Concerto all’Atlantico di Roma per le “Amiche del Pride”


Roma, 19 giugno 2026. La notte prima del Pride. Quella che dovrebbe essere soltanto un preambolo si trasforma invece nel cuore pulsante di un intero weekend.

All’Atlantico, “Amiche del Pride” non è stato semplicemente un concerto: è stato un rito collettivo, una dichiarazione d’amore reciproca tra palco e platea, un gigantesco karaoke emotivo in cui migliaia di persone hanno deciso di cantare la stessa idea di libertà.


Fin dall’apertura era chiaro che la serata avrebbe avuto un peso specifico diverso. Sul palco si sono alternate artiste appartenenti a generazioni e linguaggi differenti – da Levante a Francesca Michielin, da Margherita Vicario a Malika Ayane, passando per Sarah Toscano e Alexia, con la partecipazione speciale delle Karma B ospiti di Margherita Vicario – unite da una comune capacità di parlare a pubblici diversi senza perdere autenticità.


Ma il vero headliner della serata è stato il pubblico.
Un Atlantico attraversato da una corrente elettrica che non si è mai interrotta. Ogni ritornello diventava un coro, ogni pausa tra un brano e l’altro veniva riempita da applausi, slogan, abbracci. Non c’era distanza tra chi stava sul palco e chi stava sotto. C’era piuttosto la sensazione di assistere a una grande conversazione collettiva, amplificata da migliaia di voci.


È raro vedere un pubblico così presente. Non semplicemente partecipativo, ma necessario allo spettacolo stesso. Le canzoni venivano restituite alle artiste moltiplicate, trasformate in inni generazionali. Alcuni momenti sembravano più vicini a una manifestazione culturale che a un live tradizionale. E probabilmente era proprio questo il senso dell’evento: dimostrare che la musica può ancora essere uno spazio politico senza perdere leggerezza, e che la festa può convivere con la rivendicazione.


Levante ha portato sul palco il suo consueto equilibrio tra intensità e immediatezza; Michielin ha confermato ancora una volta la sua capacità di creare connessioni emotive istantanee; Margherita Vicario ha acceso l’Atlantico con la sua energia irrequieta e teatrale, affiancata dalle Karma B in uno dei momenti più coinvolgenti della serata. Ma ogni artista, a modo suo, ha contribuito a costruire un racconto comune, più grande delle singole performance.


La sensazione dominante, a fine serata, era quella di aver partecipato a qualcosa di irripetibile. Non per gli effetti speciali, non per le scenografie, ma per l’atmosfera. Per quella rara combinazione di entusiasmo, consapevolezza e appartenenza che solo alcuni concerti riescono a generare.
Quando si sono riaccese le luci, l’Atlantico sembrava ancora vibrare. Come se nessuno avesse davvero voglia di andarsene. Come se il concerto fosse soltanto una tappa di qualcosa che sarebbe continuato il giorno dopo nelle strade della città.


Ed è forse questa la misura del successo di “Amiche del Pride”: aver trasformato una semplice vigilia in un evento centrale. Una notte in cui la musica non ha accompagnato il Pride. Per qualche ora, lo ha incarnato.

Si ringrazia Daniele Mignardi Promopress Agency

Gallery fotografica a cura di Chiara Lucarelli.


Commenti

Chiara Lucarelli

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Click here to connect!