LOW: Hey What

In questo ultimo lavoro dei LOW (sempre con l’etichetta Sub Pop), la band originaria del Minnesota sembra seguire la direzione già presa con il precedente Double  Negative, ma raggiungendo un equilibrio che lo rende superiore e forse più compiuto. L’intro di White Horses ci fa capire da subito che aria si respira: chitarre distorte e melodie che si intrecciano come tasselli di un puzzle, ed un’architettura sonora elettrica/industrial a fare da sfondo. Quello che hanno creato i Low è un sound davvero molto personale, un vero marchio di fabbrica, che sembra slowcore, ma è anche altro, una specie di gospel…

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In questo ultimo lavoro dei LOW (sempre con l’etichetta Sub Pop), la band originaria del Minnesota sembra seguire la direzione già presa con il precedente Double  Negative, ma raggiungendo un equilibrio che lo rende superiore e forse più compiuto.


L’intro di White Horses ci fa capire da subito che aria si respira: chitarre distorte e melodie che si intrecciano come tasselli di un puzzle, ed un’architettura sonora elettrica/industrial a fare da sfondo. Quello che hanno creato i Low è un sound davvero molto personale, un vero marchio di fabbrica, che sembra slowcore, ma è anche altro, una specie di gospel cosmico sotto forma di ballate ultraterrene.
Il nuovo singolo Days like these è una preghiera luminosa ed esplosiva (cantata con due voci doppiate come un vocoder) con una deflagrazione beat conclusiva da lasciare al tappeto.

L’elemento noise è molto importante nella costruzione di questo disco, tanto da diventarne parte integrante. Tra i brani migliori vanno menzionati Disappering e I can wait, entrambi accomunati da tagli violenti e clipping noise, ma caratterizzati da una impalcatura melodica di base.

Interessante anche il post rock/ambient dilatato di The Price You Pay. L’abum è fatto di vuoti e pieni, grazie al suo alternare melodia e abrasioni soniche. Eliminate le batterie, scelta difficile, ma che risponde all’idea di fondo, cioè quella di volere ricreare un unico flusso musicale.
Anche la stessa copertina, disegnata da Peter Liversidge, si ispira ai modelli di interferenza tra onde coerenti luminose. Ma osservandole meglio si può pensare anche ad un pezzo di legno fossile. Nulla è come sembra.

L’atmosfera che si respira in Hey What è una specie di liturgia del terzo millennio, un coro gospel (il duo costituito dai coniugi Mimi Parker e Alan Sparhawk) arricchito da droni e loop lisergici. Canzoni che diventano simbolo dei tempi bui che stiamo vivendo, deprimenti sì, ma che aspirano ad una speranza.

Tra tradizione ed elettronica d’avanguardia.


TRACKLIST

1. White Horses
2. I Can Wait
3. All Night
4. Disappearing
5. Hey
6. Days Like These
7. There’s A Comma After Still
8. Don’t Walk Away
9. More
10. The Price You Pay (It Must Be Wearing Off)


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Gianni Vittorio

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