Sunset Park Festival 2026Pattaya Club di Camposanto (MO)

Sunset Park Festival 2026 – Una giornata di sole, metal e divertimento nel cuore della bassa modenese

Ci sono festival che conquistano il pubblico con produzioni monumentali e grandi arene, il Sunset Park Festival ha invece scelto, fin dalla sua nascita, una formula completamente diversa, trasformando una piscina all’aperto nel cuore della bassa modenese in uno degli appuntamenti più originali dell’estate metal italiana.

Giunto alla sua terza edizione, il Sunset Park Festival è tornato sabato 1° agosto al Pattaya Club di Camposanto (MO), confermando una formula ormai collaudata e sempre più apprezzata dagli appassionati. Organizzato da Bagana, in collaborazione con il Pattaya Club l’evento ha richiamato centinaia di spettatori provenienti anche da fuori regione, trasformando ancora una volta la suggestiva cornice della piscina modenese in un punto d’incontro per gli amanti del rock e del metal.

Fin dal primo pomeriggio il clima era quello delle grandi occasioni: sotto il sole della pianura emiliana, con temperature decisamente estive, la piscina è diventata il vero cuore pulsante della giornata. Famiglie con bambini, gruppi di amici e tanti appassionati di rock e metal hanno alternato bagni, momenti di relax sui lettini e chiacchiere in attesa dell’inizio dei concerti. A rendere ancora più particolare l’atmosfera è stata la totale assenza di barriere tra artisti e pubblico: non era infatti raro vedere anche alcuni musicisti rilassarsi in piscina o passeggiare tranquillamente tra gli spettatori prima di salire sul palco, contribuendo a creare quel clima familiare che rappresenta uno dei tratti distintivi del Sunset Park Festival.

Dal punto di vista organizzativo, la manifestazione si è dimostrata ancora una volta ben strutturata, l’ampio parcheggio ha facilitato l’afflusso del pubblico, mentre l’area ristoro ha saputo soddisfare ogni esigenza grazie a un’offerta semplice ma curata, tra piadine, porchetta, patatine e due punti bar sempre operativi durante tutta la serata. Ben fornita anche l’area merchandising, dove i fan hanno potuto acquistare il materiale ufficiale delle band presenti.

Il palco, volutamente raccolto per adattarsi alla particolare conformazione della location, ha garantito un contatto molto diretto tra musicisti e pubblico. Qualche limite si è invece notato sul fronte dell’illuminazione, non sempre valorizzata al meglio e piuttosto impegnativa per chi, come fotografi e videomaker, ha dovuto lavorare nelle ore serali. Nulla che abbia però compromesso la riuscita dell’evento, rimasto sempre piacevole e coinvolgente dall’inizio alla fine.

Ad aprire ufficialmente la parte musicale della giornata sono stati i Magenta#9, chiamati a rompere il ghiaccio davanti a un pubblico ancora distribuito tra piscina, prato e area concerti. Missione riuscita senza particolari difficoltà, la formazione ha proposto un set energico, mettendo in mostra una buona presenza scenica e un repertorio capace di catturare rapidamente l’attenzione degli spettatori.

Già conosciuti da molti per aver aperto in passato concerti di Vasco Rossi, i Magenta#9 hanno confermato sul palco solidità e professionalità, tutti i musicisti hanno offerto una prova convincente, mentre il frontman si è distinto per carisma e capacità di coinvolgere il pubblico, riuscendo progressivamente a convogliare sempre più persone sotto il palco. Un’apertura efficace, che ha scaldato l’ambiente nel migliore dei modi e preparato il terreno ai concerti successivi.

Magenta#9

Setlist Magenta #9 Ceffi, Solo Cantare, Domani, La doccia, Gelati, Fantasma, Questo sono io ,Il Pane, Vittoria, Non si può

Con il calare del sole e un pubblico ormai sempre più numeroso sotto il palco è arrivato il momento dei Trick Or Treat, ormai da anni una delle realtà più solide e apprezzate del power metal italiano. Se i Magenta#9 avevano avuto il compito di rompere il ghiaccio, la formazione modenese ha impresso una decisa accelerazione alla serata, regalando uno spettacolo che ha confermato ancora una volta l’eccellente stato di salute della band.

L’apertura affidata a Creepy Symphonies ha subito imposto il ritmo del concerto, proiettando gli spettatori in quello che è da sempre il marchio di fabbrica dei Trick Or Treat: melodie travolgenti, ritornelli immediati, tecnica sopraffina e una grande capacità di coinvolgere il pubblico. La scaletta ha saputo bilanciare perfettamente il materiale più recente con alcuni dei brani più amati del repertorio, dimostrando come i pezzi del nuovo album abbiano già trovato una loro dimensione anche dal vivo.

Sul palco, Alessandro “Alle” Conti si è confermato uno dei migliori frontman della scena metal italiana. Sicuro, carismatico e vocalmente impeccabile, ha guidato la band con naturalezza, alternando momenti di grande intensità a continui scambi con il pubblico, che ha risposto cantando e partecipando con entusiasmo dall’inizio alla fine.

Dal punto di vista strumentale, i Trick Or Treat hanno offerto una prova di altissimo livello, la consolidata coppia di chitarristi formata da Luca Venturelli e Guido Benedetti ha dato vita a un continuo intreccio di riff, armonizzazioni e assoli, sempre precisi e perfettamente complementari. Ogni intervento ha contribuito a mantenere alta la tensione musicale, senza mai sacrificare la componente melodica che contraddistingue il sound della band.

Dietro a tutto questo, Leone Villani Conti e Dario Capacci completano una sezione ritmica di assoluto livello. Le linee di basso sono sempre presenti e ben definite, mentre la batteria accompagna ogni brano con precisione, potenza e una notevole varietà dinamica, dando ulteriore forza a una performance che non conosce praticamente cali d’intensità. Due musicisti di enorme spessore, che ancora una volta confermano tutto il loro valore e la loro importanza all’interno dei Trick Or Treat.

Tra i momenti più significativi del concerto hanno trovato spazio i nuovi Ghosted, Bloodmoon e Reurn To Monkey Island, accolti con entusiasmo dal pubblico e perfettamente integrati nella scaletta insieme ai classici della band. Segno evidente di un album che, oltre ad aver convinto in studio, riesce a esprimere tutta la propria forza anche dal vivo.

Naturalmente non è mancato il lato più giocoso che da sempre accompagna i concerti dei Trick Or Treat, durante Evil Needs Candy Too, una gigantesca caramella gonfiabile ha iniziato a rimbalzare sopra le teste del pubblico, trasformando il pit in un’enorme festa collettiva e regalando uno dei momenti più divertenti dell’intera giornata.

Il tempo a disposizione, inevitabilmente più contenuto rispetto a un loro concerto da headliner, ha costretto la band a rinunciare a qualche elemento dello show abituale, compreso il consueto intermezzo dedicato all’assolo di basso. Una scelta obbligata che non ha però minimamente intaccato la qualità della performance. Ancora una volta i Trick Or Treat hanno dimostrato di essere una garanzia assoluta: musicisti di altissimo livello, uno show coinvolgente e la capacità, sempre più rara, di far divertire il pubblico senza rinunciare alla qualità musicale.

Setlist Trick Or Treat Intro, Creepy Symphoniy, Ghosted, Acquarius Diamond Dust ,BloodMoon, Evil Needs Candy Too, Girls just want to have fun,Return to monkey Island, Make a Difference Crazy

Trick Or Treat

Se i Trick Or Treat hanno conquistato il pubblico con tecnica e melodie, Gli Atroci hanno completamente cambiato atmosfera, trasformando il Sunset Park Festival in una gigantesca celebrazione dell’heavy metal più ironico e dissacrante.

Da oltre vent’anni la band emiliana rappresenta un caso unico nel panorama italiano, sul palco non salgono semplicemente sei musicisti, ma una vera e propria compagnia teatrale che, concerto dopo concerto, continua a costruire uno spettacolo dove musica, comicità e improvvisazione convivono in perfetto equilibrio.

A guidare questa improbabile congrega è naturalmente Il Profeta, autentico mattatore della serata, affiancato dagli altri due “predicatori” del verbo metal: l’immancabile Boia Malefico e il nuovo Monaco di Monza, interpretato dal content creator e musicista Michele Vinci, entrato recentemente nella formazione scenica in sostituzione del Nano Merlino. A completare la line-up troviamo L’Infame Crociato alla chitarra, L’Oscuro Alchimista al basso e L’Orco Cattivo alla batteria, una formazione ormai perfettamente rodata che riesce a bilanciare con naturalezza qualità musicale e intrattenimento.

Fin dai primi minuti il pubblico entra immediatamente nello spirito dello show, davanti al palco si respira un’atmosfera di assoluta complicità: molti conoscono ormai a memoria le battute, gli sketch e i rituali che hanno reso Gli Atroci un’autentica istituzione del metal italiano. Non si assiste semplicemente a un concerto, ma a uno spettacolo dove ogni brano diventa il punto di partenza per una nuova gag o un’improvvisazione.

Tra i momenti più attesi non manca il celebre “rito” dell’inginocchiarsi, con Il Profeta che invita il pubblico a chiedere simbolicamente la salvezza dalla trap, dal pop commerciale e da tutto ciò che, secondo l’ironica filosofia della band, rappresenta il male della musica moderna. Una scena ormai iconica, che ancora oggi riesce a coinvolgere praticamente tutti gli spettatori, tra risate, applausi e una partecipazione totale.

Eppure sarebbe un errore ridurre Gli Atroci a una semplice band comica, dietro ogni sketch si nascondono musicisti preparati, capaci di sostenere uno show intenso senza mai perdere compattezza. L’Infame Crociato sfodera riff solidi e incisivi, mentre L’Oscuro Alchimista e L’Orco Cattivo costruiscono una sezione ritmica potente e precisa, mantenendo sempre alta l’energia del concerto.

Il continuo alternarsi tra heavy metal, satira e improvvisazione rende ogni loro esibizione diversa dalla precedente. Anche questa volta il pubblico si lascia trascinare completamente, cantando i brani, ridendo alle battute e partecipando con entusiasmo a ogni momento dello spettacolo.

Ancora una volta, Gli Atroci dimostrano come il metal possa essere anche autoironia, divertimento e condivisione, senza perdere un grammo della propria identità, un’esibizione che ha preparato nel migliore dei modi il terreno all’arrivo degli attesissimi headliner della serata: i Nanowar Of Steel.

Setlist Gli Atroci: La birra ,La sincatura, Rutti mostruosi ,Curati la gotta ,Volevo un taglio semplica, I guerrieri del metallo, I dieci metallamenti, La mamma è importante ,La vendetta della faraona ,Pennellen

Gli Atroci

Con il Pattaya Club ormai completamente gremito e il sole definitivamente tramontato, arriva il momento che tutti stavano aspettando. Le prime note dell’immancabile intro “Telekom Rhyl’eh” risuonano dagli impianti e l’entusiasmo esplode immediatamente. Davanti al palco non rimane praticamente più uno spazio libero: tantissimi fan sono arrivati appositamente per assistere ai Nanowar Of Steel, pronti ancora una volta a trasformare il Sunset Park Festival in una gigantesca festa collettiva.

Definire quello dei Nanowar un semplice concerto sarebbe profondamente riduttivo, ogni loro esibizione è uno spettacolo a tutto tondo, dove musica, teatro, comicità e improvvisazione convivono in perfetto equilibrio è una formula costruita negli anni, affinata concerto dopo concerto, che continua a distinguere la band nel panorama metal internazionale.

A guidare la scena sono i due incontenibili frontman Potowotominimak e Mister Baffo, perfettamente complementari nel tenere il palco. Tra interpretazioni, battute, cambi di registro e continui siparietti, i due riescono a coinvolgere il pubblico dall’inizio alla fine, mantenendo sempre altissimo il ritmo dello show.

Accanto a loro spicca come sempre Mohammed Abdul, autentico punto di riferimento della formazione, la sua presenza scenica è ormai iconica, ma sarebbe un errore fermarsi all’aspetto teatrale: Abdul è un chitarrista di grande valore, preciso, potente e sempre perfettamente a suo agio, capace di alternare riff incisivi e assoli con assoluta naturalezza, una presenza fondamentale, tanto dal punto di vista musicale quanto da quello scenico.

Anche Gatto Panceri 666 e Winona Raider non si limitano al ruolo di bassista e batterista, i due partecipano attivamente allo spettacolo, entrando continuamente nel gioco della band tra

espressioni, gag e interazioni con i compagni, contribuendo a rendere ogni concerto dei Nanowar Of Steel qualcosa di molto più di una semplice esibizione musicale, ognuno ha il proprio spazio e il proprio personaggio, dando vita a uno show corale dove ogni componente è parte integrante dello spettacolo.

La scaletta scorre senza concedere un attimo di respiro, brani ormai entrati nell’immaginario dei fan come Norwegian Reggaeton, Giorgio Mastrota, Pasadena 1994 e Valhalleluja vengono accolti da cori praticamente continui, ma è La Polenta Taragnarock a regalare uno dei momenti più coinvolgenti dell’intera serata. Davanti al palco il Pattaya Club si trasforma in un unico gigantesco coro: centinaia di persone cantano ogni parola a squarciagola, creando un’atmosfera difficilmente descrivibile a chi non era presente.

Naturalmente non mancano gli elementi che hanno reso i concerti dei Nanowar Of Steel un’esperienza unica. Il pubblico partecipa con entusiasmo al celebre Wall of Love, ride alle continue improvvisazioni tra un brano e l’altro e si lascia trascinare in uno spettacolo dove ogni canzone è soltanto il punto di partenza per una nuova gag. I cambi di costume, i siparietti e l’incredibile capacità della band di improvvisare rendono ogni data diversa dalla precedente, mantenendo sempre vivo il contatto con il pubblico.

Tra gli episodi più surreali della serata c’è senza dubbio quello che vede Mister Baffo abbandonare improvvisamente il palco per raggiungere la piscina, continuando a cantare immerso nell’acqua tra lo stupore e le risate dei presenti. Una scena che riassume perfettamente lo spirito del Sunset Park Festival e quello dei Nanowar Of Steel: imprevedibile, autoironico e assolutamente fuori dagli schemi.

Dopo quasi due ore di musica, comicità e spettacolo arriva il momento del gran finale. Le prime note di Feudalesimo e Libertà vengono accolte da un boato e, ancora una volta, tutto il Pattaya Club canta all’unisono uno dei brani simbolo della band. È il degno epilogo di uno show che ha saputo unire qualità musicale, ironia e coinvolgimento come poche altre realtà riescono a fare.

Ma nemmeno l’ultima nota segna davvero la fine del concerto, come da tradizione, i Nanowar Of Steel scendono dal palco e danno vita al consueto trenino tra il pubblico, trascinando decine e decine di fan in un ultimo, travolgente momento di festa, un’immagine che racchiude perfettamente l’essenza della band e chiude nel migliore dei modi una terza edizione del Sunset Park Festival destinata a rimanere nel cuore di chi ha avuto la fortuna di viverla.

Setlist Nanowar Of Steel: Intro: Telekom Ryleh V.3, Findus ,Fairy 400 calci ,Wall of love, Disco metal, Genghis Khan ,Stormwarrior of the storm, Il cacciatore della notte, Norwegian Reggaeton, Gabonzo Robot ,Pasadena 1994 ,Il Signore degli anelli da stadio ,Feet & Great

Armpits of immortal La Polenta Taragnarock Valhalleluja Encore: Giorgio Mastrota Feudalesimo e Libertà

Nanowar Of steel

Con la terza edizione del Sunset Park Festival, Bagana e il Pattaya Club confermano ancora una volta la bontà di una formula tanto semplice quanto vincente, una location fuori dagli schemi, un’organizzazione curata, ottimo cibo, un’atmosfera rilassata e quattro band molto diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di coinvolgere il pubblico dal primo all’ultimo minuto.

Dal rock dei Magenta#9, passando per il power metal dei Trick Or Treat, l’ironia dissacrante de Gli Atroci e il travolgente spettacolo dei Nanowar Of Steel, la giornata ha saputo offrire un programma vario e mai monotono, capace di soddisfare pubblici diversi senza perdere la propria identità.

È proprio questo il punto di forza del Sunset Park Festival: non è soltanto una successione di concerti, ma un’esperienza da vivere. Poter trascorrere un’intera giornata tra piscina, musica, buon cibo e relax, ritrovandosi poi sotto al palco a cantare insieme ad alcune delle band più amate della scena italiana, rende questo evento qualcosa di davvero particolare nel panorama estivo.

La speranza è che questa manifestazione continui a crescere negli anni mantenendo intatto lo spirito che la caratterizza fin dalla sua nascita: quello di un festival dove artisti e pubblico condividono gli stessi spazi, la stessa passione e la stessa voglia di divertirsi, dimostrando ancora una volta che il metal, prima ancora di essere un genere musicale, è una grande comunità. Se il Sunset Park Festival continuerà a crescere senza perdere questa identità, la strada intrapresa è senza dubbio quella giusta., noi, nel frattempo, abbiamo già segnato in agenda la prossima edizione.

Eric D.


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Rita Rose Profeta

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