THE ARISTOCRATS: live al Crossroads Live Club (parole e foto di Giovanni “GianRock” Cionci)
Assistere ad un live dei The Aristocrats, il trio stellare composto da Guthrie Govan (chitarra), Bryan Beller (basso) e Marco Minnemann (batteria), è sempre un piacere. Tre musicisti straordinari, ognuno considerato unanimemente un virtuoso del proprio strumento, ciascuno con alle spalle una carriera sfavillante, costellata di collaborazioni illustrissime: solo per citare un paio di esempi, Govan è chitarrista nell’orchestra di Hans Zimmer, Minnemann e Beller hanno costituito per anni la sezione ritmica della band di Satriani. Ad un certo punto delle loro vite i tre si sono trovati e hanno deciso di formare una superband che, a partire dal 2011 ha sfornato una serie di album strumentali di livello altissimo, in cui i tre fondono stili diversissimi, dal metal, al funky, al rock, al jazz, al country..in definitiva, fusion con gli steroidi. L’ultimo arrivato è The Duck (2024), a cui il trio dedica tutta la prima parte del live romano.
Sono le 22:00 del 23 Maggio, e la band sale sul palco del Crossroads accompagnata dalle note della delirante Swan’s Splashdown di Perrey e Kingsley, e con l’atteggiamento di chi non deve dimostrare più nulla, ma continua comunque a suonare come se ogni concerto fosse una sfida personale contro i limiti dello strumento. Subito Minnemann mostra i muscoli nell’intro di Hey, Where’s My Drink Package?, incalzato dalla chitarra funky di Govan e dalle linee di basso di Beller. Ovviamente la folla esplode. Il brano imposta subito il tono dello show: groove storti, cambi di tempo chirurgici e quella capacità quasi surreale di passare dal jazz fusion al metal tecnico senza perdere un grammo di fluidità.
Guthrie Govan, semplicemente devastante, sfodera una naturalezza imbarazzante anche nei passaggi più impossibili, mentre Minnemann e Beller costruiscono una sezione ritmica capace di essere contemporaneamente mostruosa e divertente. Il vero segreto del trio, tuttavia, è l’equilibrio perfetto tra precisione tecnica e spirito goliardico. È proprio questa la forza degli Aristocrats: riuscire a suonare musica estremamente complessa senza mai trasformarla in esercizio sterile. Ogni pezzo ha personalità, dinamica e soprattutto groove. Polli e maiali di gomma aizzano la folla sotto lo sguardo di pinguini di peluche.
Non mancano storielle divertenti raccontate a turno dai tre per introdurre alcuni dei brani eseguiti, dai devastanti rumori di cantiere subiti da Govan per giorni nel suo appartamento londinese mentre cercava di comporre una “musica da ascensore” sfociata poi in Here Come the Builders, al furto di strumenti subito da Beller ad opera di una coppia di lestofanti, che ha portato alla genesi di The Ballade of Bonnie and Clyde. Non manca la splendida Spanish Eddie, osannata dai chitarristi di tutto il mondo…seguita da un devastante e lunghissimo assolo di Minnemann, che ribalta letteralmente la sala.
L’arabeggiante This Is Not Scrotum vede un Govan recitare anche la parte del violinista con la sua sei corde: passaggi folli e imprevedibili, tra stacchi improvvisi e riff spezzati accolti con entusiasmo da una platea attentissima.
Nel finale, Get It Like That chiude il set in crescendo, lasciando il pubblico romano esausto ma entusiasta. Nessun effetto speciale, nessuna scenografia elaborata: solo tre musicisti incredibili che comunicano tra loro con una telepatia impressionante.
Immancabile l’encore: Desert Tornado è presentata dal suo stesso compositore, Marco Minnemann, che racconta di come si sia trovato un bel giorno a guidare nel deserto della California, con il cielo azzurro da un lato e un tornado dall’altra (fenomeno tra l’altro abbastanza raro in quella regione): da qui la genesi della canzone, con tempi dispari e poliritmia da un lato (il tornado) in contrasto con l’armonia delle linee melodiche di chitarra (il cielo azzzurro).
Allo spegnersi dell’ultima nota, il trio lascia gli strumenti e si gode il più che meritato abbraccio del pubblico: in un panorama live spesso dominato dall’autotune e dalle basi preregistrate, vedere gli Aristocrats dal vivo è quasi un promemoria di cosa significhi davvero suonare insieme. E il Crossroads, con la sua atmosfera raccolta , si è confermato il luogo ideale per assistere a un concerto di questo tipo. Una serata per musicisti, certo, ma soprattutto per chiunque ami vedere il talento trasformarsi in spettacolo puro.
Questa la setlist dello show:
- Hey, Where’s My Drink Package?
- Aristoclub
- Sgt. Rockhopper
- Sittin’ With a Duck on a Bay
- Spanish Eddie
- The Ballade of Bonnie and Clyde
- Fatlands
- Here Come the Builders
- This Is Not Scrotum
- Get It Like That
- Desert Tornado
Vi lasciamo alla gallery del nostro Giovanni “GianRock” Cionci.












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