WONDERGATE FESTIVAL – Day 2: STRATOVARIUS, SONATA ARCTICA and more

WONDERGATE FESTIVAL – Day 2: STRATOVARIUS, SONATA ARCTICA and more (Testo e Foto di Giovanni “Gian Rock” Cionci)

Dopo il doom dei Katatonia del primo giorno di Wondergate Festival a Marina di Altidona (se avete perso il nostro live report, potete trovarlo QUI), eccoci alla cronaca del secondo giorno, 23 agosto.
Si tratta della giornata di maggior successo di pubblico, all’insegna del power metal e delle sue sfumature più epiche. Le band si sono alternate sul palco con un programma che ha spaziato tra sonorità potenti e tecniche impeccabili, senza mai perdere in emozione e coinvolgimento. Ecco il resoconto delle performance delle singole band.

NO AGE
L’apertura è affidata ai No Age, band di metal sinfonico dalle sfumature gotiche, capitanata dalla voce di Germana Noage. Nonostante il meteo avverso (sono gli unici della giornata a doversi esibire sotto la pioggia) il loro approccio dinamico e la loro carica energica conquistano il pubblico fin dai primi minuti. I Performance compatta, con chitarre taglienti e sezione ritmica incalzante che da il giusto ritmo. Ottima apertura, che crea il giusto hype per le esibizioni successive. Bravi!

DARK HORIZON
Netto cambio di tono con l’ingresso dei piacentini Dark Horizon, una band che mescola power metal con elementi hard rock e atmosferici. Il frontman Giulio Garghentini, con la sua personalità magnetica e la sua presenza scenica indiscutibile, sa subito come conquistare subito il pubblico. La sua voce, potente e versatile, domina ogni brano, accompagnato da un guitar work tecnico ma melodico che ha incorniciato perfettamente la parte vocale. La band dimostra sul palco una grande coesione ed un’energia che trascinano gli spettatori, particolarmente coinvolti dall’interazione con la band, che sa come farli sentire parte integrante dello show. Suono ben equilibrato e altamente godibile. Chapeau!

EMBRACE OF SOULS
E’ il momento degli Embrace of Souls, progetto symphonic/power metal fondato dal batterista Michele Olmi, che rappresenta in realtà una metal opera, portando negli anni al coinvolgimento di moltissimi musicisti della scena metal italiana (dalle chitarre di Andrea Martongelli e Michele “Dr. Viossy” alla voce di Giacomo Voli e Roberto Tiranti). Sul palco del Wondergate, accanto a lui, Xavier Rota al basso, Valerio Edward De Rosa e Julian Polonioli alle chitarre, Davide Baldelli alle tastiere e Giacomo Rossi e Martina Mazzeo alla voce. Proprio il contrasto tra la voce potente di Giacomo Rossi e quella angelica di Martina Mazzeo aggiunge una dimensione dicotomica ai brani, facendo emergere la capacità della band di alternare momenti di grande potenza a passaggi più morbidi ed emozionali. La performance rispecchia una cura maniacale per i dettagli, con arrangiamenti che sanno sorprendere per la loro eleganza e tecnica. Il pubblico apprezza molto anche il coinvolgimento diretto dei due cantanti, che spesso interagiscono con gli spettatori, creando un legame immediato. Un esibizione in perfetta sintonia con l’atmosfera del festival. Sorprendenti!

RHAPSODY OF FIRE
Il clou della serata arriva con i Rhapsody of Fire, una delle band più iconiche del metal sinfonico. L’ingresso sul palco della storica band italiana (che tutto il mondo ci invidia) è accolto da grida e applausi scroscianti..emerge la sensazione che gran parte del pubblico sia lì per loro, a dimostrazione di quanto il loro nome e il loro impatto sul metal siano indiscutibili. L’energia del gruppo esplode fin dal primo accordo di Unholy Warcry, con la sezione orchestrale che aggiunge un’aura maestosa e incantevole alla performance. Ad incantare e domare la folla, un effervescente Giacomo Voli, che grazie alla sua voce incredibile e al suo magnetismo, fin da subito prende le redini del pubblico, trascinandolo in una cavalcata inarrestabile in un regno di castelli, dragoni, spade e cavalieri fino a raggiungere le vette del metal sinfonico, interrompendola solo di tanto in tanto con il suo classico e giocoso botta e risposta con gli spettatori “Grazie! – Prego!”.

Con lui, sul palco, lo storico Alex Staropoli alle tastiere, Roberto De Micheli alla chitarra, Alessandro Sala al basso e Paolo Marchesich alla batteria. La band regala una scaletta in cui mescolano classici del loro repertorio con alcuni brani più recenti, regalando ai fan un’esperienza a 360 gradi. La performance vocale di Giacomo Voli raggiunge vette di emozione pura, mentre la sezione strumentale, con tastiere e chitarre spettacolari, rendono ogni brano un’esperienza unica, infondendo una potenza epica in ogni nota. Uno spettacolo indimenticabile che senza dubbio lascia il segno nel cuore di tutti. A mani basse, Vincitori!!!
Questa la setlist:

  • Unholy Warcry
  • Rain of Fury
  • I’ll Be Your Hero
  • The March of the Swordmaster
  • Challenge the Wind
  • The Magic of the Wizard’s Dream
  • Chains of Destiny
  • Warrior Heart
  • Kreel’s Magic Staff
  • Dawn of Victory
  • Emerald Sworld

SONATA ARCTICA
I Sonata Arctica sono un’altra delle band più attese di questa giornata. Con il loro power metal melodico, fanno impazzire il pubblico con un set pieno di energia e intensità emotiva. Il frontman Tony Kakko sa conquistare con la sua voce unica e la sua capacità di alternare momenti epici a passaggi più intimisti. Assieme a lui, sul palco, Elias Viljanen alla chitarra, Henrik Klingenberg alle tastiere ed una sezione ritmica composta da Tommy Portimo alla batteria e Pasi Kaupinen al basso. Il sound della band, sempre impeccabile, mescola velocità e melodia, regalando ai presenti uno spettacolo altamente tecnico ma mai privo di pathos. I brani più recenti ricevono dal pubblico una risposta entusiasta, ma i veri momenti di gloria sono quelli legati ai grandi classici (ben tre brani tratti dal primo, splendido album Ecliptica), che fanno esplodere il pubblico in cori infuocati. L’interazione con i fan è notevole, con Kakko che si intrattiene più volte con la folla, regalando loro momenti di pura connessione emotiva. I saluti sono affidati alla ormai ultraventennale Don’t Say a Word, non potendo tuttavia mancare un rapido “brindisi” finale con Vodka. Inossidabili!

Questa la setlist:

  • First In Line
  • I Have a Right
  • San Sebastian
  • Replica
  • My Land
  • FullMoon
  • Wolf & Raven
  • Don’t Say a Word
  • Vodka (outro)

STRATOVARIUS
Dulcis in fundo, il momento più atteso, quello degli Stratovarius, leggende indiscusse del power metal. La band finlandese, che infiamma subito il palco con Speed of Light, mostra subito di essere in forma smagliante. La sezione ritmica, sempre impeccabile, composta da Laurie Porra al basso e Rolf Pilve alla batteria, fornisce il giusto supporto per le melodie e le inconfondibili fughe della chitarra di Matias Kupiainen e delle tastiere dello storico Jens Johannson , mentre Timo Kotipelto manda in brodo di giuggiole i fan con la sua estensione vocale e la carica energica, da vero frontman di razza quale è. La band suona con precisione chirurgica, in un’esibizione magistrale. La scaletta, basata prevalentemente su classiconi della band (non mancano Black Diamond, The Kiss of Judas e Eagleheart) fa emergere ed esalta la tecnica di ogni singolo componente, creando un effetto di ensemble più che additivo, ma permette di sottolineare anche la capacità della band di creare momenti di pura poesia metallica (basti pensare alla delicatissima e struggente Destiny). Non c’è che dire: la loro performance è una delle migliori della serata, regalando al pubblico il finale che merita, con un’incredibile energia che conclude la giornata in grande stile. Monumentali!

Questa la setlist dello show:

  • Speed of Light
  • Eagleheart
  • Glory Days
  • The Kiss of Judas
  • Survive
  • Black Diamond
  • Destiny
  • Unbreakable
  • Hunting High and Low


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Giovanni Cionci

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