
CâĂš qualcosa di intrinsecamente teatrale nel vedere la Cavea dellâAuditorium Parco della Musica Ennio Morricone riempirsi sotto il cielo di inizio luglio. Ma la sera del 1 luglio 2026, lâatmosfera estiva romana ha subito una mutazione cromatica, sfumando nei toni del nero gotico, del viola e del verde acido. Il motivo? L’unica, attesissima data italiana di Danny Elfmanâs Music from the Films of Tim Burton, lâevento sinfonico che celebra oltre trentacinque anni di visioni cinematografiche nate dal sodalizio tra il regista piĂč stralunato di Hollywood e il suo compositore d’elezione.
Un concerto che non Ăš stato una semplice celebrazione nostalgica, ma un vero e proprio viaggio immersivo e multimediale, supportato dai disegni e dalle proiezioni curate dallo stesso Tim Burton.
Il perturbante che si fa sinfonia
Il compito di tradurre in note la follia e la tenerezza dei mondi burtoniani Ăš stato affidato all’Orchestra Roma Sinfonietta, guidata con precisione millimetrica dalla direttrice Sarah Hicks. Fin dalle prime battute, il pubblico Ăš stato travolto da una scaletta che ha ripercorso i capisaldi di una filmografia leggendaria.
Le architetture sonore di Batman hanno fatto vibrare la Cavea con la loro epica oscura, per poi lasciare spazio al lirismo struggente di Edward mani di forbice. Ă stato qui che la violinista solista Sandy Cameron ha letteralmente rubato la scena: con una performance virtuosistica e una presenza scenica magnetica (quasi una creatura burtoniana in carne e ossa), ha restituito la fragilitĂ e la meraviglia dei sogni di neve di Edward.



Non sono mancati i passaggi piĂč grotteschi e pop, come le ritmiche sincopate de La fabbrica di cioccolato, le bizzarrie circensi di Beetlejuice e le derive pop-gotiche della colonna sonora di MercoledĂŹ, il successo Netflix che ha dimostrato quanto la firma di Elfman sia ancora seminale per le nuove generazioni.
Il “fattore Elfman”: l’attesa e il delirio finale
Se c’Ăš stata una nota di discussione tra i fan nei corridoi della Cavea, Ăš legata alla gestione della presenza fisica di Elfman. Chi si aspettava di vedere l’ex frontman degli Oingo Boingo sul podio a dirigere l’intera serata Ăš rimasto inizialmente spiazzato: la conduzione Ăš stata saldamente nelle mani di Sarah Hicks per gran parte dello show.



Tuttavia, quando Danny Elfman Ăš finalmente salito sul palco nella parte finale, la Cavea Ăš esplosa. Sono bastati pochi secondi dell’intro di The Nightmare Before Christmas per capire che lo scettro Ăš ancora suo.
Nel momento in cui Elfman ha prestato la sua voce istrionica, roca e meravigliosamente teatrale a Jack Skeletron, cantando i classici del capolavoro d’animazione del 1993, ogni dubbio si Ăš sciolto. Elfman sul palco non si limita a cantare: abita il personaggio con una fisicitĂ febbrile e un carisma rock che flirta costantemente con il macabro. Quei minuti di pura performance live hanno letteralmente ripagato il prezzo del biglietto, trasformando un ottimo concerto sinfonico in un evento memorabile.
















Al netto di una comunicazione forse ambigua sulla percentuale di presenza sul palco del compositore (un dettaglio che ha fatto mormorare i puristi), lo spettacolo Music from the Films of Tim Burton a Roma si Ăš confermato un trionfo totale per gli occhi e per le orecchie. La combinazione tra il perfetto tessuto sonoro della Roma Sinfonietta, i visual d’autore proiettati sul grande schermo e l’energia sulfurea di Elfman nel finale ha dimostrato una cosa fondamentale: quel legame indissolubile tra Burton ed Elfman non Ăš solo storia del cinema. Ă un pezzo della nostra educazione sentimentale all’oscuritĂ , che sotto le stelle di Roma ha trovato la sua perfetta, poetica quadratura.
Photogallery di Emanuela Vertolli
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