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Local Natives @ Blackout Rock Club

11 novembre 2013 @ 21:00

18,00€

I Local Natives, dopo il sold out di Milano dello scorso Febbraio, tornano a Roma dopo una lunga assenza per fare tappa l’11 Novembre al Blackout di Roma, nell’ambito della Rassegna Itinerante Ausgang!

Sono successe molte cose nel tempo che intercorre tra i due album, “Gorilla Manor”, che, come ricorderete, è stato acclamato dalla critica e considerato Best New Music Debut Album e “Hummingbird”. Tra recensioni entusiastiche e spettacoli televisivi, Gorilla Manor ha lanciato la band sulla scena mondiale, li ha visti headliner in tutta l’America e in Europa, nonché supporter di band come Arcade Fire e The National, ospiti dei maggiori festival di tutto il mondo, con più di 100.000 copie vendute solo negli Stati Uniti.

Al termine di questa esperienza on the road, la band si è rifugiata in una sala prove/studio allestita in un bungalow abbandonato a Silverlake, questo ha dato loro la massima libertà nel provare e sperimentare. Questa esperienza in ultima analisi li ha condotti verso nuove sperimentazioni, sia strumentali che sonore, presentando una tavolozza musicale più ampia, e sfidandoli a crescere.

La band afferma che “Hummingbird” è nato in un contesto emotivo intrappolato tra due poli opposti. Nei due anni seguenti l’uscita di “Gorilla Manor”, la band ha visto un susseguirsi di alti e bassi che non avevano mai vissuto prima; mentre i loro sogni musicali si realizzavano, i rapporto personali vacillavano. Le canzoni di “Hummingbird” incarnano questa specie di dicotomia – sono fragili e potenti, ricchi e semplici, carichi di tensione e sicuri di sé.

Quando arrivò il momento decisivo di incidere queste canzoni, la band dopo aver iniziato la produzione a Montreal, si è trasferita a Brooklyn, arruolando come co-producer Aaron Dessner (The National), conosciuto durante il tour. E’ la prima volta che incidono fuori della loro California, e proprio questo trasferimento è la fisica manifestazione della loro voglia di lavorare oltre quello che sentono familiare. In effetti Hummingbird è stato proprio quello che ci voleva.

Il brillante brano di apertura You & I è il biglietto da visita dell’album, batterie sintetiche, caldi organi e chitarre surfy, e la firma della band con altissime armonizzazioni. Heavy Feet si sposa bene con battiti di mani e pochi accordi con uno sferzante rullante, ed uno dei più notevoli ritornelli dell’album, mentre Ceilings suona come una canzone dei Fleetwood Mac con basso mixato. Colombia, che è stata scritta in onore della madre di un membro della band, scomparsa improvvisamente lo scorso anno, è la canzone strappalacrime dell’album, una lettera d’amore di un figlio ad un genitore che si sviluppa in una splendida complessità orchestrale attorno un semplice e lamentoso coro.

 

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CLOUD CONTROL (AUS)

TORNANO IN ITALIA I CLOUD CONTROL A NOVEMBRE, PER PRESENTARE IL LORO SECONDO ALBUM IN APERTURA AL TOUR DI LOCAL NATIVES!

Dream Cave – il secondo album dei Cloud Control – è il risultato di un periodo di isolamento, oppressione ed esposizione al musicalmente sublime e ridicolo.
Come il loro album di debutto Bliss Release, il nuovo album è pieno di classiche canzoni cantautorali e melodia. A dispetto del loro debutto, Dream Cave vede la band porre un taglio alla proprie radici ed abbracciare uno spirito di sperimentazione meglio esemplificato dall’epoca di Check Your Head dei Beastie Boys o da un disco dei Led Zeppelin.
Alister (Wright; voce, chitarra): “Ricordo Jeremy dire a proposito di Dojo Rising “rendiamolo più tipo Beastie Boys”. Questo mi ha colpito profondamente, nella maniera in cui riescono a mixare il tutto. Tra le mie band favorite – Flaming Lips, Beastie Boys, Yo La Tengo – quello che hanno in comune è il modo di creare gli album, muovendosi tra differenti stili e tecniche di registrazione per ogni canzone pur mantenendo la loro propria caratteristica. Spero che questo album sia così.

Sebbene gli stili e gli approcchi varino all’interno del disco, l’ispirazione più strana arriva nella title track, dove uno dei più grandi cantanti del mondo, è stato immaginato intrappolato sottoterra in una grotta.
Alister: “La nostra sala prove è un posto lugubre e pieno di muffa. In quel periodo mi stavo interessando di Roy Orbison e, spendendo molto tempo nella sala prove sono finito con l’immaginare quale canzone avrebbe volute cantare se fossimo stati intrappolati in una caverna per venti anni. Così è nata Dream Cave.”
Heidi (Lenffer; voce, tastiere): “Siamo finiti a visitare quattro differenti sistemi di grotte e abbiamo fatto delle registrazioni in ognuno di questi posti. Stavamo cercando il giusto riverbero. Per la title track, Dream Cave, siamo stati una giornata in un’antica cava romana registrando le nostre voci.”
A parte i giorni spesi per le registazioni vocali nelle grotte, i Cloud Control hanno passato due mesi in uno studio di registrazione casalingo nel Kent con Barny Barnicott (Kasabian/Arctic Monkeys/U.N.K.L.E/Placebo). Nonostante la band stesse lavorando 17.000 km lontano da casa, l’esperienza è stata stranamente più familiare, che registrare l’album di debutto Bliss Release (registrato a casa, per lo più dal vivo su nastro).
Alister: “Era strano registrare questa volta, non era poi così diverso dal nostro set up casalingo. Eravamo in Inghilterra ma potevamo essere ovunque. Eravamo di base nel paese ma praticamente non siamo mai usciti. Alla fine della giornata, stavi solo cercando di registrare alcune cose attraverso dei microfoni.”
Prima di fermarsi in uno studio di registrazione, i Cloud Control hanno trascorso innumerevoli ore a bordo di furgoni e tourbus.
Dall’uscita di Bliss Release, hanno collezionato più di quattrocento concerti in giro per il mondo come band support di Vampire Weekend, Weezer e Arcade Fire. Un effetto collaterale inaspettato è stato l’assimilazione di un insieme di influenze provenienti dalle collezioni di cd della crew della band in tour.
Alister: “Penso che il nostro disco sia stato influenzato dalla musica ascoltata dalla crew sul tourbus. George Michael, Pentagram, Warren G…”. “E’ stata l’unica musica ascoltata come band. Di solito abbiamo gusti differenti.”

Dream Cave è la conseguenza di un duro inverno britannico, una sala prove umida, di una sindrome da assedio su un’isola francese e della colonna sonora dei viaggi in tourbus. C’è qualcosa di magico quando i Cloud Control suonano insieme, la loro musica è più delle loro influenze – musicali e non – per creare qualcosa di unico. Ascoltate Dream Cave.


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Luogo

Black Out Rock Club
Via Casilina, 713
Roma, 00177 Italia
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