The Winstons @Teatro Centrale, Roma (foto di Fabrizio Bisegna, testo di Giuseppe Grieco)

The Winstons sono tre fratelli: Linnon Winston (quello coi baffi), Rob Winston (quello alto) e Enro Winston (quello coi capelli lunghi). Si presentano dal vivo come la migliore time-machine anni sessanta e settanta ad oggi. Ma attenzione: loro non sono revival, sono un’anima di puro stile rock’n’roll. I loro strumenti sono vecchi, sfasciati, polverosi, e abnegano alla chitarra elettrica, in barba ai rigurgiti grunge anni Novanta.

Questa, parte della presentazione del gruppo che venerd√¨ ha calcato il palco del Teatro Centrale, situato nella zona centralissima della capitale. E devo dire che la descrizione si avvicina molto alla realt√†: i tre musicisti, che nella vita di tutti i giorni sono Enrico Gabrielli¬†(Calibro 35 / Pj Harvey / Mariposa), Roberto Dell’Era¬†(Afterhours) e Lino Gitto¬† (Ufovalvola / Lato B), paiono appartenere a quagli anni in cui il rock e la psichedelia anndavano sempre a braccetto, e questo d√† loro una bella aria vintage (e anche glamour, visto il loro vestiario).

L’evento, che purtroppo inizia in ritardo, √® aperto in prima battuta dalla band del¬†“Barone” VonDatty, cantautore di Tivoli stiloso pure lui che col suo rock colorato inizia a destare il pubblico, in maniera tiepida. Personalmente mi ha colpito di pi√Ļ¬†Black Snake Moan, l’artista che lo ha seguito. Nome di battesimo Marco Contestabile, il chitarrista¬†affonda le sue radici nel blues e nella musica indiana rivisitati in una chiave del tutto personale, tra la psichedelia dei Black Angels e il rock lisergico dei Doors. Il suo show in solitaria √® stato molto interessante, le trame di chitarra vicine al raga rock hanno creato la giusta atmosfera in vista dei tre protagonisti.

Finalmente i Winstons salgono sul palcoscenico, e subito si crea quell’atmosfera¬†canterburiana che tanto li ha resi famosi, sin dal disco di esordio omonimo del 2016. Ora gli album nella loro discografia si sono accresciuti di un componente, da poco si √® infatti aggiunto Smith, la cui presenza si fa sentire particolarmente nella scaletta dei brani. Rock‚Äôn‚Äôroll, progressive, acidit√† e attitudine glam si condensano nella particolare esibizione dei tre fratelli d’arte, che non lesinano dei giusti momenti di svago con il pubblico. Accattivante, estraniante, storta e virtuosa, la performace dei Winstons non lascia indifferenti, confermandone il lisergico talento.


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Giuseppe Grieco

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