LUPPOLO IN ROCK 2026 Live report @ Cremona – Parco Colonie Padane – sabato 18-07-2026
Scritto da Cerutti Giacomo

Dopo la splendida giornata di ieri eccoci pronti per la seconda, il sole picchia sempre alto sulle nostre teste ma i luppoliani non demordono, il LUPPOLO IN ROCK è sempre vivo e vegeto e oggi ci aspetta il bill più abbondante del festival. Tra le band italiane spicca il nome del fenomenale PINO SCOTTO, mentre delle straniere avremo sul palco i mitici CRIMSON GLORY, gli alfieri del power metal STRATOVARIOUS, e, come headliner il leggendario DIRKSCHNEIDER (UDO) storica voce degli Accept. Ovviamente avremo tante altre band che andremo a scoprire, quando aprono l’area concerto c’è sempre lo schieramento degli amanti della transenna e chi preferisce l’ombra, ma l’obbiettivo comune è divertirsi e in questo festival è praticamente obbligatorio, ora diamo la parola alle band!
Se oggi il caldo è pesante il metallo lo è ancora di più, partendo subito con i BöLTHORN, portatori di melodic death metal fondati a Parma nel 2026 dal polistrumentista Ironcross, quando entrano in scena il pubblico non raggiunge grandi numeri, ma senza indugi rompono il silenzio con Primeval Hunt. Canzone dopo canzone danno una bella scossa mattutina, cogliendo l’occasione per presentare i pezzi del nuovo secondo disco Primeval Hunt pubblicato lo scorso aprile, Ironcross e Jessica “JJ Odio” Agostini martellano con una ritmica spietata senza mai far mancare la componente melodica, saldamente legata dalle massicce linee di basso emesse da Giuseppe Piraino. Ulteriore potenza è data dalla violenza che Emiliano Paola scarica su piatti e pelli, infine il frontman Drake raschia la sua gola producendo un growl lacerante, tutto ciò assieme all’energica tenuta di palco esalta i presenti, che generano un primo focolaio di pogo, chiaro segno che i pezzi nuovi stanno riscontrando buon successo. Con Sentinel unico pezzo tratto dal debut album Across The Human Path del 2018, il pubblico esaudisce la richiesta di un circle pit, permettendo alla band di terminare l’esibizione dando una forte spinta iniziale, raccogliendo meritati applausi possono lasciare il palco a testa alta, lasciando spazio alle band successive.
Setlist:
Primeval Hunt
First Blood
A Crow On The Empty Throne
Under The Impassive Stars
Calidonian’s Wrath
Sentinel
Dall’Emilia si passa alla Liguria dove nel 2003 sono nati i SEPTEM, come tutti noi sfidano la calura e salendo sul palco, partono diretti con Lord Of The Wasteland portando una sferzata di heavy metal, anche oggi il bill è variegato ed ora sentiamo le fulminanti ritmiche ed assoli lanciate da Giacomo Lomasti e Luca Riggio. Anche i loro compagni spingono sull’acceleratore, con rombanti giri di basso tracciati da Andrea Albericci, e, una batteria travolgente percossa da Matteo Gigli, mentre il frontman Daniele Armanini ci trapassa i timpani con voce potente ed estesa, complessivamente la tenuta di palco ed interazione con il pubblico danno i loro frutti. Il prezioso supporto non manca mai e ricevono costantemente applausi, all’attivo hanno tre dischi ma traggono pezzi solo dall’omonimo debut album e il terzo Living Storm, ma proponendo anche l’inedito Ghost Of Moon, infine con Journey To Eternity la band di La Spezia termina un set breve ma intenso, mantenendo alto il livello del festival.
Setlist:
Lord Of The Wasteland
Purified (By The Pain)
Ghost Of Moon (inedito)
Living Storm
Journey To Eternity
Sempre dalla Liguria diamo il benvenuto ad una band storica, stiamo parlando degli EXPIATORIA sulla breccia dalla fondazione nel 1987 da parte dei fratelli Massimo e Giambattista Malachina, la scenografia decisamente funebre con candelabri, lastre di marmo con applicati elementi funebri ed il loro outfit con mantelli e cappuccio, fanno già capire il genere in questione. Come volevasi dimostrare propongono una miscela di heavy-gothic-doom, dove la ritmica di Massimo Malachina e Roberto Lucanato è ben strutturata, creano un delicato equilibrio tra riff ed assoli ben sostenuti tipicamente heavy, alternati ad intermezzi melodici e rallentamenti, il tutto avvolto dalle languide vibrazioni del bassista Giambattista Malachina. La parte gothic-doom è conferita soprattutto dalla voce di AngeleX, dal timbro pulito e malinconico ma anche capace di forti acuti, trasmette sofferenza grazie anche alla sua teatralità, mentre il batterista Enrico Meloni sorregge il tutto seguendo le varie tempistiche con precisione. Durante la loro carriera hanno cambiato molti componenti, essendo la prima volta che li vedo non posso fare paragoni, ma noto un notevole affiatamento e potere di coinvolgimento, che cattura il pubblico che apprezza il repertorio tratto dai dischi Shadows e A History In Three Acts, oltre a Sublicius dal live album Shadows. I genovesi con The Incredible Worm Man terminano la parentesi più oscura della giornata, riscuotendo buoni consensi dai fans e sicuramente conquistandone altri come il sottoscritto.
Setlist:
When Darkness Falls
Underground Forever
Sublicius
The Incredible Worm Man
Da genlemetalheads diamo il benvenuto all’unica female band di tutto il festival, loro sono LA MENADE nate nel 2000 a Roma ed ora aprono il sipario dell’alternative rock, basando il repertorio sull’ultimo quarto disco Reversum pubblicato nel 2023, precedute dall’intro esordiscono con Life Resounds. Con il procedere dell’esibizione i pezzi presentano ritmi altalenanti, con parti lente o più graffianti date dalla ritmica di Tatiana Lassandro, affiancata da una turnista che rimpiazza la ex bassista Chiara, il tocco moderno è conferito da Tania Marano che si destreggia tra tastiera e synth, mentre Laura Colarieti dietro alle pelli è il cuore pulsante, dà vigore ad ogni canzone sostenendo la ritmica. La frontwoman Tatiana alterna voce pulita e graffiante affiancata da Tania e Laura nei cori, nei quali coinvolgono anche il pubblico specialmente con la finale La Differenza, unico pezzo tratto dal debut album Conflitti e Sogni del 2005, nonostante il genere totalmente diverso dalle band precedenti e successive, riscuotono buoni consensi difendendo con gli artigli la propria posizione.
Setlist:
Intro
Life Resounds
Black Days
Alone
Zero
La Differenza
Mentre il sole picchia come un cuneo sulle nostre teste, arriva la prima band straniera e vi anticipo subito che soffriranno molto più di noi, direttamente dalla fredda Norvegia ecco gli emergenti MAYFIRE, a prima vista sembrano una band black metal vestiti con tonache nere, incappucciati e volto coperto fino agli occhi, inoltre il cantante indossa pure una maschera con decorazioni dorate, ora capite la loro sofferenza. Dalla nascita nel 2019 hanno all’attivo il debut album Cloudscapes & Silhouettes, il palco del LIR è un’ottima occasione per esordire, partendo con The Fall danno inizio ad una sorta di release party del disco, qua scopriamo che l’apparenza inganna perché non sono una band black metal ma progressive metal! I componenti per scelta rimangono anonimi, abbiamo due chitarristi che la cui ritmica parte sempre placida e melodica, divenendo poi più corposa ed arricchita di assoli, che viaggia parallela ad una vocalità pulita e scorrevole di variabile intensità, il tutto legato da fluide linee di basso ed una scalpitante batteria ben calibrata. Canzone dopo canzone catturano il pubblico nel frattempo aumentato, detengono una notevole presenza scenica e il frontman riesce a coinvolgere, gli applausi non sono mai mancati sino a The Age Of The Kings, con la quale terminano il loro battesimo nel nostro paese, guadagnando un buon numero di fans grazie ad un’esibizione vincente che sicuramente in molti ricorderanno.
Setlist:
The Fall
Shadows
Fearless
A Sense of purpose
Vinternatt
The Age Of Kings
Outro
Ora il compito di chiudere la parte italiana della giornata, spetta ad un artista che non ha bisogno di presentazioni, il rocker per eccellenza ex voce dei Vanadium e Fire Trails, che vanta anche una longeva carriera solista, oltre a condurre il programma Database in onda su Rock TV, l’inarrestabile PINO SCOTTO. Accolto con un tifo da stadio prende il microfono, saluta e con la sua band parte con No Fear No Shame, tratta dal suo ultimo disco The Devil’s Call pubblicato l’anno scorso, dal quale suona anche Catch 22, purtroppo la vastità della sua discografia si scontra con il tempo a disposizione non proprio generoso. Avrebbe fatto piacere sentire altri pezzi nuovi ma logicamente dà spazio al passato, tirando fuori dal cilindro Eye For An Eye, La Resa Dei Conti, The Eagle Scream e altre, per la gioia di tutti ma soprattutto per i fans della vecchia guardia, fa un salto temporale sino agli esordi cantando Get Up Shake Up e Streets Of Danger, rispettivamente tratte da A Race With The Devil e Game Over, indiscussi capolavori del nostro patrimonio heavy metal. I suoi ben rodati musicisti ci iniettano una forte dose di hard’n’heavy, sparando riff dinamitardi, assoli elettrizzanti e ruvide linee di basso, il tutto sorretto da potenti parti di batteria, mentre le melodie date dalla tastiera sono registrate, peccato non abbiano un tastierista perché scenicamente ha sempre la sua importanza. Complessivamente sul palco se la cavano comunque molto bene, il nostro PINO classe 1949 alla veneranda età di 77 anni, ruggisce ancora con la sua voce graffiante dando un tocco blues con l’armonica, tenendo testa al pubblico che lo acclama intonando cori, non perde occasione raccontando aneddoti del passato e protestare contro la guerra, i politici e personaggi del mondo della musica, con il suo tipico linguaggio scurrile senza peli sulla lingua. Con Morta La Città termina un’esibizione ad alto potenziale, dimostrando di essere sempre un’icona del rock nazionale, una macchina da concerto che merita tutto il nostro rispetto, alzando l’asta del microfono e corna al cielo assorbe tutto il calore dei fans, ringraziando di cuore e ritirandosi dignitosamente.
Setlist:
No Fear No Shame
Rock’N’Roll Core
The Eagle Scream
Catch 22
La Resa Dei Conti
Streets Of Danger (Vanadium)
Get Up Shake Up (Vanadium)
Cage Of Mind
Don’t Waste Your Time
Eye For An Eye
Morta La Città
Il pubblico sia per il caldo che non demorde che per l’energia trasmessa dalle band, è già surriscaldato e pronto ad acclamare una delle band più attese della giornata, loro sono gli storici CRIMSON GLORY capitanati da Mark Borgmayer e Jeff Lords, quando prendono posizione si sollevano urla ricambiate sulle note di Valhalla. L’entusiasmo si accende all’istante, mentre si diffonde rapidamente il loro sound heavy-power squisitamente classico, infatti concentrano il set sul primo omonimo disco e il successivo Transcendence, capolavori assoluti del genere mentre dal nuovo quinto disco Chasing The Hydra pubblicato quest’anno, eseguono solo Pearls of Dust dove si nota la loro contaminazione prog. Dalla nascita nel 1983 la formazione ha subìto vari cambiamenti e lunghe pause, essendo la prima volta che li vedo non posso negare la loro bravura nel tenere il palco, con tenacia si affiancano l’un l’altro trasmettendo la loro passione, aumentando progressivamente l’enfasi generale. Dalle chitarre di Ben Jackson e Mark Borgmayer partono fulmini e saette, resi ancora più compatti dai giri di basso scagliati da Jeff Lords, purtroppo il batterista Dana Burnell non è presente ma il sostituto Stian Kristoffersen, assolve pienamente il suo compito picchiando duramente, mentre il secondo session John Pyres alla tastiera intreccia melodie nella ritmica, conferendo una distintiva impronta power-epic. Infine il carismatico frontman Travis Wills passa da un lato all’altro del palco, coinvolgendo al massimo sia il pubblico che gli stessi compagni, sfoggiando una voce squillante, molto estesa e capace di forti acuti, tutto procede alla perfezione ed ogni canzone è assorbita sino all’ultima nota. Con la terremotante Red Sharks si scatena il moshpit per una finale infuocato, le urla ed applausi ricoprono totalmente la band della Florida, che lascia il palco vittoriosa per l’eccezionale ed adrenalinica performance, speriamo di rivederli presto.
Setlist:
Valhalla
Dragon Lady
Lady of Winter
Where Dragons Rule
Painted Skies
Pearls of Dust
Masque of the Red Death
Azrael
Lost Reflection
Lonely
Red Sharks
È il momento della penultima band della giornata, amatissima in Italia e che apre la magica sfera del power metal, il loro simbolo si staglia imponente a fondo palco che una volta sistemato, parte l’intro al cui termine prendono posizione i favolosi STRATOVARIOUS, che ribaltano la numerosa platea con Phoenix. Dopo la terribile calura sopportata anche i fans risorgono dalle proprie ceneri, fomentati da Timo Kotipelto e compagni che sferrano un repertorio prettamente classico, che alimenterà un moshpit costante e crowdsurfing, ma hanno anche in serbo un omaggio proprio per Cremona dove nacque il famoso liutaio Antonio Stradivari, infatti il nome Stratovarious è l’incrocio tra Stratocaster e Stradivari, quindi solo per questa data speciale suonano Stratosphere. L’unica parte tranquilla del set è durante l’intensa 4000 Rainy Nights, per il resto le mani di Matias Kupiainen viaggiano alla velocità della luce in una tempesta di riff e vortici di assoli, lo stesso quelle di Jens Johansson in un tripudio di melodie sia veloci che atmosferiche, fondamentali le marcate linee di basso curate da Lauri Porra, che completano la trama ritmica sostenuta dal motore Rolf Pilve, in una continua esplosione di piatti e pelli che spingono ulteriormente il sound. Come ingranaggi ben oliati procedono diretti senza ostacoli, mentre il pilastro Timo tiene in pugno la folla con le sue corde vocali, espandendo la sua voce limpida e potente perfettamente controllata in qualsiasi tonalità, mantenendo sempre il contatto con il pubblico sempre più entusiasta. Ci sarebbero state tante altre bellissime canzoni da sentire, purtroppo il tempo è tiranno e per il gran finale il frontman chiede ai fans che canzone desiderano, la risposta è univoca ovvero Hunting High and Low cantata all’unisono, ancora una volta gli STRATOVARIOUS hanno segnato un altro traguardo, ricevendo prolungati applausi lasciano il palco al tanto atteso headliner.
Setlist:
Intro
Phoenix
Eagleheart
Kiss Of Judas
Speed of Light
S.O.S.
Stratosphere
4000 Rainy Nights
Black Diamond
World on Fire
Unbreakable
Hunting High and Low
Come ieri il boss Massimo Pacifico, ribadisce il discorso sull’importanza di sostenere il festival, il ricordo dei cari compianti fratelli Claudio Ripo e Francesco Bazzani “Bazz”, in particolare del recentemente scomparso Francesco Pozzi, inoltre la madre sale sul palco per un breve discorso che tocca il cuore di tutti.
Metallari e metallare siamo giunti al gran finale della seconda giornata del LIR, stiamo per assistere ad uno show davvero speciale, una delle voci più iconiche dell’heavy metal ovvero UDO DIRKSCHNEIDER, onora questo palco per celebrare il 40th anniversario di Balls To The Walls, uno dei più famosi dischi della sua storica ex band gli Accept. Il pubblico è in febbricitante attesa per quest’ultima colata di metallo rovente, i suoi musicisti fanno il loro ingresso accolti con enfasi, ad un tratto si sente di sottofondo “Heidi Hi Ho Lo La…”, che tutti cantano in coro consapevoli del terremoto che sta per arrivare, ecco comparire Mr. DIRKSCHNEIDER che con il suo inconfondibile urlo dà il via a Fast as a Shark. Le urla generali sono spezzate da un uragano di decibel, un inizio paragonabile allo scoppio di una bomba ed è solo l’inizio, prima propone dei cavalli di battaglia come Midnight Mover e Breaker giusto per citarne alcuni, dopodiché eseguono interamente Balls To The Walls e infine altri classici. Un set equilibrato per cercare di accontentare tutti anche se è impossibile, quando una band pubblica tanti dischi non basterebbero due ore per sentire tutte le hit che vorremmo, stasera i fans sono particolarmente insaziabili ma DIRKSCHNEIDER e compagni, continuano a dargli da mangiare sparando una canzone dopo l’altra. I suoi musicisti sono molto agguerriti la giovane accoppiata Dee Dammers e Alen Brentini, sferrano mitragliate di riff ed assoli micidiali, inoltre abbiano Peter Baltes un altro pezzo di storia degli Accept, sempre dinamico e sorridente cementifica la ritmica, infine Sven figlio di DIRKSCHNEIDER tiene alto l’onore del padre procedendo come un carro armato. Moshpit, crowd surfing, cori d’incitamento ed appalusi a tempo, la platea è sempre in delirio tenuta in pugno dal frontman, che sfregia i timpani con la sua voce ancora oggi estremamente tagliente, mantenendo sempre acceso l’entusiasmo praticamente l’unico momento tranquillo, è durante la toccante e malinconica Winter Dreams. Questo è il brano finale di Balls… e giustamente la band si prende una meritata pausa, tornando poi all’attacco con altri tre classici cominciando con Princess of the Dawn, seguita da Up to the Limit e Burning, il cui ritornello è azzeccatissimo vista la persistente calura sopportata, e, durante la quale vengono lanciati dei giganti palloni gonfiati che la folla fa rimbalzare. DIRKSCHNEIDER è la prova vivente di come certi artisti con il tempo migliorano, con invidiabile tenacia e destrezza ha tenuto in piedi uno show impeccabile sotto ogni aspetto, ovviamente grazie anche ai suoi fedeli compagni che durante i saluti, lanciano plettri godendosi meritati elogi.
Anche la seconda giornata del LIR è stata un gran successo oltre le aspettative, tenendo conto che in contemporanea al Ferrara Summer Festival suonavano gli Helloween, ancora complimenti alle nostre band per la passione nel dare al pubblico un grande show, e, ovviamente a tutte le meravigliose band internazionali, ringraziamo di cuore Mr. Massimo Pacifico e tutto il suo team, che pure oggi hanno sudato sette camice per organizzare tutto al meglio. Ci vediamo domani per la terza giornata!
Setlist:
Fast as a Shark
Living for Tonite
Midnight Mover
Breaker
Flash Rockin’ Man
Metal Heart
Breaking Up Again
Balls to the Wall
London Leatherboys
Fight It Back
Head over Heels
Losing More Than You’ve Ever Had
Love Child
Turn Me On
Losers and Winners
Guardian of the Night
Winter Dreams
Princess of the Dawn
Up to the Limit
Burning
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