LIVE REPORT – DROPKICK MURPHYS e UNCLE BARD & THE DIRTY BASTARDS @ Carroponte, Sesto San Giovanni (MI) – 13-06-2024

LIVE REPORT – DROPKICK MURPHYS e UNCLE BARD & THE DIRTY BASTARDS @ Carroponte, Sesto San Giovanni (MI) – 13-06-2024
Scritto da Cerutti Giacomo

Dopo il grande successo riscontrato a luglio 2022, gli scatenati DROPKICK MURPHYS capostipiti del celtic punk statunitense, fanno ritorno al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) per un evento targato HUB MUSIC FACTORY, con loro condivideranno il palco i THE CHISEL e i nostri UNCLE BARD & THE DIRTY BASTARDS, questi nomi fanno già capire che stasera la parola d’ordine è divertimento!

Purtroppo la mia tabella di marcia è stata interrotta da un’infinita coda sulla Milano-Venezia, guarda caso proprio per un’incidente a Sesto San Giovanni, arrivando alla venue con un’ora di ritardo non ho potuto assistere all’esibizione dei THE CHISEL.

Sul palco stanno già suonando gli UNCLE BARD & THE DIRTY BASTARDS, il pubblico è abbastanza numeroso sia nell’area concerto che nelle aree ristoro, si respira un’aria di festa che si espande grazie al loro inebriante sound.

Una miscela folk-rock e musica irlandese dove Guido Domingo e Silvano Ancellotti tracciano una ritmica frizzante, alla quale si aggiunge Lorenzo Testa che si destreggia tra banjo, mandolino chitarra acustica e armonica.

Alla ritmica s’intrecciano le tipiche melodie ad opera di Luca Crespi, che si cimenta tra Uillean pipes e flauti, il tutto è amalgamato da solide linee di basso a cura di Rob Orlando, infine Luca Terlizzi alla batteria costituisce una solida base dando una marcia in più ad ogni pezzo.

Il frontman Guido oltre a suonare canta con voce pulita e scorrevole, mantenendo viva l’interazione con il pubblico scendendo anche dal palco e salendo sulla transenna, ovviamente il pubblico risponde con entusiasmo applaudendo a tempo e ballando, ma nei pezzi più coinvolgenti inizia a scaldarsi pogando.

Complessivamente detengono una buona tenuta di palco, è evidente che tra di loro c’è una buona intesa, questo grazie all’attività live che gli ha permesso di suonare in tutto il mondo, partecipando a festival come il Rock the Ring e Toggenburg Irish Festival, Aymon Folk Festival, Sjock Festival, Paddy Wagon Festival, Celtica e Bustofolk, Oranjerock ed Elfia, condividendo il palco con i Flogging Molly, Kensington, Volbeat, Frank Turner, The Dubliners, De Danann, Four Men and A Dog, Paul McKenna Band e altri.

Dalla nascita nel 2007, hanno pubblicato quest’anno il nuovo terzo disco The Men Beyond The Glass, dal quale traggono Man of The Storm, Back On Your Feet e altri, dando poi spazio a pezzi del precedente lavoro come Plastic Paddy’s Day e Anger (The Void That Stops The Wind).

Il tempo a disposizione non è molto, quindi ne approfittano per suonare in anteprima gli inediti Dead Souls e Waiting For Another Day, inoltre tanto per gradire aggiungono la cover dei Pogues Sally MacLennane.

Infine con A flat Above My Pub terminano un’esibizione di grande calibro, dando alla serata una forte spinta iniziale tanto che lo stesso Guido, preso dall’euforia si getta a capofitto sulla folla, posso confermare che i nostri hanno assolutamente conquistato il pubblico.


Setlist:
Plastic Paddy’s Day
Gypsy Geezers
Man of The Storm
Anger (The Void That Stops The Wind)
Dead Souls (inedito)
Waiting For Another Day (inedito)
Back On Your Feet
Get Some Rest
Sally MacLennane (Pogues cover)
A flat Above My Pub

Signore e signori se prima c’era un clima di festa ora prepariamoci alla totale follia, il carroponte si è riempito di un agguerrito esercito di fans, in febbricitante attesa dei loro idoli e pronti a scatenarsi a suon di celtic punk.

Finalmente quando i DROPKICK MURPHYS entrano in scena sulle note diThe Lonesome Boatman cover dei The Fureys, si sollevano cori da stadio guidati dall’inossidabile Ken Casey, dopodiché partono diretti con The Boys Are Back generando il caos totale.

L’anno scorso hanno pubblicato il dodicesimo disco Okemah Rising, ma stranamente non ne propongono nessuna canzone, quindi il repertorio è concentrato sul passato e ogni canzone è una scarica di adrenalina, che alimenterà un pogo micidiale per l’intero show.

Carichi al massimo sparano bombe una dopo l’altra come The State of Massachusetts, Worker’s Song e Rose Tattoo,giusto per citarne alcune della lunga setlist ovviamente accolte con euforia, la platea è come un mare in tempesta dove il crowdsurfing fa schizzare fuori gente come delfini.

Il trittico delle sei corde formato da James Lynch, Tim Brennan e Jeff Darosa crea un vortice di ritmiche, arricchite dalle allegre melodie sempre ad opera di Tim alla fisarmonica, le dolci ed incalzanti note di mandolino, tin whistle, banjo, bouzouki e tastiere ad opera dell’abile polistrumentista Jeff.

La melodia è ulteriormente arricchita da un session musician al violino e zampogna, mentre Kevin Rheault funge da collante grazie alle solide linee di basso, il tutto è sostenuto dal motore Matt Kelly che si scatena dietro alle pelli, riguardo la voce data la prolungata assenza di Al Barr per motivi familiari, il detentore del microfono è ancora Ken Casey.

Il frontman come sempre si dimostra di altissimo livello, tiene saldamente le redini dell’intero show con grande padronanza, usando al massimo il suo potere di coinvolgimento, è sufficiente che alza le braccia per sollevare cori assordanti, incita circle pit e wall of death, molto spesso sale in piedi sulla transenna per avere maggior contatto con i fans, i quali si accalcano per cantare all’unisono e dargli la mano.

Con The Irish Rover cover di Joseph M. Crofts, la band del Quincy che finora ha dato l’anima sul palco, si ritira per una meritata pausa mentre la folla inneggia il coro “Let’s go Murphys, Let’s go Murphys,…”, dopo pochi minuti rientrano in scena con la celebre I’m Shipping Up To Boston.

Inutile dire con questa spremono i fans sino all’ultima goccia, infine con l’allegra Until The Next Time salutano gli amati fans, che li sommergono di urla, applausi e cori per la strepitosa esibizione, solo i DROPKICK MURPHYS riescono a trasformare un concerto in una vera e propria festa, come da tradizione dalla loro nascita nel 1996.

Come due anni fa anche stavolta la band del Massachussets, ha messo a ferro e fuoco il Carroponte esaltando ogni singolo spettatore, grazie alla loro travolgente tenuta di palco che lascia tutti senza fiato.

Complimenti ai nostri UNCLE BARD & THE DIRTY BASTARDS, per aver dimostrato il loro valore preparando al meglio il pubblico, infine ringraziamo la HUB MUSIC FACTORY per aver organizzato questo fantastico evento, sperando che riporti presto i DROPKICK MURPHYS. Alla prossima!

Setlist:
The Lonesome Boatman (The Fureys cover)
The Boys Are Back
Smash Shit Up
Good as Gold
Climbing a Chair to Bed
Johnny, I Hardly Knew Ya
Blood
Bastards on Parade
Tomorrow’s Industry
The Fields Of Atherny (Pete St. John cover)
Road Of The Righteus
Fightstarter Karaoke
Barroom Hero
Forever
Captain Kelly’s Kitchen
The State Of Massachussetts
Worker’s Song
The Hardest Mile
You’ll Never Walk Alone (Rodgers & Hammerstein cover)
Rose Tatoo
Skinhead On The MBTA
The Irish Rover (Joseph M. Crofts cover)

Encore:
I’m Shipping Up To Boston
Until The Next Time


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Giacomo Cerutti

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