ZUCCHERO: Live a Pescara

ZUCCHERO: Live a Pescara (testo e foto di Giovanni “GianRock” Cionci)

Non è soltanto un concerto, ma una lezione di come si costruisce uno spettacolo dal vivo mantenendo la musica al centro. Zucchero “Sugar” Fornaciari approda allo Stadio Adriatico Giovanni Cornacchia di Pescara con il suo Baila (Sexy Thing) 25th Under the Moonlight Tour 2026, con una produzione imponente, una band internazionale di altissimo profilo e una scaletta di quasi trenta brani che attraversa oltre quarant’anni di carriera senza mai perdere ritmo o identità.

L’apertura sorprende. Invece di affidarsi immediatamente ai grandi successi, Zucchero sceglie Oh, Doctor Jesus, antico spiritual reso celebre anche da Ella Fitzgerald, quasi a voler dichiarare fin dai primi minuti le radici della sua poetica musicale. È un manifesto d’intenti: gospel, blues e soul costituiscono ancora oggi il linguaggio principale dell’artista emiliano.

Da lì il concerto prende progressivamente velocità con Spirito nel Buio, Music in Me, Il Mare Impetuoso al Tramonto Salì sulla Luna e Dietro una Tendina di Stelle… e Iruben Me, in un’alternanza continua fra repertorio storico e produzioni più recenti. La costruzione della scaletta evita accuratamente l’effetto “jukebox”: ogni brano prepara il successivo, con dinamiche che alternano pieni orchestrali e momenti più raccolti.

L’impatto sonoro è uno dei punti di forza della serata. Sul palco trovano spazio numerosissimi musicisti di caratura internazionale, ciascuno con un ruolo ben definito. La sezione ritmica, con Polo Jones al basso, Adriano Molinari alla batteria e Yissy Garcia alle percussioni, lavora con precisione quasi chirurgica, sostenendo un groove costante che oscilla fra shuffle blues, rock e funk. Le tastiere, con l’hammond di Peter-John Vettese spesso protagonista, riempiono il tessuto armonico senza appesantirlo, mentre le chitarre di Mario Schilirò e Kat Dyson alternano timbri puliti, slide e distorsioni mai eccessive. A completare il quadro sono i fiati (James Thompson, Lazaro Amauri Oviedo Dilout e Carlos Minoso) e le coriste (Oma Jali e Keba Williams), fondamentali nel ricreare quell’estetica soul e gospel che da sempre rappresenta il marchio di fabbrica di Zucchero.

Brani come Menta e Rosmarino, Pane e Sale e Partigiano Reggiano riportano il concerto su coordinate più narrative, mentre Solo una Sana e Consapevole Libidine Salva il Giovane dallo Stress e dall’Azione Cattolica conserva tutta la sua forza ironica e liberatoria, trascinando uno stadio che conosce ogni parola.

Nella parte centrale lo spettacolo cambia ancora pelle. Dune Mosse, Scintille, Love Again, Blu e Facile mostrano quanto il repertorio di Zucchero sappia spaziare senza perdere coerenza stilistica. È qui che emerge anche la qualità degli arrangiamenti dal vivo: nessuna riproduzione pedissequa delle versioni in studio, ma continue variazioni dinamiche, improvvisazioni strumentali e dialoghi fra voce e band.

L’atmosfera si accende definitivamente con Vedo Nero e soprattutto Baila (Sexy Thing), trasformando lo stadio in una gigantesca pista da ballo. È probabilmente il momento di maggiore partecipazione collettiva, seguito però da un nuovo cambio di registro: Zucchero prende una sedia e si siede all’estremità della passerella..ed inizia a raccontare i brani del passato, qualcuno non suonato dal vivo da anni, qualcun altro addirittura suonato per la prima volta..e di ognuno regala al pubblico, imbracciando una chitarra acustica, un generoso frammento. Arriva così Un Soffio Caldo, brano scritto assieme a Francesco Guccini, che parla di Libertà “In tempi come questi..incasinati, difficili, ma anche sospettosi, che influiscono inevitabilmente sul nostro quieto sopravvivere”. Seguono Un Piccolo Aiuto, Occhi, Dindondio e Donne, che restituiscono una dimensione più intima allo spettacolo.

Giunge il momento dell’omaggio al grande amico Luciano Pavarotti con Miserere, con il compianto tenore che duetta con l’artista emiliano: è il naturale punto culminante della serata.

Prima del gran finale arriva la presentazione dei musicisti, tutt’altro che una formalità “Meno apparenza e più sostanza”, come dice lo stesso Zucchero, la Musica è al centro, “la Musica parla, ha già le parole”: ogni componente della band riceve il proprio spazio attraverso l’esecuzione di tre splendidi brani, la cover di Disco Inferno dei The Trammps, interpretata da una straordinaria Keba Williams, Say It, con la strepitosa performance della sua stessa autrice Oma Jali e Honky Tonk Train Blues di Meade Lux Lewis, guidata dal trascinante hammond di Peter-John Vettese: autentici momenti di virtuosismo che confermano come il concerto sia stato pensato prima di tutto da musicisti per gli amanti della musica suonata.

L’ultima parte è un crescendo emotivo. Il Volo, Diamante, Così Celeste, X Colpa di Chi? e Diavolo in Me trasformano definitivamente il pubblico in un enorme coro, con migliaia di voci che accompagnano ogni ritornello. L’encore affidato a Hey Man chiude oltre due ore di spettacolo con l’energia ancora intatta.

Anche dal punto di vista vocale Zucchero conferma una maturità interpretativa rara. Il timbro, inevitabilmente più scuro rispetto agli esordi, conserva tutta la sua riconoscibilità. Non cerca effetti fini a sé stessi: lavora sulle inflessioni blues, sul fraseggio e sull’intensità emotiva, lasciando che siano il racconto e la presenza scenica a guidare ogni interpretazione.

A Pescara va in scena uno spettacolo che non punta esclusivamente sull’effetto scenografico, pur supportato da un importante impianto di luci e videoproiezioni. Il vero protagonista resta il suono: pieno, dinamico, costruito con equilibrio e valorizzato da una band capace di trasformare ogni brano in un’esperienza diversa. È questa, probabilmente, la qualità che distingue ancora oggi Zucchero da molti protagonisti della musica italiana: la capacità di fare del concerto un evento autenticamente “live”, dove ogni nota nasce sul palco e ogni musicista contribuisce in maniera determinante al risultato finale.

Vi lasciamo alla gallery del nostro Giovanni “GianRock” Cionci.


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Giovanni Cionci

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