Simon Phillips @Blue Note

Testo di Paolo GUIDONE, foto di Giovani “GIANROCK” CIONCI

Uno dei pi√Ļ dei celebri musicisti al mondo, Simon Phillips.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere al suo recente concerto ‚ÄúProtocol ¬†V‚ÄĚ tenutosi nella celebre ¬†cornice del Blue Note di Milano, iconica sede del Jazz internazionale.

 Le aspettative sono alte, d’altronde la line up che lo accompagna è di tutto rispetto: Ernest Tibbs (basso), Otmaro Ruiz (tastiere), Jacob Scesney (fiati)  ed Alex Sill (chitarra).

Nascosto, per non dire sepolto, dietro la sua doppia batteria Tama in formazione di ‚Äúmezzaluna‚ÄĚ, √® a malapena visibile coi suoi celebri riccioli sale e pepe.

Protocol V è l’ultima evoluzione, pubblicato nel febbraio 2022, di un progetto visionario, iniziato nel lontano 1989, con l’album Protocol I e seguito nel tempo dal  secondo capitolo (2013), il terzo (2015) ed il quarto (2017).

Simon Phillips è senza dubbio una vera leggenda della batteria, e questo è provato dal suo curriculum che vanta negli anni collaborazioni stellari, quali Mick Jagger, David Gilmour, The Who, Jeff Beck, Jack Bruce, Peter Gabriel, Joe Satriani, Tears for Fears, Judas Priest, Roxy Music, Michael Schenker, Nik Kershaw, Al DiMeola, 801, Robert Palmer, Stanley Clarke, The Pretenders, Whitesnake, etc..

Per il grande pubblico, per√≤, probabilmente resta il pi√Ļ celebre batterista dei Toto.

Ascoltare Simon Phillips mentre crea la sua musica è un’esperienza quasi mistica, dove virtuosismo tecnico, raffinatezza esecutiva e creatività assoluta, si fondono perfettamente, generando un’alchimia musicale difficile da paragonare.

Chiunque abbia un minimo di competenza tecnica della musica, non potrà non notare la pulizia del tocco, la delicatezza dell’esecuzione: mai eccessiva anche quando energica e mai evanescente anche quando appena accarezzata.

Rock, Jazz, Fusion… non esistono categorie musicali per un simile genio, che si presta ad interpretare ogni ambito della Musica sempre a livelli eccelsi.

D’altronde la cura maniacale dei dettagli è la misura stessa di questo grande artista, che per questo album ha voluto appunto una nuova line up, che potesse interpretarla al meglio. Ed ha avuto ragione.

Dopo i primi due brani, Jagannath e Isosceles, il genio della batteria ha voluto mostrare al pubblico un’altra delle sue note qualità: la semplicità e l’empatia con il pubblico.

Aiutandosi con un piccolo foglietto, ha infatti salutato il pubblico in un buon italiano e, sempre in italiano, ha presentato l’intera band e dato anche qualche simpatica battuta, con quel suo piacevolissimo accento british.

I brani sono ipnotici, la musica ci avviluppa subdolamente tra le proprie spire, come un grosso boa spuntato silenziosamente da sotto i tavolini: restiamo appesi alla magia che esce dai suoi tamburi e piatti.

Ma ampio è lo spazio che lascia ai suoi greagri, che lui sa celebrare come solo i grandi artisti sanno fare.

Particolarmente degni di nota sono i lunghi soli di chitarra e di sax alto, che incantano il pubblico e meritano scrosci di applausi: Undeviginti  e When The Cat’s Away, i brani.

Simon sbuca di tanto intanto dalla sua fortezza di percussioni, per salutare il pubblico e scambiare qualche altra piccola battuta, stavolta in inglese.

Chiude la serata con due capolavori, quali Dark Star e The Long Road Home.

Il pubblico esplode in un lungo applauso finale.

La band ringrazia, s’inchina.

Come il pubblico.

Avevamo intervistato SIMON PHILLIPS nel 2019: la trovate QUI

Questa la setlist del concerto:

  1. Jagannath

2. Isosceles

3. Nyanga

4. Dark Star e The Long Road Home

5. Undeviginti

6. When The Cat’s Away

Vi lasciamo alla gallery del nostro Giovanni “GianRock” Cionci (https://www.instagram.com/gianrock81/?hl=it).


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Paolo Guidone

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