FRANTIC FEST 2025 – Day 2: LEPROUS, ORANGE GOBLIN and more (Testo e Foto di Giovanni “Gian Rock” Cionci)
E’ Ferragosto..e dove vanno i fotografi di Relics Magazine a far festa? Ovviamente al Frantic Fest 2025, a Francavilla al MaLe (CH), come recita scherzosamente il cartello di benvenuto. Il festival abruzzese, cresciuto anno dopo anno grazie all’impegno costante e senza quartiere degli organizzatori, è diventato un punto di riferimento non solo nazionale, ma anche europeo per la scena metal. La location, da un punto di vista logistico è perfetta: a due passi dal mare, ampio parcheggio gratuito, ampi spazi coperti per ripararsi dal sole, un servizio di ristorazione inimmaginabile in quasi tutti i festival italiani (solo per citare alcune proposte culinarie: arrosticini, frittura di pesce, panini con la polpetta, piatti vegani), nonchè birra e bevande a prezzi decisamente umani. Arriviamo e ci consegnano un braccialetto elettronico da ricaricare con app da cellulare per poi effettuare gli acquisti. al banco direttamente strisciando il chip: niente token che si perdono in tasca, niente contanti, niente fila in cassa: fantascienza. E poi stand di dischi, oggettistica, panche e tavoli per consumare pasti o riposarsi dopo le incursioni nel pogo sottopalco. Insomma, un paradiso per gli amanti dei festival.
E tutto questo è solo il contorno all’aspetto principale, ovvero quello musicale. Anche quest’anno infatti il Frantic Fest sorprende con una line-up davvero d’impatto, capace di soddisfare ogni tipo di appassionato di metal. Con 11 band al giorno sul palco, questa seconda giornata si è distinta per la varietà di suoni e approcci, spaziando dal black metal al doom, dal thrash al progressive, allo stoner.
Ma veniamo alla cronaca.
XENOS A.D.
Ad aprire le danze, sul Tent Stage, il robusto thrash metal del trio siculo XENOS A.D., che dà subito al pubblico una bella scarica di energia, indispensabile, dato il caldo torrido! Nel loro show, in cui mettono il cuore, non manca il doveroso saluto al compianto Ozzy, nonchè un omaggio ad un altro grande purtroppo scomparso, Lemmy, con una cover di Iron Fist dei Motorhead. Buona la prima!







DEWFALL
Il testimone viene raccolto dai pugliesi DEWFALL, che apportano un cambio di registro, offrendo un’esperienza più introspettiva. Il suono malinconico delle chitarre avvolge il pubblico, con passaggi lenti e drammatici che regalano momenti di vera intensità. La band riporta gli spettatori al tempo delle invasioni barbariche, narrando le gesta dei longobardi, mostrando una notevole crescita nella composizione. Bravi!









FERAL FORMS
Terza band ad avvicendarsi sul Tent Stage, i friulani FERAL FORMS, che impressionano con il loro death metal tecnico e selvaggio. Un’esibizione frenetica, che vede la band sfoderare riff intricati e velocità mozzafiato. Una performance intensa che riscuote grande successo tra i fan più appassionati di metal estremo. Aggressivi!








WINTERFYLLETH
E’ il momento di passare sul palco principale, dove i primi ad esibirsi sono gli inglesi WINTERFYLLETH. Guidati dal frontman Chris Naughton, la band di Manchester porta sul palco il suo black metal atmosferico e epico. La band affascina con una performance che mescola sonorità gelide e grandiose, creando un’atmosfera incantevole e oscura. Le chitarre danzano tra melodia e aggressività, mentre la batteria non fa mancare una potenza inarrestabile. Raffinati!








DOOMRAISER
I romani DOOMRAISER prendono possesso del Tent Stage e su di esso scaricano tutta la potenza del loro mix di doom, heavy metal e stoner. Riff lunghi e densi, perfetti per immergersi in un’atmosfera sotterranea. La band fa sfoggio di una notevole presenza scenica, ed il pubblico si lascia piacevolmente avvolgere dal loro wall of sound pesante e imponente. Granitici!








PANZERFAUST
I canadesi PANZERFAUST portano sul Main Stage un black metal di stampo epico, con sfumature che richiamano i grandi classici del genere. Il loro show è una marcia trionfale, con riff potenti e un’atmosfera epica che esalta il pubblico. L’alchimia tra i membri risulta evidente, e la band dimostra grande coesione durante tutta la performance. Schiacciasassi!








INSANITY ALERT
E’ il momento degli austriaci iNSANITY ALERT, che scatenano il caos con il loro crossover thrash. Con un approccio esuberante e irriverente, la band fa letteralmente impazzire la folla. Il mix di velocità e aggressività, riff taglienti e testi ironici, unitamente ad sound grintoso e diretto, travolge letteralmente il pubblico con energia. Il pogo, chiamato dalla band con tanto di cartellonistica, è inevitabile. Incontenibili!








ORANGE GOBLIN
E’ uno dei momenti decisamente più attesi della giornata: gli ORANGE GOBLIN hanno scelto infatti il Frantic Fest per dare l’ultimo saluto ai fan italiani, prima dello scioglimento. La veterana band britannica sale sul Main Stage tra gli applausi del pubblico. La formazione è quella classica: Ben Ward alla voce, Joe Hoare alla chitarra, Chris Turner alla batteria e Martyn Millard al basso. Il sound, è quello degli Orange Goblin, il loro marchio di fabbrica: un granitico muro di suono, una miscela di stoner, hard rock ed heavy metal. E, ciliegina sulla torta, la voce rasposa, ferma e potente di Ward. Less is more. Bastano pochi secondi e il pubblico è già conquistato. La setlist ripercorre la storia della band, da Solarisphere (brano di apertura) a Saruman’s Wish, da Made of Rats a The Filty and the Few. La band è coesa, compatta, l’esibizione perfetta, e l’impressione è che potrebbero suonare ancora ed ancora per ore senza cenni di cedimento. Purtroppo però il tempo è tiranno.. e la band saluta il pubblico con Red Tide Rising, lasciando il palco tra meritatissimi applausi scroscianti. Un’esibizione di grande classe per una band storica ed indimenticabile, che ha dato una bella scarica di adrenalina alla giornata. Ci sembra impossibile che questo possa essere davvero un addio…ovviamente noi speriamo che ci ripensino.. e che possa trasformarsi in un arrivederci. MONUMENTALI!
















GROZA
Il black metal dei GROZA ci riporta al Tent Stage: la band teutonica regala un’esibizione introspettiva ma implacabile. Volto coperto come dei Nazgul, sound gelido e minaccioso, atmosfere cupe e viscerali: la band sa come rapire l’uditorio, pur rimanendo fedele alle radici più pure del black metal. Seminali.





LEPROUS
Sono gli headliner della serata.. e non a caso. Il pubblico, già in fibrillazione, accoglie con entusiasmo l’ingresso sul palco dei LEPROUS, pronto a immergersi in un’esperienza musicale unica.
Dal primo accordo di Silently Walking Alone, la band crea una dimensione completamente diversa da quella degli altri gruppi precedenti. Il loro approccio non è quello di “spazzare via” il pubblico con la potenza bruta, ma piuttosto di costruire un viaggio sonoro complesso, un mosaico di suoni che si intrecciano e si evolvono in un continuo cambiamento. La setlist rappresenta una panoramica perfetta della loro carriera, toccando brani più recenti come Atonement (da Melodies of Atonement – 2024, fino ad arrivare ai pezzi storici come The Price e From the Flame.
Ogni brano è una sorpresa, un continuo gioco di inversioni stilistiche e cambi di intensità, dove la band ha saputo miscelare atmosfere più ambient, cariche di tensione, con esplosioni di tecnica pura e passaggi melodici mozzafiato. La transizione tra i vari momenti della performance è fluida, quasi onirica, un susseguirsi di emozioni che hanno catturato il pubblico, trascinandolo in un’atmosfera di introspezione e meraviglia.
Ovviamente, la tecnica cristallina dei singoli membri della band viene continuamente mesa in luce. Impressionante la performance vocale di Einar Solberg, frontman e leader indiscusso. Solberg è un talento raro, capace di passare dal registro più lirico e delicato a esplosioni di potenza emotiva senza alcun cedimento. La sua straordinaria capacità di sfumare tra canto melodico, falsetto, growl e scream porta ogni brano a livelli emotivamente superiori. La sua vocalità dipinge paesaggi sonori ricchi di profondità, con una connessione perfetta tra le parole e la musica.
Non da meno sono le prestazioni di Tomas “Vortex” Haugen alla chitarra, Andreas Hagen alla tastiera, Simen Børven al basso e Baard Kolstad alla batteria. Quest’ultimo, in particolare, compie un lavoro eccezionale nel sostenere il flusso dinamico dei brani. Kolstad dimostra una precisione da macchina, passando da tempi complessi a break improvvisi senza mai perdere il controllo.
A condire il tutto, un suono nel complesso perfettamente bilanciato: nonostante la complessità degli arrangiamenti, ogni strumento trova il proprio spazio, grazie a un mix che mette in risalto la definizione e la potenza di ogni singola parte.
Il pubblico reagisce, neanche a dirlo, con entusiasmo palpabile, immergendosi completamente nell’universo dipinto dai LEPROUS.
La band conferma ancora una volta la propria posizione di eccellenza nel panorama metal moderno, regalando uno degli spettacoli più memorabili della giornata.
Questa la setlist dello show:
- Silently Walking Alone
- The Price
- Illuminate
- Like a Sunken Ship
- Nighttime Disguise
- Forced Entry
- Alleviate
- Below
- From the Flame
- Slave
- Atonement
- The Sky is Red









HEXVESSEL
Ultima band a chiudere la seconda giornata di festival, i finlandesi Hexvessel, che portano una ventata di freschezza con il loro mix di folk metal, psichedelia e doom. La loro performance offre una pausa dalla pesantezza del metal più estremo, con sonorità che richiamano il lato più meditativo e acustico del genere. Melodie avvolgenti e riff ipnotici incantano il pubblico. La band crea un’atmosfera magica e rilassante, ai confini dello spazio e del tempo, senza perdere l’intensità emotiva che li contraddistingue. Lisergici!





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