MARLENE KUNTZ – Karma Clima

MARLENE KUNTZ – Karma Clima di Guido Maria Grillo

Da qualche settimana volevamo dedicare il tempo necessario all’ascolto di Karma Clima, il nuovo disco dei Marlene Kuntz, edito da Ala Bianca.

Cristiano è in grande forma poetica, i testi sono lirici, elevati, come, ahinoi, siamo ormai poco abituati a leggere o ascoltare. Orchestrazioni eleganti, determinanti eppure mai invadenti, frutto dell’estro e del talento di Davide Arneodo, eseguite dalla Budapest Art Orchestra, sono tra le novitĂ  piĂš significative di questo lavoro.

Cristiano interpreta melodie suadenti che poggiano su armonie avvolgenti, sinfoniche, drammatiche, nell’accezione più elevata del termine.

Si inizia con La fuga, primo singolo estratto, incalzante e potente, una dichiarazione di intenti che promette Bellezza. Si prosegue con Tutto tace che s’ammanta di un tono oscuro e misterioso. C’è spazio per un’insolita ritmica elettronica e un flow quasi rappato, in Lacrima.

In generale, vige un equilibrio sotteso, un sinuoso strisciare di melodie e parole tra fitte trame electro-elettriche, sempre avvolgenti e sapientemente ricamate.

I Marlene non hanno timori, non ammiccano, non lasciano entrare nulla di ruffiano nel loro mondo, sicuri di quel che nella loro lunga carriera sono sempre stati, anzi, osano, caricano di responsabilità la loro musica e l’ascoltatore. Sacrosanto.

In Bastasse si percepisce la profondità dell’amore, mai scontato anch’esso, in questo superbo lavoro, declinato alle fragilità dello stare al mondo e a quelle del mondo stesso, fil rouge dell’intero disco. Le voci s’incuneano in un suono pieno, lo guidano.

Laica preghiera è sublime, il tappeto sinfonico la eleva, come s’addice ad ogni invocazione religiosa. Poi arriva la voce di Elisa, sospende il tempo, fin quando la batteria di Sergio Carnevale prende la rincorsa e lancia le voci, di Cristiano e della stessa Elisa, verso la vetta finale. Splendida.

Acqua e fuoco ha una ritmica possente e diretta, incalza, il basso di Lagash ne moltiplica il peso. Elettronica vera e predominante sorregge Scusami, con intarsi di archi sintetici, chitarre e pianoforte, mentre la batteria viaggia come un treno, al solito, fatta salva l’intercapedine narrativa, in cui swinga inaspettatamente il tempo. Il finale esplode.

Vita su marte è il secondo singolo estratto. Poetica, sarcastica, disincantata, con un ritornello mantrico che rimarrà tra le migliori intuizioni melodiche della band. Tocca a L’aria era l’anima chiudere il cerchio. Il piano accenna una melodia triste e giocosa, Cristiano narra, con voce calda ed evocativa, poi il paesaggio sonoro si apre, pur restando oscuro.

Arriva il ritornello, una carezza di rara poesia, il dramma prende forma e culla, esalta la malinconia di un tempo che fu, una chitarra acustica accenna un tema che lascia respirare la mia pelle d’oca. Le concede il tempo di rientrare. Un coro fanciullesco conduce nella dimensione del sogno che sogno non è, ma cruda realtà.

“L’aria ora è minima, Senza vita e umida, Nella notte insonne che ci logora, Che ci logora”

E’ la frase, la strofa, che chiude il disco, in maniera puntuale e perfetta, come solo la poesia sa essere.

Un disco splendido, ispirato, viscerale, elevato, evoluto. Ogni nota, parola, suono è lontano anni luce dalle bruttezze musicali che dominano questo tempo. Ogni nota, parola, suono si trova in un’altra dimensione che, per il nostro bene, esiste e pulsa, seppur bistrattata, relegata ai margini del nostro gretto quotidiano.

Grazie.


tracklist:

1 La fuga

2 Tutto tace

3 Lacrima

4 Bastasse

5Laica preghiera

6 Acqua e fuoco

7 Scusami

8Vita su Marte

9 L’aria era l’anima


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Paolo Guidone

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