Giancane a Capitignano: Disagio, Ipocondria e tanto rock nel cuore dell’Aquilano

Se c’è una cosa che impari vivendo tra le montagne dell’Abruzzo, è che i passi appenninici non separano i paesi: dividono solo chi ha voglia di mettersi alla guida da chi preferisce restare a casa. E per uno show di Giancane a due passi da casa mia, la risposta era chiarissima. Copertura dell’obiettivo inserita, macchina fotografica in spalla e via, oltre la montagna, direzione Capitignano per il Radici Festival.

La piazza si è riempita in un soffio. Una fauna meravigliosa composta da fan duri e puri, curiosi capitati per caso dopo una cena a base di arrosticini e valligiani dei paesi vicini pronti a fare caciara.

Quando Giancane sale sul palco, l’aria fresca di montagna dura esattamente tre secondi. Ad accompagnarlo c’è la solita garanzia: Alessio Lucchesi spara riff di chitarra elettrica con precisione chirurgica, Claudio Gatta pesta sulla batteria come se fosse un allenamento cardio ad alta intensità, e Guglielmo Nodari gestisce i sintetizzatori dando quel tocco synth-punk inconfondibile. La vera curva d’attenzione della serata, però, è tutta per il nuovo arrivato al basso, Marco Colagrande, che si è integrato nel gruppo con la naturalezza di chi beve un amaro a fine pasto in un’osteria abruzzese.

L’innesco della serata arriva subito con Hogan blu, direttamente da Una vita al top. Da lì in poi, la piazza di Capitignano smette di essere un tranquillo borgo montano e si trasforma nel girone dantesco del pogo. Il repertorio scivola via tra un’ondata di energia e l’altra: Disagio diventa l’inno ufficiale della piazza, Ipocondria fa cantare anche chi era venuto solo per fare una passeggiata, e Vecchi di merda regala quel sano momento di catarsi collettiva che fa bene all’anima (e un po’ meno alla cervicale).

Non è mancata la poesia storta di Strappati lungo i bordi, la traccia guida della serie di Zerocalcare, che ha fatto risuonare tra le pietre della piazza quel mix di malinconia e ironia che solo Giancane sa dosare senza cadere nel patetico.

Giancane e la sua band hanno portato una dose di sano, energico e dissacrante rock romano nel cuore dell’Aquilano, dimostrando che la musica dal vivo non ha bisogno di grandi palasport per fare il botto: bastano una piazza viva, una band rodata e una montagna da scavalcare.

La scaletta del live

Hogan blu
Una vita al top
Vorrei essere te
La vita
Come stai
Lividi
Disagio
Sei in un paese meraviglioso
Strappati lungo i bordi
Non ti riconosco più
Ipocondria
Non dormo più
Voglio morire
Vecchi di merda

Limone
Uomo
Aca’ toro
L’Amour Toujours (Momento Lucchesi)

Report e photogallery di Emanuela Vertolli


Commenti

Emanuela Vertolli

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Click here to connect!