IRON MAIDEN + TRIVIUM Live report @ Stadio di San Siro (MI) 17-06-2026

IRON MAIDEN + TRIVIUM Live report @ Stadio di San Siro (MI) 17-06-2026

Scritto da Cerutti Giacomo


IRON MAIDEN allo Stadio di San Siro unica data italiana del Run For Your Lives Tour 2026… Io c’ero!

Sarà ormai una banale frase fatta, ma personalmente è quella più adatta per riassumere ciò che è stato un evento d’importanza storica, sia per la band sia per la capitale lombarda.

Dopo aver ospitato artisti rock italiani e stranieri del calibro di Vasco Rossi, Ligabue, Rolling Stones, Jon Bon Jovi, Guns’N’Roses e Coldplay, e, anche del panorama POP, per la prima volta il palco è stato battezzato da una band metal, non una band qualsiasi ma i capostipiti assoluti della NWOBHM, ci sono volute cinque decadi ma finalmente è successo, per questo dobbiamo ringraziare la MC2 Live che ha compiuto una mission impossible.

Inizialmente c’erano state lamentele riguardo i prezzi alti, e, la scelta di mettere i TRIVIUM come special guest, visto che nella maggior parte delle date sono stati assegnati gli Anthrax, ma alla fine è stata registrata un’affluenza di ben 45.000 spettatori, che per i nostri paladini è un altro record sul nostro territorio.

Piccolo passo indietro, ogni data è preceduta da un warm-up nominato EDDIE’S DIVE BAR, a Milano si è tenuto presso i Magazzini Generali noto locale adibito a discoteca e concerti, la parte esterna è stata resa più confortevole ricoprendola con un tappeto di erba finta, sedie con ombrellone, uno spillatore della celebre birra Trooper, un food truck e gli stand del merchandise ufficiale della band.

Peccato che a causa della complicata burocrazia italiana per l’importazione, non hanno potuto mettere in vendita come da programma, tutti gli alcolici prodotti dalla band per i consumatori e collezionisti, mentre all’interno c’erano gli stand della Tzunami edizioni con le recenti uscite, è stata presentata la graphic novel Piece Of Mind, infine hanno suonato i Kimera, la tribute band Ideas Of March e il DJset finale. Inoltre sempre a Milano al Q-HUB un locale di recente apertura, suonava la tribute band Children Of The Damned con ospite Mr. Dennis Stratton, storico chitarrista del primo omonimo disco del quale ha suonato le hit che tutti conosciamo, insomma una full immersion in preparazione al tanto atteso show.

Ora torniamo all’evento, è talmente importante che i fans più irriducibili, pur di conquistare la transenna giungono allo stadio il giorno prima accampandosi fuori per la notte, durante la mattinata c’è una discreta affluenza e la gente si mette in coda ai rispettivi cancelli che condurranno al prato (ricordiamo senza pit). L’attesa è lunga e si combatte contro la canicola che non da tregua, finchè si fanno le quattro del pomeriggio, fatidica ora di apertura che purtroppo è ritardata di quasi un’ora, dopodiché per i numerosi maideniani inizia il controllo dei biglietti e un percorso sotto controllo della security sino al prato, dove scatta la corsa finale alla tanto sudata prima fila, finalmente il traguardo è raggiunto!

Nel frattempo lo stadio continua a riempirsi e quando la musica di sottofondo si stoppa, parte l’intro The End Of Everything al cui termine entrano in scena i TRIVIUM capitanati da Matt Heafy, l’accoglienza non è delle più calorose per il motivo sopra citato, ma per nulla intimoriti danno subito una scossa con Pull Harder on the Strings of Your Martyr, dimostrando la potenza del loro metalcore.

Il set comprende canzoni da quasi tutti i dischi, la platea non è ancora piena ma con il procedere dell’esibizione, riescono ad animarla abbastanza creando del moshpit e saltano fuori gli amanti del crowdsurfing, è la seconda volta che vedo gli statunitensi aprire per i Maiden, la prima fu nel 2006 al (ai tempi) DatchForum di Assago, già allora non peccavano certo di potenza e oggi confermano la loro solidità con una tenuta di palco solidissima.

Matt e Corey Beaulieu tracciano una sezione ritmica tagliente sfregiata da assoli, amalgamata dalle schiaccianti linee di basso scagliate dal nostro Paolo Gregoletto, mentre il nuovo arrivato Alex Rüdinger entrato l’anno scorso, ricopre al meglio il suo ruolo picchiando duramente su piatti e pelli, infine il frontman Matt alterna con scioltezza un growl sporco e voce pulita.

Tenaci e determinati danno il meglio di loro, soprattutto Matt cerca di coinvolgere il più possibile, incitando ad applaudire a tempo, saltare sino ad accovacciarsi e saltare con la conclusiva In Waves, terminando una performance di forte impatto ed intrattenendo al meglio.

Sicuramente a qualcuno non saranno piaciuti per il genere troppo distante dall’heavy classico, ma a giudicare dagli incitamenti non sono nemmeno passati inosservati, una fetta del pubblico ha sicuramente gradito ed avranno conquistato nuovi adepti, detto questo la band della Florida può lasciare il palco a testa alta.

Setlist:
The End of Everything (Intro)
Pull Harder on the Strings of Your Martyr
Strife
Down From the Sky
Until the World Goes Cold
Like Light to the Flies
Silence in the Snow
The Heart From Your Hate
Capsizing The Sea (Intro)
In Waves

Popolo maideniano siamo giunti all’apice della serata, lo stadio si è riempito e la tensione è alle stelle, durante il cambio palco la voglia di vedere e rivedere i propri idoli cresce a dismisura, molto bello vedere il target è variegato dai fans che li seguono dagli esordi, ai giovani e soprattutto tante famiglie che portano i figli in tenera età, quale miglior battesimo musicale?

Come da tradizione parte Doctor Doctor degli UFO, la platea è già in fermento e il battito cardiaco aumenta con l’intro The Ides of March, accompagnata da una video proiezione sul gigantesco LED wall, mostrante le zone malfamate londinesi che hanno segnato la carriera della band, dopodiché sulle note di Murders in the Rue Morgue prende posizione Simon Dawson, ed ecco i mitici IRON MAIDEN impossessarsi del palco mandando la folla in delirio.

A seguire Wrathchild e Killers tratte dall’omonimo masterpiece incendiano lo stadio, che viene poi risucchiato nel vortice di Phantom of the Opera, al che parte quell’inconfondibile intro ripetuta dai fans come un mantra, quella voce inquietante che precede il trionfo del 666 con The Number Of The Beast.

Un esplosivo ritorno agli anni ’80, che ora viene coronato da un cambiamento nel set voluto dalla band, rispetto al tour precedente sostituiscono The Clairvoyant con Infinite Dreams, stupenda canzone che non riproponevano dal tour di Seventh Son… della quale i devoti seguaci hanno gustato ogni singola nota.

Ma ora ci addentriamo nell’antico Egitto con la meravigliosa tripletta Powerslave, 2 Minutes to Midnight, Rime of the Ancient Mariner, a tal proposito è il momento di soffermarsi sulla scenografia, abituati a vedere il cambio di telone tematico per ogni canzone, ora è tutto a basato sull’LED wall che dà allo show un aspetto cinematografico, con proiezioni statiche come le imponenti piramidi e sfingi o dinamiche come il galeone nel mare in tempesta e i fondali marini.

Inoltre sono assenti parti coreografiche gonfiabili o cacciabombardieri sospesi, ma fa sempre il suo ingresso EDDIE robot in versione soldato e killer, sempre pronto a inveire contro la folla e combattere contro gli stessi Maiden, inoltre non sono stati usati effetti pirotecnici tranne durante Rime Of

Ma vogliamo parlare dei nostri paladini? Come il vino e il rum che loro stessi producono con il tempo migliorano, Dave Murray, Adrian Smith e Janick Jers formano un tris di assi micidiali, stratificando fiumi di potenti riff avvolti da vortici di assoli, l’inarrestabile Steve Harris fa rimbombare le sue travolgenti cavalcate con precisione chirurgica.

Simon Dawson s’impegna al massimo consapevole dell’arduo compito di sostituire lo storico Nicko McBrain, decisamente più carico grazie al rodaggio del precedente tour, picchia su piatti e pelli con tenacia dando un ulteriore spinta ad ogni canzone, la loro tenuta di palco è sempre invidiabile, sempre dinamici e in perfetta simbiosi tra loro, ovviamente Janick risalta per il suo portamento giocoso e ballerino, la sua tipica posa a gamba tesa sull’amplificatore, al quale si appoggia anche come se volesse cullarlo.

Ovviamente al centro della scena abbiamo Bruce Dickinson, un animale selvaggio che macina chilometri sul palco e sulla sovrastruttura, con cambi d’abito in base alle canzoni, sventolando l’Union Jack, facendo riecheggiare i molteplici “Scream for me San Siro”, incitando ad applaudire e saltare, un frontman completo che ancora stupisce per la sua destrezza nel tenere il palco e cantare.

Riguardo la prestazione vocale è assolutamente di alto livello con acuti graffianti, ma ricordiamo che nel 2014-15 ha vinto la battaglia contro un cancro alla gola e lingua, quindi deve aver cura del sue prezioso strumento, riadattando su alcune canzoni tonalità ed estensione per non sforzarsi troppo, ma riesce a stupirci durante una magistrale Seventh Son Of A Seventh Son, quando mantiene una nota per addirittura 30 secondi.

Inutile dire che di fronte ad uno spettacolo di tale portata, l’entusiasmo è ai massimi livelli come non lo è mai stato, anche per la stessa band è un’emozione forte infatti Steve in un intervista al TG3, aveva detto apertamente che per loro è un onore suonare in uno stadio, adibito sia alla musica che al calcio, concetto ribadito alla folla da Bruce, non c’era location migliore per celebrare tutti insieme cinquant’anni di carriera.

Dopo la parentesi egizia, i nostri eroi che sparano una canzone dopo l’altra concedendosi pochissime pause, continuano a sprigionare classici come Run to the Hills e The Trooper, cantate all’unisono come tutto il resto del set da sottopalco sino all’ultimo anello, mentre si accendono focolai di moshpit, persiste il crowd surfing e si solleva spesso il consueto coro “OLE, OLE, OLE, OLEEEEE MAIDEN, MAIDEN…”.

Purtroppo l’entusiasmo generale fa perdere la cognizione del tempo, ci avviciniamo alla fine della prima parte dello show, dopo Iron Maiden durante la quale un terrificante EDDIE in 3D che sembra uscire dal LED wall, la band si ritira per una meritata pausa al termine della quale, parte Churchill’s Speech quindi allacciamo le cinture perché si riparte con Aces High, dopodiché cala l’oscurità e sorge una gigantesca luna piena, sulla quale si staglia la figura di Bruce con mantello, cilindro e lanterna, è il momento di Fear Of The Dark dove la folla accende i LED dei cellulari diventando parte integrante della coreografia.

Infine con Wasted Years la Vergine di Ferro termina uno spettacolo assolutamente oltre le aspettative, con uno show straordinario a 360° perfettamente studiato, non ci si poteva aspettare diversamente da professionisti che dagli anni ’80 ad oggi, danno anima e corpo sul palco mandando in estasi decine di migliaia di fans ad ogni data.

Accompagnati da infiniti applausi, urla e cori, si ritirano dallo stadio che hanno trasformato nel tempio dell’heavy metal, segnando un altro importante traguardo e lasciando un profondo segno nel cuore dei fans, ringraziamo la MC2 Live per aver reso possibile questo fantastico evento, che altro dire UP THE IRONS!

Setlist:

Doctor Doctor (UFO song)

The Ides of March (Intro)
Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
Infinite Dreams
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son Of A Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden

Encore:
Churchill’s Speech (Intro)
Aces High
Fear Of The Dark
Wasted Years


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Giacomo Cerutti

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