MANESKIN – Rush!

di Guido Maria Grillo

di Guido Maria Grillo Negli ultimi quattro o cinque decenni, milioni di adolescenti, cresciuti con la musica nel cuore ed il desiderio di sfondare nel music business, hanno desiderato ardentemente essere quel che i Maneskin sono diventati. A dire il vero, probabilmente, i loro (e i nostri) più arditi sogni non si spingevano a tanto. Basterebbe questo per celebrarne le gesta e consacrarli. Mai nessuno come loro, prima, nella storia della musica italiana. Mai nessuno dai banchi di scuola o dalla cameretta, all’olimpo delle stars mondiali. Basterebbe questo e chissà quanti anni ancora trascorreranno prima che accada qualcosa di…

Score

Potenzialità
Concept
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Negli ultimi quattro o cinque decenni, milioni di adolescenti, cresciuti con la musica nel cuore ed il desiderio di sfondare nel music business, hanno desiderato ardentemente essere quel che i Maneskin sono diventati. A dire il vero, probabilmente, i loro (e i nostri) più arditi sogni non si spingevano a tanto.

Basterebbe questo per celebrarne le gesta e consacrarli. Mai nessuno come loro, prima, nella storia della musica italiana. Mai nessuno dai banchi di scuola o dalla cameretta, all’olimpo delle stars mondiali. Basterebbe questo e chissà quanti anni ancora trascorreranno prima che accada qualcosa di simile alla musica italiana (ammesso che di musica italiana si possa ancora parlare).

Altro dato non secondario, a nostro avviso, è che la loro cavalcata sia stata condotta nel segno della musica e poco altro, un po’ di glamour, qualche spicciola provocazione e nulla più. Intendiamo dire che, per una volta, i social network e la loro pochezza sono stati marginali o, comunque, fondale.

Fatta questa onesta e doverosa premessa, credo che le polemiche che proliferano intorno alla loro carriera partano da una serie di considerazioni e supposizioni profondamente sbagliate, riassumibili nel considerarli un’occasione mancata, potenziali ma deludenti partabandiera della buona musica nel mondo o del bistrattato rock. Ogni tassello di queste argomentazioni è nel posto sbagliato.

Per quale motivo dei ventenni, passati per X factor, avrebbero dovuto portare la bandiera della buona musica in giro per il mondo? Il rock non è bistrattato in assoluto (la questione meriterebbe più spazio, non è questa l’occasione), ma non si esaurisce nell’utilizzo di qualche distorsore: il rock è un’attitudine, non una categoria estetica.

I Maneskin sono un perfetto progetto “Pop”, travestito da rock per via di qualche distorsione (come tantissimi altri in giro per il mondo), pienamente nel solco della musica “popular”, dunque di larghissimo consumo, quindi ammiccante, per nulla disturbante, concedente ampio spazio alla melodia orecchiabile, sorretta da strutture semplici ed armonie essenziali, condite da videoclip patinati.

Questo è il Pop e questi sono i Maneskin, capaci di un prodotto ben fatto, gradevole, a suo modo, rassicurante. Il Pop è più che degno se fatto in questo modo ma, certo, non genera rivoluzioni.

D’altra parte, senza tema di smentita, affermiamo che nella storia della musica siano state davvero poche le band di ventenni capaci fare rivoluzioni, di sfondare con proposte di rottura.

All’età di questi quattro ragazzi, nessuno di noi ( e la quasi totalità di chi leggerà queste righe) sarebbe stato in grado di fare, neanche lontanamente, qualcosa di vagamente paragonabile.

Chi li critica, probabilmente, si aspettava che diventassero i nuovi Rage against the machine o Velvet Underground; noi no, non l’abbiamo pensato neanche per un minuto.

Rush è un disco semplice, onesto, che mi fa pensare più ai Maroon Five che ai Rolling Stones, con un bel sound, perfetto per aperitivi pseudo alternativi o seratine in rock-disco.

Per onestà intellettuale, bisogna dire che i Maneskin sono decisamente capaci (basti guardare qualche clip live, non fermarsi all’ascolto del disco, in cui potrebbe aver suonato chiunque senza che ciò sia reso pubblico). Suonano con perizia e consapevolezza rare, per dei ventenni, Damiano ha una spiccata personalità vocale, Ethan ha un drumming pulito e funzionale allo scopo.

Il disco è, forse, un tantino prolisso: l’ascolto scivola senza intoppi perché è tutto educatamente al proprio posto, non ci sono fiammate (tanto che, quando una fiammella si accende, come nella coda di Gasoline o nel ritornello di Mark Chapman), una sopracciglia accenna a sollevarsi.

La scrittura è, a tratti, interessante ma comprendere, in progetti tanto titolati e destinati a numeri così importanti, in che percentuale i meriti siano da attribuire ai Maneskin stessi e quanto, invece, a collaboratori, co-autori ecc. è impresa tanto ardua da non meritare di essere affrontata o citata, destinata a restare mistero insondabile.

Non c’è molto altro da aggiungere, i Maneskin sono profondamente loro stessi, coerenti con l’essere dei giovanissimi del loro tempo, meravigliati dal mondo e da quello che succede intorno e non possono che essere pedine di un immenso business system. A quei livelli, non è contemplata la possibilità che non lo siano.

Ci piace immaginarli fare capolino tra gigantestche spalle di uno spaventoso entourage, per sbirciare il mondo, sognando di tornare presto a casa per indossare il maglione di Natale della nonna e liberarsi di calze a rete e collari bondage.

TRACKLIST:

  1. Own My Mind
  2. Gossip ft Tom Morello
  3. Time Zone
  4. Bla Bla Bla
  5. Baby Said
  6. Gasoline
  7. Feel
  8. Don’t Wanna Sleep
  9. Kool Kids
  10. If Not For You
  11. Read Your Diary
  12. Mark Chapman
  13. La Fine
  14. Il Dono Della Vita
  15. Mamma Mia
  16. Supermodel
  17. The Loneliest


Commenti

Paolo Guidone

2 commenti

  1. Finalmente una recensione onesta. Prima di affondarli, provino a fare di meglio…

  2. Un commento tutto all’italiana. Fortunatamente i Måneskin sono internazionali.

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