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Eddie Vedder – Matter of Time (Monkeywrench / Republic, 2020) di Edoardo Latini

È raro che la macchina “Pearl Jam”, e annessi, si metta in moto senza essere preceduta da fiumi di inchiostro e video promozionali da pelle d’oca. L’EP Matter of Time segue, però, una linea del tutto diversa dalle più recenti pubblicazioni della band di Seattle e di Eddie Vedder in versione solista. Vuoi per un autunno che ha visto i Pearl Jam più impegnati sul piano politico che su quello musicale, sostenendo la causa dell’ormai Presidente eletto Joe Biden, vuoi per un EP non particolarmente ricco di novità, Matter of Time è uscito un po' in sordina rispetto a quanto ci…

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Voto Utenti : 4.6 ( 1 voti)

È raro che la macchina “Pearl Jam”, e annessi, si metta in moto senza essere preceduta da fiumi di inchiostro e video promozionali da pelle d’oca.

L’EP Matter of Time segue, però, una linea del tutto diversa dalle più recenti pubblicazioni della band di Seattle e di Eddie Vedder in versione solista. Vuoi per un autunno che ha visto i Pearl Jam più impegnati sul piano politico che su quello musicale, sostenendo la causa dell’ormai Presidente eletto Joe Biden, vuoi per un EP non particolarmente ricco di novità, Matter of Time è uscito un po’ in sordina rispetto a quanto ci si possa aspettare dal leader di una band capace di fare sold-out ad ogni tappa del proprio tour.
Matter of Time è l’EP, il primo della carriera solista di Eddie Vedder, che si costruisce intorno ai due singoli presentati il 20 novembre 2020 in occasione della serata dedicata alla raccolta fondi in favore della ricerca contro l’epidermolisi bollosa.
L’EP si apre con la title track, una struggente ballata piano e voce dove Vedder mostra la sua dedizione nella battaglia contro questa malattia, assicurando che la formula per una cura è “soltanto questione di tempo”, e offrendo all’ascoltatore uno spaccato di positività anche per i tempi che stiamo vivendo. A seguire, la seconda traccia Say Hi è una dedica speciale al piccolo Eli, un bambino di appena sei anni affetto da epidermolisi bollosa a cui Vedder rivolge dolcissime parole di inclusione. Musicalmente, il brano non si discosta molto da una filastrocca per bambini, lasciando qualche perplessità nei fan ancora legati ai suoni crudi dei Pearl Jam anni ’90.
Il blocco di quattro canzoni che segue i primi due brani è l’insieme di alcune performances live registrate nello studio personale dell’artista: una Just Breathe chitarra e voce, una voce sempre più levigata dagli anni e dal tabacco; un’interessante versione di Future Days che, privata degli arrangiamenti fruibili in Lightning Bolt (2013), suona meno nuziale, rientrando però di diritto nei canoni della comfort zone del cantautore. L’inserimento della cover di Growin’ Up è una delle idee più brillanti del disco: l’amore di Eddie Vedder verso Bruce Springsteen risale alla sua adolescenza. I due big del rock hanno diviso il palco in diverse occasioni, ma ogni volta gli occhi del leader dei Pearl Jam hanno tradito una sana e genuina emozione di fronte al Boss. La “Growin’ Up” Vedderiana non fa rimpiangere l’atmosfera di festa della E-Street Band, merito, ancora una volta, di una performance vocale coinvolgente. L’EP si chiude con una tiratissima versione solista di Porch, cavallo di battaglia della band di Seattle e ormai rodata anche dal Vedder solista nei due tour che hanno toccato il nostro Paese nel 2017 e nel 2019. 

Conosciamo già il grande cuore e la passione che il frontman dei Pearl Jam da sempre mette nelle cause sociali, e, visto da questa prospettiva, non si può non amare Matter of Time. Tuttavia, l’EP non aggiunge niente di nuovo alla discografia solista di Eddie Vedder, il quale sembra non voler uscire dalla sua zona di comfort costruita nel 2007 con Into the Wild. Qualche spunto interessante c’è: il Vedder piano e voce piace e convince, la rivisitazione intima di brani, in origine molto ricchi, si sposa perfettamente con il mood solista del cantautore. Nonostante questo, però, l’EP manca di idee davvero originali, di ricerca di un suono nuovo e di freschezza, qualità, queste, messe in mostra dai Pearl Jam nel loro ultimo, sorprendente album Gigaton.


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