JOHNNY MARR: spettacolo al Roma Summer Fest

Johnny Marr atterra sul palco del Roma Summer Fest in una serata memorabile!

C’è un’eleganza rara nel modo in cui Johnny Marr sale sul palco, ci sono artisti che costruiscono i propri concerti sull’impatto scenico e altri che affidano tutto alla forza delle canzoni. Johnny Marr appartiene da sempre alla seconda categoria. Alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, nell’ambito del Roma Summer Fest, il chitarrista di Manchester sceglie ancora una volta la via della misura, lasciando che siano il timbro delle sue chitarre, la precisione della band e la qualità della scrittura a guidare l’intera serata.

PH: Stefano D’Offizi
La Cavea si presenta meno appariscente rispetto a qualche sera fa, ci sono i posti a sedere e nessuna barriera fra palco e pubblico, ma bastano due accordi dalla chitarra di Marr, che il pubblico rompe gli argini fiondandosi di corsa ad occupare lo spazio vuoto sotto il palco, cosa che renderà tutto ancora più apprezzabile. L’impressione, fin dai primi brani, è quella di assistere a un concerto che non sente il bisogno di dimostrare nulla. Ogni arrangiamento è calibrato con attenzione, il suono rimane nitido anche nei momenti più energici e la band accompagna Marr con un’intesa costruita nel tempo, valorizzando un repertorio che continua a trovare nuovi significati dal vivo. Il percorso attraversa la sua produzione solista senza dimenticare le canzoni che hanno segnato gli anni con gli Smiths. Più che un esercizio di memoria, il concerto restituisce l’idea di una continuità artistica: passato e presente convivono con naturalezza, senza gerarchie e senza concessioni alla nostalgia. I brani storici vengono accolti con partecipazione, ma trovano posto all’interno di un racconto più ampio, in cui anche il materiale recente conserva lo stesso peso specifico. Marr parla poco, quasi il necessario. Un saluto, qualche ringraziamento e poi di nuovo spazio alla musica. È una presenza che non cerca mai di imporsi, ma che riesce comunque a mantenere costante il dialogo con il pubblico attraverso il linguaggio che conosce meglio: quello delle sei corde. Ogni fraseggio, ogni arpeggio, ogni trama sonora ricorda quanto il suo modo di intendere la chitarra abbia contribuito a definire un’estetica che continua a influenzare il rock contemporaneo. Quando le ultime note si dissolvono nella Cavea, resta la sensazione di aver assistito a un concerto privo di eccessi, ma ricco di sostanza. Un’esibizione costruita con equilibrio, gusto e consapevolezza, in cui Johnny Marr conferma che l’eleganza, nella musica come sul palco, è spesso la forma più difficile da raggiungere.
Riassumendo in una frase: Giù il cappello!


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Stefano D'Offizi

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