusto che ognuno ascolti la musica che vuole.

12 – Purtroppo viviamo un momento molto buio a causa della pandemia da Coronavirus, che ha messo in ginocchio su scala globale moltissimi settori..e la musica è stato forse quello maggiormente colpito. Cosa è cambiato nella vita di un musicista da febbraio ad oggi? E come pensi cambierà l’industria musicale?

I musicisti che si sostenevano sopratutto con i concerti, purtroppo oggi si trovano di fronte ad una grande difficoltà. Non solo hanno perso la loro fonte di guadagno, ma anche una parte molto importante della loro vita. Temo che nella maggior parte dei Paesi ci si possa aspettare poco dallo Stato.

13 – Quale pensi possa essere una soluzione per aiutare i musicisti, e quindi la musica, ad uscire da questa profonda crisi? Se potessi oggi parlare a quattr’occhi con un Capo di Stato, quale provvedimento suggeriresti?

Penso che gli Stati, se impediscono un’attivita lavorativa, dovrebbero fornire qualche sostegno o alternativa alle persone che si ritrovano senza lavoro da un giorno all’altro. Detto ciò, io non sono un politico, e non posso certo offrire un piano pratico esatto per risolvere il problema. Credo che questo sia un LORO compito. 

14 In un’epoca in cui da un lato la globalizzazione ha reso tutto più “vicino” ma nello stesso tempo in molti casi si assiste al quotidiano incremento di diffidenza ed odio nei confronti del “diverso” e dello “straniero”, pensi che la musica sia ancora un motore in grado di unire i popoli? Perché? 

La musica in un certo senso già unisce i popoli, specialmente in un mondo globalizzato come il nostro, in cui la musica mainstream è più meno la stessa dappertutto. E credo che, se ci piace una musica, non ci facciamo influenzare dal colore della pelle o dalla nazionalità di chi l’ha creata. Questo ci può ricordare che siamo tutti umani, e, anche se diversi, fondamentalmente anche molto simili.

 

Se volete conoscere meglio Zita e la sua musica, potete trovarla qui:



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