Il 27 settembre il pubblico è quello delle grandi occasioni: una folla densissima, rumorosa, pronta a entrare nel gioco prima ancora che sul palco succeda qualcosa. E quando Lundini arriva, la sensazione è che le regole siano già saltate.
Perché chiamarlo semplicemente concerto è riduttivo. C’è la musica, naturalmente, e ci sono I Vazzanicchi, che la suonano con la precisione necessaria a permettere a tutto il resto di deragliare.
Poi c’è Lundini, che prende il formato classico dello show, lo guarda con aria sospetta e comincia lentamente a sabotarlo. Una battuta, una canzone, un silenzio fuori tempo, una deviazione improvvisa: tutto può diventare parte dello spettacolo.
Il punto è proprio questo: l’imprevedibilità. Valerio Lundini non ha bisogno di correre dietro alla risata, perché spesso gli basta spostare di qualche centimetro la realtà per ottenere un effetto comico.
L’ironia è asciutta, surreale, a tratti demenziale nel senso più nobile del termine. E soprattutto non arriva mai come una parentesi tra un brano e l’altro: è incorporata nella struttura stessa del concerto.
La scaletta procede quindi per cortocircuiti. I momenti musicali convivono con dialoghi, improvvisazioni e interazioni continue con la platea. Il pubblico ride, risponde, rilancia. Lundini lo ascolta e lo trasforma in materiale scenico.
È una dinamica quasi da stand-up, ma con una band alle spalle; quasi un concerto rock, ma con la logica imprevedibile di una trasmissione televisiva impazzita.
E qui sta anche il merito dei Vazzanicchi: assecondare il caos senza perdere il filo. Sono il motore musicale di uno spettacolo che sembra continuamente sul punto di prendere una direzione diversa, ma che in realtà possiede una precisa identità.
A Parco Schuster, davanti a un pubblico numerosissimo, Lundini dimostra ancora una volta che il modo migliore per fare un concerto può essere anche quello di fingere di non sapere esattamente che concerto si stia facendo. Una serata in cui musica e comicità smettono di contendersi il palco e diventano la stessa cosa: un gioco collettivo, assurdo e sorprendentemente preciso.
Fotogallery a curra di Chiara Lucarelli



























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