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Steven Wilson – The Future Bites (Caroline International, 2021) di Gianni Vittorio

  Dopo To the bone del 2017, col nuovo disco The Future Bites si era curiosi di capire se l’ex Porcospino volesse continuare a seguire la strada del pop oppure cambiare nuovamente. Perché l’eclettismo è stato sempre il suo marchio di fabbrica. Con questo nuovo disco le coordinate sono quelle del trip-hop/dance/r&b/pop, rimescolate e frullate con uno stile personale che non lo fa assomigliare a nessun altro, e questo è un pregio. E certamente non è ancorato al passato. Dopo una breve intro, il brano di apertura (Self) è un pop elettronico che potrà far storcere il naso ai…

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  Dopo To the bone del 2017, col nuovo disco The Future Bites si era curiosi di capire se l’ex Porcospino volesse continuare a seguire la strada del pop oppure cambiare nuovamente. Perché l’eclettismo è stato sempre il suo marchio di fabbrica.

Con questo nuovo disco le coordinate sono quelle del trip-hop/dance/r&b/pop, rimescolate e frullate con uno stile personale che non lo fa assomigliare a nessun altro, e questo è un pregio. E certamente non è ancorato al passato.
Dopo una breve intro, il brano di apertura (Self) è un pop elettronico che potrà far storcere il naso ai fans dei primi album; King ghost mostra invece influenze elettro-funk, mentre 12 things i forgot ha una sua vena malinconica.
Con Eminent sleaze ci spostiamo sul versante soul, il tutto arricchito con cori e tastiere. Reminiscenze prog si intravedono nell’interessante Man of the people. Ma solo alla fine, Wilson, ci concede un saggio della sua bravura con la suite alternativa (l’unica presente nell’intero album) Personal shopper: il pezzo è una graffiante critica all’era del consumismo.

Dal punto di vista prettamente sonoro ha uno stile disco/rock, con un uso massiccio dell’elettronica, sintomo che l’artista inglese ha perso interesse per il mondo rock fine a se stesso, dando maggiore importanza ai nuovi linguaggi musicali.
La conclusiva Count of unease  ha una matrice ambient, ma appare slegata dal contesto generale.

In conclusione, pur non discutendo la bravura tecnica di Steven Wilson, il disco si presta ad alcune riserve.
Anche se qualcuno ha parlato di evoluzione, sembra quasi che si sia lasciato alle spalle i Porcupine Tree, deviando verso un’elettronica in veste art-pop molto interessante, ma il suo rock-progressivo era di ben altro spessore.

 

Tracklist:

  1. Unself
  2. Self
  3. King Ghost
  4. 12 Things I Forgot
  5. Eminent Sleaze
  6. Man Of The People
  7. Personal Shopper
  8. Follower
  9. Count Of Unease

 


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Gianni Vittorio

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