GRETA VAN FLEET: The Battle At Garden’s Gate

Sono passati solo pochi giorni dalla sua uscita, ma il tema rock del momento gira intorno a questa band rock, ora giunta al secondo nuovissimo album. I Greta Van Fleet, originari del Michigan non hanno mai nascosto le loro somiglianze stilistiche agli dei del rock, i Led Zeppelin, ed anche il look forse ha fatto sì che se ne parlasse così tanto, forse troppo. Cloni, imitatori seriali, cover band, i media li hanno etichettati in qualsiasi modo, spesso anche esagerando. Inoltre se vengono sponsorizzati dal chitarrista Jack White un motivo ci sarà. Allora cerchiamo di fare ordine. The Battle…

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Sono passati solo pochi giorni dalla sua uscita, ma il tema rock del momento gira intorno a questa band rock, ora giunta al secondo nuovissimo album. I Greta Van Fleet, originari del Michigan non hanno mai nascosto le loro somiglianze stilistiche agli dei del rock, i Led Zeppelin, ed anche il look forse ha fatto sì che se ne parlasse così tanto, forse troppo. Cloni, imitatori seriali, cover band, i media li hanno etichettati in qualsiasi modo, spesso anche esagerando. Inoltre se vengono sponsorizzati dal chitarrista Jack White un motivo ci sarà.

Allora cerchiamo di fare ordine. The Battle At Garden’s Gate (Universal) suona molto anni ’70, va detto subito, e i fratelli Kiszka non inventano nulla. Ma grazie alla produzione sapiente di Greg Kurstin (Paul McCartney, Foo Fighters) si cerca dare una linea compositiva più autonoma alle canzoni che formano il disco.  

Il brano di apertura Heat above è energico e muscolare, tipico hard rock seventies, ad alto tasso di adrenalina; Broken bells va bene per i romantici, la ballad semi acustica è certamente una delle più vicine al sound dei LZ.
Built by nations ci fa ballare con le sue movenze hard-rock/blues, riff e drumming ben sincronizzati.

Giunti alla fine del lato A si entra in territori e spazi psichedelici “Age of machine“. Anche se la parte introduttiva rimanda a No Quarter dei Zeppelin, l’architettura sonora segue poi altre direzioni.
L’atmosfera rilassata rimane anche in Tears of rain, canzone che alterna piano elettrico e chitarre folk.

L-R: Danny Wagner, Jake Kiszka, Josh Kiszka, Sam Kiszka

Quello che si nota nella nuova produzione è la presenza massiccia di una componente melodica, vedi l’inserimento degli archi in molti pezzi, anche in quelli più duri (Light my love). Interessanti Caravel e The Barbarians, gli episodi più prog del lotto. Uno dei momenti migliori è  il gran finale di The weight of dreams, cavalcata rock sognante ed epica, che contiene il miglior assolo di chitarra dell’intero album.


Dal punto di vista compositivo la band americana cerca di smarcarsi dal clichè che ha li ha resi famosi, dando vita ad un suono ben calibrato, con arrangiamenti che sanno coniugare con equilibrio chitarre acustiche, chitarre elettriche, tastiere e voci. E per un gruppo così giovane non è cosa da poco.

https://www.instagram.com/gretavanfleet/?hl=it

TRACKLIST

Disc 1

Side A
1. Heat Above
2. My Way, Soon
3. Broken Bells
Side B
1. Built By Nations
2. Age Of Machine
3. Tears Of Rain

Disc 2
Side A
1. Stardust Chords
2. Light My Love
3. Caravel
Side B
1. The Barbarians
2. Trip The Light Fantastic
3. The Weight Of Dreams


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Gianni Vittorio

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