What’s It Gonna Take? – Van Morrison (di Stefano D’Offizi)

Uscito a maggio scorso, il nuovo disco di Van Morrison è tutto tranne che atteso, puntuale come il languore ad un certo punto della giornata: sai che arriverà e non puoi farci niente, è solo questione di tempo. Quindici tracce senza troppe sorprese, così come ci aveva lasciato poco più di un anno fa, Morrison torna sulle proprie certezze, soliti suoni e soliti temi, con una leggera punta di disappunto in più indirizzata verso un sistema, che a suo dire, ha manipolato più o meno tutto, che sia complice anche il periodo di pandemia che sembra non ancora al termine?Come…

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Uscito a maggio scorso, il nuovo disco di Van Morrison è tutto tranne che atteso, puntuale come il languore ad un certo punto della giornata: sai che arriverà e non puoi farci niente, è solo questione di tempo.
Quindici tracce senza troppe sorprese, così come ci aveva lasciato poco più di un anno fa, Morrison torna sulle proprie certezze, soliti suoni e soliti temi, con una leggera punta di disappunto in più indirizzata verso un sistema, che a suo dire, ha manipolato più o meno tutto, che sia complice anche il periodo di pandemia che sembra non ancora al termine?
Come si evince dalla copertina del disco, Morrison punta il dito in direzione delle masse, ormai troppo semplici da controllare e assoggettare, imponendosi in questo modo al di sopra, come un vecchio zio super partes che non fa altro che ripetere “ai miei tempi…”.
Musicalmente è il solito Van Morrison, impeccabile nello stile e nei tempi che sanno ormai fondere alla perfezione Blues, Folk Soul e vecchio Rock anni 70, come a dire “squadra che vince non si cambia”, e la leggerezza con cui passano le 15 tracce ne è la prova.
Non parliamo di un capolavoro, ma di un lavoro molto ben fatto, come già detto senza sorprese o colpi di coda, qualcosa di più del compitino che ci si può aspettare da un veterano che continua a sfornare quasi un disco l’anno, cosa che impreziosisce ancora di più l’enorme vena artistica probabilmente inesauribile del buon Van.
Per gli amanti del genere direi un disco in linea e senza grandi intoppi, prendere ed ascoltare, per poi riporlo insieme agli altri in attesa del prossimo.


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Stefano D'Offizi

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