
C’eravamo tutti. Fan della prima ora, cultori del nonsense, nostalgici delle cassette riavvolte con la penna Bic e incauti spettatori capitati lì convinti che un “concerto stellato” prevedesse almeno un finger food di bentornato. E invece no: alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, l’unica cosa che è stata servita su un piatto d’argento è stata la solita, meravigliosa, geniale cagnara firmata Elio e le Storie Tese.
L’Aperitivo Punk: entrano i KuTso
A scaldare una platea già pericolosamente incline al delirio ci hanno pensato i KuTso. Con il loro rock punk demenziale e l’energia di chi ha chiaramente abusato di caffeina prima di salire sul palco, la band ha servito un antipasto acido, rumoroso e dissacrante. Il pubblico, ancora intento a cercare il proprio posto, si è ritrovato proiettato in una sorta di pogo controllato. Promossi a pieni voti: l’equivalente sonoro di uno shot di tequila a digiuno alle otto di sera.
Lo Show: Chef Elio e la Brigata di Cucina
Finito l’aperitivo, ecco il piatto forte. Niente giacche di pelle o abiti da sera: tutti i membri della band si presentano sul palco rigorosamente vestiti da cuochi. Cappellone d’ordinanza, grembiule pulito (ancora per poco) e quell’aria da brigata d’assalto pronti a rivendicare la quarta stella Michelin per manifesta superiorità lirica.
Lo spettacolo è infatti orchestrato come un menù degustazione da ristorante d’alta cucina, dove ogni brano viene impiattato e servito con la classica ridicola solennità che solo Elio sa sfoggiare: tre antipasti serviti freddi per scioccare il palato, tra virtuosismi tecnici e battute a bruciapelo; tre primi ricchi, carboidrati musicali puri, ideali per far cantare a squarciagola anche i muri della Cavea; tre secondi, e pietanze più coriacee, condite con assoli ai limiti del legale e liriche surreali; dolce, caffè e ammazzacaffè, un finale travolgente dove la scaletta perde ogni freno inibitorio.
Si ride. Si ride tantissimo, fino alle lacrime, in quel perfetto equilibrio tra la musica suonata con una precisione chirurgica (da far impallidire i conservatori) e testi che continuano a sfidare la sanità mentale collettiva.
L’Ingrediente Segreto (e l’Assente Ingiustificato)
Parliamoci chiaro: in un ristorante stellato si va per lo Chef, ma si resta per lo showman. La presenza più entusiasmante della serata è stata, manco a dirlo, quella di Mangoni. Entrato in scena con la solita grazia da Etoile del nonsense, l’architetto più famoso d’Italia ha rubato la scena a tutti, interpretando ingredienti, avventori scontenti e portate viventi con la maestria drammatica che lo contraddistingue. Un Mangoni in forma smagliante, vero uovo di Pasqua fuori stagione.
Nota di servizio per la direzione: Unico grande “giallo” della serata, l’assenza ingiustificata dello storico batterista Christian Meyer. “Il Svizzero” non c’era. Come ha ovviato la band a questa tragica mancanza? Semplice: raddoppiando.
Al posto del solo Meyer, sul palco sono saliti ben due nuovi batteristi. Perché quando ti manca uno dei batteristi più forti d’Italia, l’unica soluzione logicamente eliana è prenderne due per fare il volume di uno. Il risultato? Un muro di ritmo a quattro braccia che ha fatto tremare le fondamenta della Cavea.
Il Conto, Grazie!
Alla fine della fiera, cosa resta di questa cena concerto? Una sbornia di risate, la certezza che la tecnica musicale degli Elii non invecchia mai (anzi, stagiona come un buon parmigiano) e una digestione incredibilmente leggera. Uscendo dalla Cavea, tra la gente che canticchiava spunti surreali, la sensazione era una sola: se questo è il futuro della ristorazione stellata, ridateci le calorie e toglieteci la pazzia. Voto alla serata: 10/10 e tre cappelli da chef.
La scaletta del live
John Holmes (una vita per il cinema)La vendetta del Fantasma Formaggino
Servi della gleba?
Vitello dai piedi di balsa
Mio cuggino
Parco Sempione
Cameroon
Uomini col borsello
Pipppero
La terra dei cachi
Supergiovane
Shpalman
La canzone mononota
Essere donna oggi
Born to Be Abramo
Ocio ocio
Cateto
Tapparella
Photogallery di Emanuela Vertolli
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